Roma, la stazione Amba Aradam cambierà nome

La sindaca di Roma Virginia Raggi ha annunciato il cambio di nome della stazione Amba Radam della metro C: ora si chiamerà Giorgio Marincola, il partigiano nero.

L’attuale entrata della stazione (Giap)

La stazione della metro C di Roma assumerà un nuovo nome dopo una petizione online che ha raccolto migliaia di firme. Arriva il plauso delle associazioni anti-razziste

A volta anche i piccoli gesti possono significare molto per una battaglia più grande, e l’annuncio della sindaca di Roma Virginia Raggi può essere proprio questo. In un’intervista al Tg3, la sindaca ha infatti annunciato che la stazione della metro C Amba Aradam assumerà un nuovo nome, quello di Giorgio Marincola. La decisione ha ricevuto una potente spinta dalla omonima petizione online del giornalista Massimiliano Coccia, che ha raccolto diverse migliaia di firme. E per capire l’entusiasmo dei Neri italiani Black italians (Nibi) e del Black lives matter è necessario raccontare le storie dietro ai due nomi.

Un’infausta battaglia

Amba Aradam è un altopiano montuoso della regione più settentrionale dell’Etiopia. L’Italia lo conosce bene per l’omonima battaglia del febbraio 1936, quando l’esercito italiano si scontrò con quello etiope, ottenendo una netta vittoria. Il regime fascista la presentò al paese come una gloriosa vittoria contro un nemico selvaggio e pericoloso, ma il reale scontro fu ben diverso. L’esercito italiano era infatti troppo superiore agli avversari per uomini e armi, e non ebbe pertanto difficoltà a sopraffarli. Ma il vero crimine di guerra, oggetto di polemiche anche dopo il 1945, fu il lancio di granate con gas mostarda tramite aerei e cannoni. Quest’ultimo era già stato utilizzato durante la prima guerra mondiale, e il suo effetto vescicante si era rivelato così devastante che tutte le nazioni coinvolte concordarono, durante i trattati di pace, di proibirne l’utilizzo per il futuro.

Un partigiano (non) come tutti

Giorgio Marincola è stato uno dei tanti partigiani decorati con la medaglia d’oro al valore militare. A renderlo ulteriormente un simbolo della lotta al fascismo furono le sue origini: era infatti nato da padre italiano e madre somala. Le sue origini gli valsero la nomea di “primo partigiano nero”. Partecipò alla liberazione di Roma e venne addestrato presso la base alleata di Brindisi, dalla quale partì per combattere i nazi-fascisti a Biella, in Piemonte. Qui venne catturato e fucilato dai tedeschi, davanti ai quali aveva esaltato apertamente i valori della Resistenza. Valori che il paese attuale dovrebbe più spesso ricordare e mettere in pratica.

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