Cinema

“Ricky e Barabba”, il barbone Christian De Sica amico di Bob Dylan stasera in tv

“Du magnum, una pe’ me e una pe’ autista”. Barabba non bada a spese. Ma con i soldi di Ricky. Sette generazioni di barboni alle spalle, ma l’amico per dargli un tono, lo presenta come poeta dialettale amico di Bob Dylan. Ma l’unica ‘aria’ che gli esce dalla bocca, è un boato proveniente dallo stomaco. È il clochard di origine romana; berretto lungo di lana che gli fa da manto sulla capigliatura, e i soliti vestiti malconci, anche per andare al ristorante 5 stelle. “A champagne quanto ‘a fate?”. Il bon ton ha la finezza di Renato Pozzetto e Christian De Sica, che stasera in tv sono “Ricky e Barabba“. Il cameriere del Monty Python è impallidito: un’alitata nel bicchiere e una passata di tovagliolo per farlo più brillante.

Ci deve pur essere qualcosa di bello nella povertà, altrimenti non ci sarebbero così tanti poveri!”. Dice Ricky, che viaggia con Barabba per raggiungere Montecarlo. Con dei mezzi di fortuna, a bordo di un camioncino carico di maiali. La coppia è ormai unita. Il caso volle, che mentre Ricky Morandi (Pozzetto), finanziere sull’orlo della bancarotta, tenta il suicidio, Barabba (De Sica) lo salva miracolosamente sciogliendo la corda. Come avviene addirittura a Chaplin in “Luci della città“. Volti cari nel film, come Franco Fabrizi, alla sua ultima interpretazione, nel ruolo di suocero; Silva Koscina e i caratteristi degli anni ’80 Bruno Corazzari, Marisa Merlini madre senza tetto di Barabba; c’è pure Giovanni Lombardo Radice, la cantante Calandra, Carlos Alberto Valles, per finire con Cerulli, il maitre al ristorante di lusso. “Pommes aux amandes scandinaves“, recita il sofisticato, francesizzato menù, alla voce antipasti: 55 mila lire per una risicata porzione di ‘Mele alle mandorle scandinave‘. “Che me dai l’atlante??”, e sulla carta si leggono le altre pietanze: Insalata L. 35.000; Cocktail di gamberi L. 40.000; Aragostine alle erbe L. 32.000; Fois gras delle lande L. 40.000. E per tutti i presenti al ristorante il saluto di Barabba: “Bonaseraaa“.

A Champagne e Bonaseraaa

Lo stesso De Sica, regista del film del 1992, “Ricky e Barabba” stasera in tv su Cine34, rivelò un aneddoto durante la puntata della “La valigia dei sogni” (rubrica sul cinema condotta da Simone Annicchiarico, figlio di Walter Chiari): inizialmente, in uno scambio di ruoli, la parte del barbone era assegnata a Pozzetto, quella dell’industriale decaduto a De Sica. Ma il comico lombardo chiese al collega di invertire le parti, non volendo indossare i panni dell’uomo di stada. Con la confessione di Christian, che, a suo dire, tale cambio alla stesura originale si rivelò un errore. Tuttavia De Sica, con la sua romanità, regala spontaneità alla ‘rozza figura’: la impreziosisce di quella cafoneria suo ‘cavallo di battaglia’, così naturale tanto da sembrare di divertirsi da solo. Un contrasto vincente con l’impassibilità e snobismo milanese da blasone, recitato da Pozzetto. Correvano gli anni ’90, e i vecchi yuppies, figli dei fiori, si stavano tramutando in figli di papà, maneggioni senza scrupoli. Anche questa atmosfera arriva nel film. 

Ero indeciso tra questa e una Panda: poi è capitata questa…”. Giustifica così l’acquisto della sua Rolls-Royce, il bauscia ‘lumbard’ Ricky-Pozzetto. Dal suicidio, passa alla comicità che gli strappa il vicino compare, l’impresentabile straccione Barabba-De Sica. La moglia fedifraga e in fuga (Francesca Reggiani) del miliardario in fallimento Ricky, in un tentativo fallito di remissione, dice: “Dai bacino a topino, topino“… e PozzettoNo, dò calcione a troione, troione“. E quando la signora si lamenta di non avere rapporti con il marito da mesi, lui risponde: “Vero, ma diamo un occhio alla qualità“. Stasera in tv la caratura delle battute non teme concorrenza in “Ricky e Barabba”. Dove la scurrilità del vagabondo, è messa vicino a giacca e cravatta. De Sica rende italiano il cult di John Landis, “Una poltrona per due“, e si ispira anche, nella scena del ristorante, a “The Blues Brothers”, sempre di Landis. Influenze americane che impreziosisce con la sua ‘arte di arrangiarsi’ tutta di casa.

Un cartone sotto le stelle

Sei sicuro che viene bene la barba con la panna?“. La sontuosa villa, dimora di Ricky, sarà l’hotel La Posta Vecchia, a Palo Laziale, tra Ladispoli e Marina di San Nicola (Roma). Mentre la stazione di servizio Tamoil dove i due compagni di viaggio si fermano per fare benzina, e Barabba firma autografi scambiato per un famoso cantante, è l’area di servizio “Tirreno” di Santa Severa a Roma. La stessa in cui, 10 anni prima si girò la scena con i camion di Tirzan e dello slavo, in “Eccezzziunale veramente” di Abatantuono. L’attrice che interpreta la cameriera napoletana, che sgrida Ricky Morandi, è Nathalie Evalyne Guetta: sfodera un notevole accento partenopeo, ma in realtà, è francese, sorella maggiore del disc jockey e produttore David Guetta. La colonna sonora del film è composta dal fratello di De Sica, Manuel, che sceglie ritmi dance come musiche di accompagno.

Ricky, per una notte fa il vero barbone dormendo ai Navigli in un cartone, all’incrocio tra Viale GoriziaRipa di Porta Ticinese (Milano). Tra farsa e favola, a tirare quel rigido involucro come fosse una coperta. Quasi sognante è la scena, dopo la raccapricciante spalmata di caviale sulle tartine, ad opera della lunghissima unghia che De Sica fece crescere appositamente per il film. Ad onor del vero, come i barbieri di un tempo riconoscibili da un mignolo con estensione. “Na cafonata“, direbbe Christian, che solo lui poteva sopportare, immedesimandosi allegramente nel ruolo. Per qualunque altro attore ci sarebbe stato il trucco di scena.

Federica De Candia per MMI e Metropolitan Cinema

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