Adesso non è più finzione, ma la realtà che scorre sui nostri schermi. Quando una giornalista Rai legge in diretta: “la Rai di oggi non risponde correttamente al ruolo di servizio pubblico”, squarcia il velo di una narrazione che molti ormai definiscono TeleMeloni. Il Servizio Pubblico che dovrebbe garantire a tutti i cittadini il pluralismo attraverso una corretta informazione, è diventato monista. L’Usigrai (l’organizzazione sindacale che rappresenta e tutela le giornaliste e i giornalisti della Rai) si mostra fortemente preoccupata “anche in relazione alla gestione dell’informazione in vista del prossimo referendum”.

Rai e le informazioni senza contradittorio

Il problema non risiede solo nelle nomine, ma nel totale svuotamento della Commissione di Vigilanza. In teoria, questo organo dovrebbe avere la funzione di garante e contrappeso. Quando la maggioranza politica controlla sia chi gestisce l’azienda sia chi dovrebbe sorvegliarla, la vigilanza smette di esistere. La Rai agisce, ad oggi, in un vuoto di controllo reale, dove nessuno sanziona gli squilibri o il minutaggio concesso. Senza una figura che agisce con imparzialità, il pluralismo diventa solo un ricordo e l’informazione si trasforma in un monologo unilaterale.

Questa deriva democratica rischia di influenzare impropriamente il prossimo appuntamento elettorale di marzo 2026. La Riforma Nordio e il relativo referendum sulla separazione delle carriere richiedono un cittadino informato e consapevole. Tuttavia, se la Rai decide di oscurare le critiche dell’Associazione Nazionale Magistrati o di presentare la riforma come l’unica via possibile, altera il processo democratico. Il rischio è concreto: il Servizio Pubblico potrebbe fornire una guida fuorviante al voto, rendendo invisibile il dissenso e trasformando una scelta istituzionale (che andrà a modificare la Costituzione stessa) nel solo volere governativo.

L’informazione è un diritto imprescindibile, non un privilegio di pochi

In questo scenario distopico, la presa di posizione dei giornalisti assume un valore importante. Leggere un comunicato di accusa contro i propri vertici in prima serata non è una formalità, ma un esercizio di libertà che comporta rischi professionali significativi. Questi professionisti lottano affinché l’informazione non diventi unilaterale, ma vera. Difendere l’indipendenza della Rai e l’autonomia dell’Usigrai non riguarda solo la libertà di stampa, ma la nostra stessa capacità di distinguere i fatti dalla propaganda. In mancanza di un’opposizione concreta, che vede in primis i cittadini pronti a non ascoltare una sola versione, vi è il pericolo di perdere il diritto a un voto libero e a una democrazia reale.

Stefania Cirillo