Cinema

“Quinto potere” e il crudele cinismo dello showbiz

Quinto potere è un film diretto Sidney Lumet e uscito nelle sale cinematografiche nel 1976. E’ un cinico e inquietante ritratto del mondo dello spettacolo e della televisione. Un mondo in cui si arriverebbe a fare di tutto per gli ascolti e il successo, perfino uccidere. La pellicola ha ottenuto un gran consenso sia di pubblico che di critica. E’ stata, infatti, premiata con dieci nomination agli Oscar. Tra queste, è riuscita a conquistare quattro statuette nelle categorie miglior attore e attrice protagonista, miglior sceneggiatura originale e miglior attrice non protagonista.

La trama del film

Howard Beale (Peter Finch) è un famoso conduttore televisivo con una lunga carriera alle spalle. La sua vita, tuttavia, sta andando progressivamente a pezzi, prima con la morte della moglie e poi con la notizia che l’emittente televisiva per cui lavora, la UBS, lo vuole rimpiazzare. Questo lo porta a compiere un gesto a dir poco folle. Nel bel mezzo della trasmissione che sta conducendo, annuncia infatti di volersi uccidere durante il telegiornale serale la settimana sucessiva. Questa azione gli fa immediatamente ottenere il licenziamento.

Poco tempo dopo, però, ottiene una seconda possibilità. Gli viene, infatti, consentito di ritrattare le sue parole e lasciare il mondo della televisione risollevando la sua reputazione. L’uomo accetta ma una volta in onda continua con discorsi sempre più assurdi. Questa volta, tuttavia, le cose per lui vanno diversamente. Notando che c’è stato un buon aumento di ascolti, la UBS decide di creare un nuovo giornale-spettacolo. All’interno vi inseriscono Beale stesso. L’uomo è, dunque, nuovamente a bordo. Vi rimane, però, solo fino a quando il suo programma non inizia a perdere appeal presso pubblico. Le conseguenze di ciò saranno, a questo punto, tragiche.

Quinto potere: qualsiasi cosa pur di far audience

Quinto potere è una pellicola che vuole mettere in mostra il cinico meccanismo che sta dietro al mondo dello show business. La UBS, l’emittente televisiva protagonista delle vicende, viene, infatti, dipinta come una società governata da freddi affaristi senza scrupoli. Ogni loro minima mossa e calcolo ruotano intorno ai profitti e a fare il maggior numero di ascolti possibile. E’ proprio questo che porta i piani alti della società a usare in modo spietato i loro dipendenti e a giocare con le loro carriere. Tutto ciò accade proprio al protagonista delle vicende, Beale. La pellicola comincia, infatti, con l’uomo che rischia il licenziamento, dopo anni di onorata carriera. La motivazione è proprio il fatto che il suo programma sta vivendo un grosso calo di ascolti. Anche quando la UBS decide successivamente di riassumerlo, lo fa sempre seguendo calcoli legati agli ascolti.

La conclusione del film è l’apoteosi di questo meccanismo malato. I piani alti dell’emittente televisiva notano che il nuovo programma di Beale non sta mantenendo più l’elevato share iniziale. Scelgono, dunque, di sbarazzarsi nuovamente dell’uomo. Lo fanno non semplicemente licenziando o rimpiazzandolo, ma commissionandone l’omicidio. Questo crimine è il gesto estremo dettato dalla ricerca di visibilità e di far audience a tutti i costi. Il momento deciso per uccidere Beale, infatti, non è uno qualunque. I sicari sparano al conduttore proprio in diretta tv, con milioni di persone che guardano. Facendo ciò, la UBS ottiene grande visibilità e pubblicità.

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Giorgia Silvestri

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