Rocco Rosignoli è un artista dalle mille sfaccettature e dai mille talenti, è infatti un polistrumentista, arrangiatore, scrittore, articolista, poeta, un cantautore e tanto altro. Fortunatamente ci ha regalato due progetti di grande interesse, bellezza, energia e fascino. “Canti Rossi” e “Covid19 suite” sono due facce della stessa medaglia, quella di un grande artista con tanto da dare e tanto da raccontare. Due lavori diversi, ma uniti da una grande passione e da un grande capacità di trasformare in bellezza tutto ciò che viene toccato. Questi due progetti ne sono infatti un bell’esempio. Insomma, nella sua vita Rocco Rosignoli non si è fatto mancare nulla e visto il suo grande talento noi lo abbiamo intervistato:

Ciao Rocco, innanzitutto, come stai e come stai vivendo questo periodo di quarantena?

Ciao Francesco, innanzitutto grazie, e piacere di conoscerti! La quarantena la sto vivendo con le ansie di tutti quanti, e con la sofferenza che mi dà la lontananza forzata dal mio lavoro di musicista. In casa però sto vivendo un momento magico, perché la mia compagna è in gravidanza, e poter vivere a stretto contatto questo periodo è stato molto bello, e ci ha indubbiamente donato ottimismo. La nostra bambina nascerà a luglio. Sarà destinata a sentire un sacco di racconti su come è cambiato il mondo mentre lei era nel pancione!

Cover album - Covid19 Suite
Cover album – Covid19 suite

Ci racconti come è nato l’EP di “Covid19 suite”?

Avevo nel cassetto alcune canzoni, nate nell’ultimo anno, che parlavano del disastro ambientale in atto. Durante la quarantena ne sono nate altre, che parlano precisamente della pandemia, e della vita in questa “zona rossa”. Il collegamento tra la questione ambientale e il famoso “salto di specie” compiuto da questo virus infingardo mi ha spinto a tessere insieme queste canzoni, che si sono scoperte legate da un filo rosso non programmato.

Quando ho un’idea, fatico a tirare le redini e lasciarla decantare… e così, in pochi giorni, ho inciso tutti i brani del minialbum, con scelte sonore e arrangiamenti che danno ai pezzi un’estrema varietà musicale, ma un intento che mi pare coerente. A fronte della tragedia provocata da questo virus, mi sarebbe parso vergognoso vendere il disco, quindi ho scelto di metterlo in free streaming e in free download. Ho anche girato dei video di accompagnamento, che sono un mero appoggio alle musiche, per metterle su youtube con qualcosa di diverso dalla copertina in modalità still video.

Di “Canti Rossi”, invece, ci puoi dire qualcosa?

“Canti Rossi” è un disco a cui ho lavorato molto a lungo, e che non vedevo l’ora di dare alla luce. Racchiude in sé i brani che amo di più del repertorio politico, di lotta, dei canti rivoluzionari e militanti. È un repertorio che fa parte delle mie scalette da moltissimi anni, e che il mio pubblico apprezza tantissimo; eppure non aveva ancora trovato spazio nella mia discografia.

Ha ottenuto il patrocinio dell’ANPI di Parma, di cui sono fiero di essere anche un militante. L’ho presentato poco prima del 25 aprile, introdotto dai presidenti della sezione cittadina e provinciale, Brunella Manotti e Aldo Montermini. Avremmo dovuto presentarlo nella nostra splendida sede, ma purtroppo non è stato possibile. Ci rifaremo presto… intanto, il disco sta raccogliendo consensi tra i critici e gli appassionati.

“Covid19 Suite” e “Canti Rossi” due progetti simultaneamente belli, potenti e impegnativi…

In realtà è stato un caso. L’uscita di “Canti Rossi” era programmata per la primavera ormai da parecchi mesi. “Covid19 suite” invece è nato spontaneamente in questo stesso periodo. Era un lavoro troppo legato al momento per posticiparne l’uscita, è un piccolo concept album, curatissimo nella scrittura e negli arrangiamenti, che trae energia dalla sua stessa immediatezza.

Rocco Rosignoli - Tag Cristiano Antonino
Rocco Rosignoli – Tag Cristiano Antonino

Quali sono state le tue maggiori influenze artistiche?

Sono cresciuto in una casa in cui la musica non era particolarmente importante, ma c’era un’adorazione quasi religiosa per i cantautori. E la canzone d’autore, questa cosa difficile da definire, ma estremamente chiara nel suo manifestarsi, è stata la prima cosa che ha mosso in me dei sentimenti profondi. Guccini mi ha dato l’imprinting, poi ho amato alla follia De André, Battiato, Bob Dylan, Leonard Cohen, Max Manfredi. Oggi Max, oltre che un maestro che continuo a venerare, è anche un amico.

Quanto può essere importante la musica in un momento così difficile?

È una domanda piccolina, ma che richiederebbe una risposta gigantesca. Prendo una scorciatoia, e rispondo con un’altra domanda: quanto è stata importante la musica, e l’arte in generale, nei momenti più difficili della storia? Una risposta la possiamo trovare andando a esplorare quei periodi, e la produzione musicale che li caratterizza.

La musica è fondamentale per capire ogni epoca. L’ottocento viene spesso schematicamente descritto come il secolo delle rivoluzioni: ebbene, Beethoven ci insegna cos’è una Rivoluzione facendocela vivere. Non ci manda a casa fischiettando dei motivetti, ci fa vivere il tormento delle barricate, lo splendore dell’idea, la luce della vittoria – ma anche il dolore della sconfitta, e l’indignazione del tradimento degli ideali. L’arte di Beethoven spiega le vele al vento del suo tempo.

In “Canti Rossi” sono presenti tantissime canzoni che nascono in momenti estremi: i canti di trincea della Grande Guerra, i canti di Resistenza dei partigiani, ma anche i canti dei miliziani spagnoli, le canzoni anarchiche di fine ottocento… nascono tutte in momenti cupi, che nella musica trovavano un’elevazione. Perché laddove il dolore è talmente grande che non lo si può pensare, l’essere umano ha esigenza che sia il linguaggio ad arrivare a descriverlo. Ha necessità di elaborare le proprie emozioni, di cercare di trasmetterle a qualcun altro.

 Non so perché, forse non ci rassegniamo a credere che la vita sia vana. Ma quando canto “O Gorizia tu sei maledetta”, io ho ogni volta i brividi. Sento l’eco dell’odio di classe, sento la disperazione di migliaia di poveracci, intrappolati in un’esperienza tragica, che superava ogni limite di sopportazione, e che alla fine dei conti è stata inutile. Questo può insegnarci la musica, e l’arte in generale: che l’uomo, più o meno, è sempre stato lo stesso animale, mosso dagli stessi istinti, dalle stesse passioni, distrutto dallo stesso dolore – e con il bisogno di gettare una traccia di sé oltre il limite estremo della sua morte.

Insomma, per sintetizzare, alla tua domanda iniziale risponderei: molto, si può vivere senza, ma la vita sarebbe un’altra cosa.

Secondo te, il settore musicale come si può rialzare?

Nel sistema in cui viviamo non si può rialzare. Il libero mercato chiede merci da poter produrre in serie da vendere tali e quali in tutto il mondo globalizzato – come ad esempio Guerre Stellari ha dovuto cambiare il marchio storico italiano in Star Wars, e l’amatissimo nome di C1P8 in R2D2, per l’esigenza di vendere lo stesso merchandising in tutto il mondo. Oggi, di fatto, un mercato musicale non esiste più.

Da un lato le case discografiche ancora in piedi si sono inventate la flebo dei talent show, che creano personaggi destinati a durare poco, a meno che non sappiano reinventarsi come personaggi televisivi. Dall’altro c’è qualche big superstite, che ha bisogno di inventarsi eventi sempre più strambi e grandiosi per incassare, perché dai dischi non guadagna più praticamente nessuno. In quest’epoca è chiaro che è il capitalismo ad essere in crisi, da ben prima dell’arrivo del Coronavirus.

Giornali che del libero mercato sono gli araldi. Non basta fare buona musica, o istruire il pubblico, per rialzare un settore sul quale puoi tagliare indiscriminatamente senza troppe conseguenze. Quello che è necessario fare, per chi ama la musica, è partire di buona lena e andare alla ricerca di qualcosa che ti piace davvero, e che puoi essere certo di aver scelto perché ti ha emozionato, non perché è meno peggio di qualcos’altro.

Non possiamo rialzare il settore musicale, ma possiamo rialzare la nostra esperienza di fruitori di musica. E oggi i mezzi della rete sono tali che se i veri appassionati, come te, continueranno a esplorare il mondo sconfinato degli artisti indipendenti, chiunque avrà virtualmente la possibilità di emozionarsi per qualcosa di nuovo. Qualcosa che magari non sapeva nemmeno di desiderare.

Qui sotto “Everest” – “Coda di Serpente”, contenenti in “Covid19 suite”

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