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Referendum abrogativo sul divorzio: un no che sa di futuro

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Il 12 e 13 Maggio del 1974 si tenne in Italia il referendum abrogativo sul divorzio, fortemente voluto dal mondo cattolico. Con quasi il 60% dei risultati vinse il no e la legge sul divorzio rimase in vigore, aprendo la strada ad altri numerosi cambiamenti che da li in avanti avrebbero modificato usi e costumi del popolo italiano.

Molto più di un voto, il referendum abrogativo sul divorzio fu uno scontro tra conservatori e liberali

La legge, entrata in vigore nel 1970, non fu mai “digerita” dal centrodestra italiano. Il referendum, fortemente voluto dalla Democrazia Cristiana e dal Movimento sociale italiano, avvenne in due giorni. Ebbe l’affluenza alle urne dell’87%, a testimonianza di quanto l’argomento fosse sentito dalla popolazione.

Il promotore del referendum fu il giurista Gabrio Lombardi, a capo di un folto movimento di intellettuali conservatori, fortemente sostenuto dall’allora segretario nazionale della Democrazia Cristiana Amintore Fanfani. A favore della legge “Fortuna – Baslini” si schierò invece tutto il mondo liberale e di sinistra.

L’Italia si divise in due blocchi. Gran parte del nord, del centro e delle isole votarono no. Il sud votò in blocco per il si.

La sconfitta alle urne fu per Fanfani e per il mondo ecclesiastico, che aveva provato a mediare con l’appoggio del senatore Giulio Andreotti, un colpo duro. Diede invece potere al PCI di Enrico Berlinguer, il maggiore esponente del fronte no. Il voto rivoluzionò gli usi e i costumi dell’Italia, staccandola sempre più dal Vaticano e sancendo definitivamente la sua laicità, così come previsto dalla costituzione.

Ci sono eventi nella storia delle repubbliche che sanciscono nuovi inizi e cambiamenti radicali, sia nel pensiero, sia negli usi e nei costumi di tutti i giorni. L’ingresso della legge Fortuna – Baslini sul divorzio e il successivo no al referendum abrogativo sono senza ombra di dubbio alcuno due tra i più importanti di essi.

Andrea Pastore

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