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Roberto Vecchioni: “Mia figlia lesbica? L’ho sempre saputo”

Vecchioni ha parlato anche del suo rapporto con la figlia e di come abbia sempre saputo della sua omosessualità: “L’amore è universale e ciascuno possa fare le sue scelte. Francesca aveva 15 anni quando venne da me impaurita sussurrando ‘Papà ti devo dire una cosa’. Le chiesi: ‘Che c’è? Sei drogata? Ti sei innamorata di un assassino? No? Allora vaf…, mi hai fatto prendere un colpo’”, ha raccontato ricordando l’episodio. “L’ho sempre saputo, – ha aggiunto Vecchioni – e non ci ho mai badato. Trent’anni fa, sono stato un anticipatore. Credo che l’amore sia universale. Ho accompagnato Francesca tre volte ad Amsterdam per la fecondazione assistita; alla fine sono arrivate due gemelline che oggi hanno 9 anni. So che lei l’ha fatto per me, perché voleva farmi diventare nonno. Poi anche Carolina ha avuto due figlie. Per tutte e quattro, sono un nonno che gioca tanto”.

Francesca Vecchioni sul padre: “Sono una figlia fortunata”

Francesca Vecchioni ha provato sulla sua pelle tutti i pro e i contro di essere una figlia di (Roberto Vecchioni) e di portare un cognome con un indice di popolarità altissimo. Prima i contro, ovvero dover accettare di vedere il proprio coming out sulle prime pagine di tutti i giornali, e poi i pro, quando è riuscita (con grande intelligenza) a prendere il meglio dall’esposizione mediatica della sua scelta personale e iniziare la sua lunga battaglia per i diritti LGBT. Così è nata l’associazione Diversity, impegnata nel battere tutte le discriminazioni, che siano di razza, di età, di potenziale economico, di genere, e i Diversity Media Awards, che premiano i personaggi più vicini alle tematiche di inclusione (la quarta edizione celebrata ieri all’Alcatraz di Milano che ha visto Alessandro Cattelan portarsi a casa la statuetta di personaggio dell’anno). Francesca Vecchioni, attivista, giornalista e “mamma felice” delle figlie Nina e Cloe (di cui condivide la genitorialità con la ex compagna Alessandra Brogno dopo la firma del riconoscimento della maternità dello scorso luglio, ndr), ha raccontato al Corriere della Sera come il rendere pubblica la sua omosessualità nel 2012 iniziando la sua battaglia per i diritti civili, sia stato un atto di grande responsabilità, ma di come abbia letteralmente cambiato la sua vita.

“Sono stata fortunata perché ho un padre e una madre dotati di intelligenza emotiva. Davanti a un figlio omosessuale, conta solo quello, non la cultura: ho visto professori con due lauree buttare fuori i figli gay e genitori umilissimi abbracciarli. La grande paura del genitore è che il figlio sia felice”, ha continuato Francesca che nel suo libro, Ti innamorerai senza pensare, ha ripercorso alcune delle tappe principali del suo coming out con la speranza di essere d’aiuto a chi non trova il coraggio di essere se stesso e vive l’omosessualità come uno stigma, un tabù, una disgrazia. E alla fine i pro superano i contro.

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