Cinema

Roman Polański, compie 88 anni il regista vincitore agli Oscar per “Il pianista”

Con una vita segnata da continui trasferimenti tra una città e l’altra e da vicende giudiziarie che lo hanno visto coinvolto, auguriamo buon compleanno a Roman Polański. Egli compie oggi 88 anni ed è noto per aver diretto numerosi film di successo tra cui “Il coltello nell’acqua” (1962), “Repulsione” (1965), “Per favore, non mordermi sul collo!” (1967), “Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York” (1968), “Chinatown” (1974), “L’inquilino del terzo piano” (1976), “Tess” (1979), “Frantic” (1988), “Luna di fiele” (1992), “Il pianista” (2002), “Oliver Twist” (2005), “Carnage” (2011) e “L’ufficiale e la spia” (2019).

L’infanzia di Roman Polański

Rajmund Roman Thierry Polański è nato a Parigi il 18 agosto 1933 dallo scultore polacco Ryszard Polański e dalla casalinga russa Bula Katz-Przedborska. Quest’ultima, nata da una famiglia ebraica, si è convertita al cattolicesimo all’età di 10 anni. Nonostante ciò, i genitori di Roman si dichiaravano agnostici. Nel 1936, per via del forte antisemitismo diffusosi in Francia, la famiglia si trasferì a Cracovia, città d’origine di Ryszard. Durante la seconda guerra mondiale Roman riuscì a scappare dal ghetto di Cracovia, ma i suoi genitori vennero deportati. La madre morì nel campo di sterminio ad Auschwitz, invece il padre riuscì a sopravvivere al campo di concentramento di Mauthausen.

Ryszard, versando una importante somma di denaro ad una famiglia cattolica che avrebbe nascosto Roman, è riuscito a salvare suo figlio. Essa, successivamente, lo ha mandato presso una famiglia di contadini cattolici, dove Roman ci rimase fino alla liberazione della Polonia raggiunta grazie all’Armata Rossa. Finita la guerra, Roman studiò regia, teatro e recitazione presso la Scuola di Cinema di Łódź, dove nel 1959 si diplomò. La sua carriera prese il via con la recitazione nel film “Generazione” (di Andrzej Wajda, 1955). Tuttavia, nello stesso anno ha diretto il suo primo cortometraggio intitolato “Power“.

La strada verso il premio Oscar per il “Il pianista”

Arriverà nel 1962 il suo primo lungometraggio, niente meno che “Il coltello nell’acqua“, il primo film polacco ad ottenere una candidatura all’Oscar come miglior film straniero, battendo “” (di Federico Fellini, 1963). Nel 1969 esce l’horror “Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York“, che venne candidato all’Oscar non solo per la categoria di miglior attrice non protagonista (che ha visto Ruth Gordon trionfare), ma anche per la categoria di miglior sceneggiatura non originale a Roman Polański che però non ha vinto.

Ci riprova con “Chinatown“, un neo-noir con Jack Nicholson, Faye Dunaway e John Huston. Anche qua, però, Roman Polański non vince il premio come miglior film o miglior regia, bensì la statuetta se la porta a casa Robert Towne, sceneggiatore di “Chinatown“. Nel 1979, con “Tess“, il regista si cimenta nell’adattamento cinematografico del romanzo di Thomas Hardy Tess dei d’Urberville” (1891). L’opera vinse tre premi Oscar per la sezione di miglior fotografia, miglior scenografia e migliori costumi. Le altre tre candidature furono per la categoria di miglior colonna sonora (Philippe Sarde), miglior film (Claude Berry e Timothy Burrill), miglior regia (Roman Polański). Anche questa volta, dunque, il regista non si è portato a casa una propria statuetta d’oro.

Finalmente il premio per la categoria di miglior regista arriva nel 2003 con “Il pianista“, il capolavoro cinematografico che racconta la storia del pianista ebreo durante l’invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche. Il film, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Władysław Szpilman, ha vinto la Palma d’oro al Festival di Cannes nel 2002 e ha ricevuto sette candidature agli Academy Awards. Quest’opera ha vinto tre premi Oscar per la categoria di miglior sceneggiatura non originale (Ronald Harwood), miglior attore protagonista (Adrien Brody) e miglior regia (Roman Polański). Le altre quattro candidature furono per miglior film, miglior fotografia, migliori costumi e miglior montaggio.

Jacky Debach

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