Cultura

Ragazze elettriche: le donne al comando

Come sarebbe il mondo se le gerarchie di potere si ribaltassero? Se improvvisamente le donne avessero il potere di ferire, uccidere e sopraffare gli uomini? “Ragazze elettriche” di Naomi Alderman risponde proprio a queste domande.

In un futuro imprecisato ma non troppo lontano, le ragazze con un età compresa tra i 14 e i 16 anni iniziano a sviluppare una strana abilità: sono in grado di infliggere dolore e perfino di uccidere emanando delle scariche elettriche dalle mani. L’elettricità è governata attraverso un nuovo organo, la “matassa”, situato sulle clavicole e posseduto solo dalle donne. Non si sa a cosa attribuire lo sviluppo di questo nuovo organo, teorie scientifiche e complotti si intrecciano. 

Ben presto quello che sembrava un fenomeno isolato inizia a diffondersi. Le “ragazze elettriche” scoprono di poter risvegliare l’energia nelle donne più anziane che non riescono a svilupparla in maniera autonoma.

È l’inizio della rivoluzione.

Le donne in tutto il mondo iniziano a ribellarsi. Si vendicando di secoli di oppressione e di violenza perpetrate dal patriarcato. Le rivolte esplodono in Arabia Saudita, in Marocco, nell’Europa dell’est. In Moldavia, la capitale della tratta degli essere umani, viene fondato un nuovo stato retto da una dittatura femminile: la Bessapara.

Le donne sono ora il “sesso forte”, sono unite, sono arrabbiate ed iniziano ad usare la loro forza per sopraffare gli uomini.

Con gli anni le gerarchie di potere vengono completamente ribaltate sotto ogni punto di vista. Viene fondata una nuova religione al femminile che venera un Dio donna, prega la “madre” e non il padre o il figlio. Nasce un nuovo esercito formato da soldatesse e nelle più alte cariche pubbliche vengono elette delle donne. 

Quella che all’inizio sembra essere una rivoluzione positiva si trasforma ben presto in una vera e propria oppressione. “Uomo” diventa sinonimo di “debole” e le donne stuprano ed uccidono gli uomini semplicemente perché possono farlo. 

La degenerazione del potere

È questo il fulcro del romanzo. Il titolo originale è, infatti, “The Power”: energia, forza, potere. Il potere nelle sue forme, nella sua nascita, nel suo sviluppo e nella sua degenerazione. Con la parabola descritta in questo suo libro, Naomi Alderman pensa a come sarebbe un mondo governato dalle donne e risponde a tutti coloro che credono che l’oppressione matriarcale sia la risposta a quella patriarcale. 

Anche nel mondo delle “ragazze elettriche” è la forza che conta. I rapporti tra i due sessi sono governati dalla violenza e dalla paura. Gli uomini vengono sottomessi, umiliati, mutilati, offesi solo per il fatto di essere uomini.

Un gioco di specchi

Tunde, la voce maschile del romanzo scrive nel suo diario: “Oggi, per la prima volta, camminando in strada ho provato paura”. 

Una frase emblematica che rende palese il “gioco” attuato dalla scrittrice: gli uomini nel libro subiscono tutto ciò che subiscono le donne nella nostra società. Tunde, ad esempio, prova che cosa significa essere considerato attraente in un mondo governato da donne che possono sopraffarlo con facilità. 

In Bessapara la dittatura femminile impone regole che ricordano quelle della sharia.

Agli uomini non è più permesso di guidare automobili. […] Agli uomini non è più consentito di votare – perché i loro anni di violenza e di indegnità hanno dimostrato che non sono adatti a prendere decisioni o a governare.

Quella che inizia come una rivoluzione portatrice di libertà e di uguaglianza si trasforma quindi nell’esatto rovescio della situazione precedente. Il nuovo assetto sociale trova la sua giustificazione nel fatto che “Non serve domandarsi cosa farebbero se fossero al comando. Lo abbiamo già visto. È peggio di questo.”

Con queste premesse non stupisce lo scalpore che questo libro ha suscitato (presto diventerà anche una serie tv). Con un’idea di fondo così brillante è sicuramente una lettura imperdibile. Purtroppo, a mio parere, la scrittura e i personaggi non sono all’altezza di una storia così potente. Questo però non ostacola la forza intrinseca del libro e il suo essere portatore di riflessioni fondamentali, oggi più che mai. 

Terry Longobardi

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