L’attore e regista israeliano, noto per il suo spirito libero e la sua filosofia anticonvenzionale, ha spiazzato il pubblico con dichiarazioni sulla sua scelta di vivere da oltre vent’anni una sessualità “spirituale”, ispirandosi alla pratica del brahmacharya. Ma non solo: ha difeso apertamente l’uso dell’ayahuasca, definendola “un veicolo di trasformazione” e non una droga. Durante una puntata del programma “Belve” su Rai 2, Raz Degan si è aperto e ha parlato con sincerità del suo approccio alla sessualità, rivelando di praticare il Brahmacharya.
- Raz Degan: “Ho praticato il Brahmacharya, che vuol dire “coltivare la tua energia sessuale”, non buttarla fuori”
- Francesca Fagnani: “Quindi non fare sesso?”
- Raz Degan: “No, fai sesso ma non eiaculi”
- Francesca Fagnani: “Ah.”
Cosa vuol dire e cos’è il Brahmacharya
Secondo la sua definizione, il Brahmacharya non implica l’astinenza totale dal sesso, ma consiste nel fare sesso senza eiaculazione. Una scelta di natura spirituale volta a preservare e trasformare l’energia sessuale in energia interiore. Degan sostiene di seguire questa pratica da oltre 20 anni, ritenendola un percorso di disciplina e consapevolezza profonda che gli consente di resistere di più sotto ogni punto di vista, quasi come se la sua “batteria non si scaricasse mai”. Durante l’intervista, ha anche menzionato l’uso dell’ayahuasca, ribadendo che, per lui, non si tratta di una droga nel senso comune del termine, bensì di uno strumento allucinogeno capace di illuminare e far esplorare diverse dimensioni della coscienza. Queste dichiarazioni evidenziano come, per Degan, la ricerca spirituale e la trasformazione personale possano fondersi con pratiche che, pur provenendo da tradizioni antiche, sono estremamente attuali ma anche provocatorie nel contesto della vita moderna di noi occidentali.
L’ayahuasca non è una droga: il racconto dell’attore sul suo viaggio interiore
Nel corso dell’intervista, Raz Degan ha parlato apertamente del suo rapporto con l’ayahuasca, una sostanza psicotropa di origine amazzonica utilizzata nei rituali sciamanici. Per l’attore, non si tratta affatto di una droga, bensì di uno strumento potente per entrare in contatto con se stessi e con dimensioni più profonde della coscienza. “L’ayahuasca può portarti in paradiso o all’inferno, dipende da dove sei dentro”, e ancora: “Non è una droga, è un allucinogeno. Ti può illuminare, come ti può portare dentro l’inferno. A me ha aiutato”.





