La situazione dei rifugiati siriani in Libano è drammatica, aggravata dalla recente offensiva israeliana che ha intensificato i bombardamenti nel sud del paese. Circa un milione di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case. Tra essi, molti rifugiati siriani già sfollati a causa della guerra civile nel loro paese, che ora si trovano di fronte a un dilemma mortale. La scelta è: rimanere in Libano, dove il conflitto si fa sempre più vicino, o tornare in una Siria ancora devastata dalla guerra e sotto un regime che potrebbe imprigionarli o perseguitarli.

Cosa sta succedendo e quali erano le premesse

L’offensiva militare israeliana contro Hezbollah nel sud del Libano ha acuito ulteriormente la già fragile situazione dei rifugiati siriani. Fuggiti dalla guerra civile nel loro paese dal 2011, circa 1,5 milioni di rifugiati siriani si erano stabiliti in Libano. Ma il Libano già ospita il numero più alto di rifugiati pro capite al mondo. Tuttavia, con l’escalation dei bombardamenti israeliani e il collasso economico libanese, la loro sopravvivenza si è fatta sempre più precaria.

Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), più di 200.000 persone hanno attraversato il confine tra Libano e Siria dal 23 settembre 2024. Di questi, il 70% sono siriani che, nonostante i rischi e la crisi persistente in patria, hanno scelto di tornare a casa. Tuttavia, per molti il ritorno non è sicuro.Varie organizzazioni per i diritti umani, tra cui Human Rights Watch, hanno denunciato che chi torna rischia di essere arrestato, perseguitato o torturato dal regime di Bashar al-Assad​. I valichi di frontiera tra i due paesi, come quello di Jdeidet Yabous, sono stati colpiti ripetutamente, rendendo estremamente pericoloso il passaggio. Il rientro non è solo una questione di sicurezza fisica, ma anche di sopravvivenza economica. In Siria la situazione rimane precaria a causa di una guerra che non ha ancora trovato una conclusione definitiva​.

La difficile condizione dei rifugiati siriani in Libano

La situazione dei rifugiati in Libano è altrettanto difficile. Già prima dell’attuale crisi, nove rifugiati su dieci vivevano in condizioni di estrema povertà, dipendendo esclusivamente dagli aiuti internazionali. La crisi economica libanese, esplosa nel 2019, ha peggiorato le condizioni di vita di tutti i residenti, rifugiati inclusi. La svalutazione della valuta del 98%, inflazione alle stelle e mancanza di beni di prima necessità sono fattori determinanti. In questo contesto, il sentimento antisiriano, radicato nel passato intervento militare siriano in Libano, si è intensificato. Ciò ha portato a episodi di xenofobia e violenza contro i rifugiati​.

Molti rifugiati siriani sono stati sfrattati dalle loro abitazioni a causa dell’aumento incontrollato degli affitti. A Tripoli, ad esempio, i canoni di locazione sono triplicati, rendendo impossibile per molte famiglie mantenere una casa. Questi sfollati, senza un rifugio adeguato, sono stati costretti a vivere per strada, sulle spiagge o nei loro veicoli, mentre ai rifugi antiaerei veniva spesso negato l’accesso ai siriani, riservandoli ai cittadini libanesi. La mancanza di strutture e l’affollamento nei rifugi antiaerei ha aggravato ulteriormente la situazione.

Le ONG, l’ONU e la solidarietà verso i rifugiati siriani in Libano

Nonostante la crisi, alcune comunità locali in Libano hanno dimostrato solidarietà, aprendo le porte ai rifugiati. Le ONG locali e internazionali stanno cercando di fornire assistenza. Tuttavia, le risorse non sono sufficienti a coprire i bisogni di oltre un milione di persone. Il 6 ottobre 2024, Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha visitato il Libano, denunciando la gravità della situazione e sollecitando una maggiore risposta internazionale. Grandi ha sottolineato l’importanza di mantenere aperte le vie di rifornimento per garantire l’arrivo di aiuti umanitari alle comunità più colpite.

La condizione dei rifugiati siriani in Libano rappresenta una delle più gravi crisi umanitarie degli ultimi anni, con migliaia di persone che si trovano a dover scegliere tra il rischio di restare in un paese dilaniato dalla guerra o tornare in una Siria ancora pericolosa e instabile.

Maria Paola Pizzonia