Robert Duvall, uno degli attori più brillanti e versatili della old Hollywood, si è spento domenica all’età di 95 anni. Ha dato personalità a personaggi tanto diversi tra loro ma accomunati dalla medesima tempra vigorosa e morale. Nella sua galleria di creature ricordiamo: un cantante country in rovina, un consigliere mafioso, un carismatico predicatore pentecostale, un comandante dell’esercito psicotico, un dirigente televisivo corrotto e un vicino inquietante che vive nell’ombra, per non parlare di un sacco di cowboy e anche di Dwight D. Eisenhower e Joseph Stalin.

Un uomo del Sud e suo intimissimo interprete

Robert Duvall nacque a San Diego, in California, il 5 gennaio 1931. E’ stato uno degli attori più brillanti e carismatici del cinema e soprattutto un grande interprete della sua terra. Le regioni del Sud, da cui proviene, sono proprio quelle a cui maggiormente ha dato un volto e una narrazione personale. Il profondo legame con quelle terre lo si rintraccia proprio nella sua tecnica recitativa: un accento strascicato e una cadenza rilassata per ritrarre uomini per bene e assassini, figli del caldo Sud.

Duvall era figlio di un ammiraglio della marina statunitense e di un’attrice amatoriale, discendente di Robert Edward Lee, il famoso generale confederato all’epoca della Guerra di secessione di cui Duvall vestì i panni nel film Gods and Generals. Con due fratelli maschi, Robert Duvall ha vissuto una vita semplice, con tanto amore intorno, ma purtroppo mai lontana dalla guerra. Negli anni cinquanta infatti si arruolò nell’Esercito degli Stati Uniti, partecipando anche alla guerra di Corea. Solo dopo si diplomò in storia e politica, suggellando una conoscenza ferratissima della storia moderna e politica americana.

L’avvento della recitazione e i grandi capolavori

La recitazione si affacciò nella sua vita subito dopo. Era l’inverso del 1955 quando si iscrisse a diversi corsi di arte drammatica presso la Playhouse School of Theatre di New York. La stessa scuola in cui fece amicizia con i futuri divi Dustin Hoffman (con cui condivise un appartamento[22]), Gene Hackman e l’amico James Caan. Si fece notare per la prima volta nel ruolo di Boo Radley, il misterioso recluso nell’adattamento cinematografico del 1962 di Il buio oltre la siepe. La dualità era già presente, nel modo in cui tutti intorno a lui consideravano Boo un mostro, ma lui si rivelò un protettore.

Duvall proveniva dal teatro e aveva lavorato molto in televisione negli anni ’60, ma dopo essersi fatto notare in MAS*H (nel ruolo del rigido soldato innamorato di “Hot Lips” Houlihan), assunse un ruolo che divenne determinante: Tom Hagen, il rispettoso e fidato avvocato irlandese-tedesco e consigliere della famiglia Corleone ne Il Padrino e nel suo seguito. Pur facendo parte di un’organizzazione criminale, l’Hagen di Duvall possedeva qualità che sembravano sia aziendali che sacerdotali: un calmo senso di rettitudine e lealtà, insieme a un’inquietante capacità di scomparire quando necessario. L’interpretazione era così convincente che, a quel punto, era difficile non guardare Duvall e non pensare che quelle qualità lo definissero come attore.

Interpreta entrambi i lati della dualità umana con ruoli straordinari, come quello in Un tenero ringraziamento (1983) per cui vince l’Oscar come Miglior attore. Il suo Mac Sledge era un taciturno alcolizzato in via di guarigione che passa l’intero film a cercare di raddrizzarsi e di tornare in carreggiata. Nel dramma poliziesco di Los Angeles Colors (1988) c’è invece tutto lo slancio morale di un uomo in bilico tra l’essere un cavaliere e un mascalzone. Mentre in Lonesome Dove, la miniserie televisiva western del 1989, permise a Duvall di offrire una delle sue interpretazioni più estese. E per finire occorre citare un’altra delle sue più belle interpretazioni, quella in The Apostle. Un film drammatico del 1997 da lui recitato e diretto. Uno dei più autentici capolavori dell’era del cinema indipendente.

Robert Duvall è stato un attore camaleontico, capace di legarsi in maniera primordiale ai suoi personaggi. La virtuosità dell’artista si rintraccia nella sua capacità di ventrilocuare tanto i personaggi più luminosi quanto quelli più oscuri. Forse proprio la sua carriera ha plasmato il nostro modo di esplorare personaggi sempre più complessi e stratificati. E così, nella bellezza dei suoi ruoli, così intensi e viscerali, lo ricorderemo per sempre tra i più grandi interpreti del nostro tempo.

Doriana Gatta