Cinema

Roma vista dai grandi del cinema

C’è per chi è nato o cresciuto a Roma, un angolo un pezzo di strada, una vecchia e indefinibile attrazione per un quartiere. Qualcosa che a prestar attenzione, si conserva integra dentro. Ed emerge come una nostalgia o un ricordo anche molti anni dopo. Così è stato per molti grandi del cinema, Vittorio Gassman, Luigi Magni, Nino Manfredi, Mario Scaccia.

Con i loro occhi, già da artisti arguti o da semplici curiosi ragazzi di strada, hanno catturato la bellezza della capitale. E proseguiremo in un viaggio tra le loro parole e memorie, fino a risalire a vent’anni fa, quando si viveva come in un piccolo paese. Perché l’intreccio di storie e racconti vissuti da questi affascinanti e amati personaggi, ci svelano, ancor più, la loro anima e i segreti di una città superstite ai moti del tempo e dell’età.

Roma nel cinema - Foto web
Roma nel cinema – Foto web

Gassman, Roma e 4 amici

Aveva 5 anni Vittorio Gassman quando giunse a Roma da Palmi, dove si trovava con la famiglia. Ricorda che al tempo, Roma sembrava una città di campagna. Bastava poco per allontanarsi dal centro e ritrovarsi tra i prati. La città si attraversava a piedi in un quarto d’ora. Abitò a lungo nel quartiere Triste, nella sua tranquillità. Ma l’idea che Gassman custodisce di Roma, era ispirata alle visioni di Fellini.

Una città orientale, carica di profumi esotici. Riecheggiante una donna dalle fattezze esuberanti, che deve il proprio fascino più ai suoi difetti, che alle qualità. Che a chiamarla come direbbe Fellini, non si può. Roma, difficilmente prende sul serio qualcuno, chiunque e per quanto importante possa essere. Con quella nota dominante del carattere romano, lo scetticismo.

Vittorio Gassman, Roma - Foto repertorio
Vittorio Gassman, Roma – Foto repertorio

Mattatore al cinema e a Roma

Gassman passava le notti in via Veneto o a piazza del Popolo con l’amico Ennio Flaiano. C’erano l’intelligenza, la dialettica, la satira e l’umorismo. Prima di un degrado che devastò Roma. E che non si sa quando ebbe fine. Morirono i luoghi, i ristoranti diventarono banche. Una stretta al cuore per lui, passare da piazza Navona. La parte barocca che prediligeva.

Oltre i colori di Scipione e di Mafai, o le case rosse al tramonto. Questo lo spettacolo che lo induceva a restare nella capitale. Nonostante faccia capolino, a volte, la ribellione di abbandonarla. Una tentazione sfuggevole, soltanto una nevrosi passeggera. Come ammette con sincerità.

Vittorio Gassman cinema a Roma - Foto web
Vittorio Gassman, cinema a Roma – Foto web

“Damoje retta”, al cinema

Luigi Magni, colto, arguto, dissacratore. Ha manifestato un grande amore per la sua città, parlandone sempre nel suo lavoro di autore di teatro e di cinema. La Roma dei papi raccontata in quel gioiello di film Nell’anno del Signore, quella del risorgimento con In nome del Papa Re. Povera ai suoi occhi, quella Roma di travertino, con aquile imperiali, parate e lupe del Campidoglio. Che facevano sghignazzare quei romani da sempre stati critici.

Lui nato in via Giulia, con il ricordo scolpito di piazza Farnese degli anni 30. Poi, il trionfo della tribù degli intellettuali in via Veneto e da “Rosati“. Dove i signori, alla sera dopo cena, si mettevano seduti al caffè. La memoria è il fascino di questa città. Che è piena di spiritualità. Da ricercare dietro le lamiere delle automobili, le facciate oltraggiose delle costruzioni. Ma basta voltare l’angolo per avere un trasalimento, tra la magia e gli incantesimi che fa la bellezza.

Locandina cinema di Luigi Magni - Foto web
Locandina cinema di Luigi Magni – Foto web

“Fusse che fusse la Roma bona”

Da una villa all’Aventino, Nino Manfredi si godeva Roma. Lo stesso colle prescelto dagli antichi romani, e da lui sempre sognato. Dove dimora in una casa importante, che unisce al tono raffinato un sapore ruspante. Come il suo proprietario. Che non esita a dire che l’acquistò con un prestito di Dino De Laurentis. A contatto con la natura, con un pezzetto d’orto che orgogliosamente lo riporta alle sue radici ciociare.

Il giovane Nino, considerava il posto più bello della capitale il giardino degli aranci. Dove andava a vedere con il padre “quelli che mangiavano il gelato”. Tornando a piedi perché il tram costava. “La vera Roma è quella dalla quale puoi vedere il Colosseo, o il Circo Massimo“. Questa, l’eredità lasciatagli dal padre. Prezioso e unico lascito, sotto forma di suggerimento. Perché il bello di questa città deve poterti circondare, tanto da farti sentire un re, appagato e arricchito da tanta conclamata avvenenza.

Locandina film con Nino Manfredi ispirato a Roma- Foto web
Locandina film con Nino Manfredi ispirato Roma -Foto web

Roma de’ na vorta

Da capitale dell’impero, Mario Scaccia, vedeva Roma persa e degradata. Prima del ponte Duca d’Aosta, c’era una passerella di legno, e si pagava un soldo per attraversarla. Tanto costava la necessità, il resto era tutto splendore da assaporare gratuitamente. Lui stesso ha visto costruire lo stadio dei Marmi e tutta la zona sportiva del Foro Italico. Assistendo alla scomparsa di alcune parti della Roma papalina.

Come all’estinzione di tradizioni giornaliere. Quella della pulizia della fontana di piazza Mazzini dai fontanieri. Una Roma che doveva restare capitale della cristianità, è stata venduta al consumismo. Mario Scaccia ha vissuto come luoghi del cuore e della mente, tutti quelli visti con suo padre, pittore. E il silenzio che si riesce a catturare da una delle terrazze romane, è il fulcro del suo rapporto con la città. Magari in estate, quando la gente è via, e nel silenzio riemergono piazze e vie, che solitamente le macchine nascondono.

Locandina film di Mario Scaccia - Foto web
Locandina film di MarioScaccia – Foto web

Tutte le strade portano al cinema

Chi la ricorda per gli spaghetti e il vino dei Castelli. Chi per il biondo Tevere e le fontane, nasoni sempre aperti. E, come tutte le vecchie glorie, anche questa città non delude mai. Il cinema vi ha fatto la sua casa. Vista dall’alto, dal basso, vissuta a piedi, in terra tra i sampietrini, lo schermo ci ha regalato Roma al naturale. Bella e sciagurata. Meglio di qualunque film americano, una fraschetta e un “ciacche se gira”, di Roma nostra.

Federica De Candia Seguici su MMI e Metropolitan cinema

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