Su Riek Machar, vicepresidente del Sud Sudan, pendono accuse gravissime -omicidio, tradimento e crimini contro l’umanità- dovute al suo presunto coinvolgimento in un attacco alla base militare di Nasir. Il raid, avvenuto a marzo, ha provocato la morte di oltre duecentocinquanta soldati. A compierlo, il White Army, un gruppo armato legato ai Nuer, etnia di cui Machar fa parte.
Dopo l’aggressione, il politico -storico rivale del presidente Salva Kiir Mayardit, che è invece di etnia Dinka– era stato messo agli arresti domiciliari. Un portavoce di Machar ha dichiarato che quella contro di lui è «una caccia alle streghe di tipo politico» e che il sistema giudiziario è corrotto.
La rivalità tra Riek Machar e Salva Kiir Mayardit alimentano i venti di guerra
Oltre al vicepresidente, sono coinvolti altri sette importanti funzionari del governo, tutti suoi alleati. Su di essi pendono le accuse di tradimento, crimini contro l’umanità, omicidio, cospirazione, terrorismo e distruzione di proprietà pubbliche e beni militari.
Il Sud Sudan si è reso indipendente dal Sudan nel 2011. Una lunga e sanguinosa guerra civile ha provocato, tra il 2013 e il 2018, più di quattrocentomila morti. Negli ultimi anni, il conflitto sembra essere sul punto di riaccendersi, anche a causa delle tensioni tra Machar e Salva Kiir. Quest’ultimo, al potere dal 2011, non ha mai indetto delle elezioni: erano previste nel dicembre del 2024, ma il presidente ha deciso di rimandarle di due anni.
Federica Checchia





