Molti hanno provato a guardare il mondo attraverso gli occhi di una donna. Tanti hanno cercato di immaginare cos’altro ci fosse oltre a quello che le donne mostrano. Hanno cercato di interpretare e comprendere, ma forse senza successo. Céline Sciamma, con il suo “Ritratto di una giovane in fiamme”, mostra la chiave di accesso alla mente di una donna: un’altra donna. Dichiarando quanto la sensibilità femminile si possa esprimere in molti modi, uno tra tutti la pittura.
“Le sue armi furono: dipinger sempre più risentito e fiero“
Héloise, una giovane donna appena uscita da un convento, rifiuta da qualsiasi artista di farsi ritrarre in un dipinto indirizzato al marito che i suoi genitori le hanno scelto. Viene commissionato, allora, a Marianne, una pittrice, di creare il ritratto della sfuggente e ribelle donna. Lei, infatti, dovrà dipingerla di nascosto, studiando il suo volto, catturando ogni sua singola espressione e pensiero.
Impariamo, così, a entrare nella psiche di Héloise ad ogni pennellata dell’artista. Ogni sfumatura di colore, ogni chiaro-scuro, ci illustrano a poco a poco chi sia davvero la donna e che cosa voglia. Allo stesso tempo, però, comprendiamo quanto sia impossibile per lei avere il privilegio di scegliere, incapace di essere libera e nonostante in Francia si stia alzando il vento della Rivoluzione, non c’è modo di abbattere le strutture sociali.

Marianne dipinge proprio come era solita fare Artemisia Gentileschi, la giovane pittrice figlia del grande artista romano, la quale immortalava l’anima delle persone che ritraeva. Le osservava ore ed ore per catturarne l’essenza sulla tela. Scoprendo attraverso gli altri, come la protagonista del film Marianne, molte cose sulla sua personalità.
“Donna eccezionale, né sposa né fanciulla, senza paura”
Anna Banti dedica un libro alla figura della pittrice romana che aveva legato la sua anima ai suoi dipinti, che aveva rinunciato all’amore per il marito, per la figlia, pur di poter inseguire la sua passione per l’arte. Attraversando come Marianne l’oceano, Artemisia ritrasse i volti di moltissimi nobili provenienti da tutta Europa. Questo, però, non era permesso a tutte le donne, ma solo a quelle appartenenti a un certo ceto sociale.
Artemisia Gentileschi parla una lingua segreta, fatta di simboli colorati e pennellate lunghe e decise, lo stesso linguaggio con cui imparano a comunicare le due protagoniste del film, in cui, attraverso sguardi e pennelli, conducono conversazioni e dialoghi, aprendosi l’una con l’altra, scoprendosi delle loro paure e fragilità, provando a vivere il loro amore non in maniera sentimentale nonostante la passione.

Come Marianne, anche Artemisia, s’innamorò di una donna e la dipinse su una tela per immortalarne la bellezza e la grazia. Céline Sciamma, dunque, scruta e indaga l’essenza femminile, di giorno in giorno, trascurando il tempo, che nel film ha un ruolo marginale, perchè sembra sospeso, per poi riapparire preponderante solo alla fine.
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