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RU486: perchè abortire rimane un’Odissea

Febbraio è iniziato con delle nuove linee guida riguardanti la RU486: dal primo del mese, nel Lazio, l’aborto farmacologico sarà possibile anche nei consultori. La decisione è stata presa proprio a causa dell’emergenza sanitaria da Covid19.

Noi BRAVE vogliamo raccontarvi cosa è successo a questo proposito negli ultimi giorni.

Abortire durante un’emergenza sanitaria

“E’ evidente come l’emergenza sanitaria legata alla pandemia di Sars-CoV-2 abbia facilitato l’introduzione dei cambiamenti approvati dalla Regione Lazio. Per ridurre la possibilità di contagio è necessario ridurre gli accessi in ospedale. Per questo motivo, diversi Paesi europei, primi fra tutti Francia e Inghilterra, hanno approvato una procedura provvisoria totalmente da remoto. Ora questo documento sia un esempio per tutte le Regioni italiane(…)”

Queste sono le parole di Filomena Gallo, avvocato e segretario dell’Associazione Coscioni, Mirella Parachini, ginecologa e vice-segretario dell’Associazione, e Anna Pompili, ginecologa di Amica (Associazione medici italiani contraccezione e aborto).

Durante la pandemia, il processo per l’aborto, già molto tortuoso, è peggiorato drasticamente:

Grafica di: Obiezione respinta. Source: Facebook.

Come mostra bene questo grafico, se si risulta positivi al Covid19, i tempi per l’IVG si dilatano, e questo significa anche uscire dai limiti imposti dalla legge. Somministrare la RU 486 in ambulatorio diventa quindi fondamentale per preservare il diritto all’aborto.

la RU486 rimane un miraggio nel resto d’Italia

Nonostante tutto, sono ancora molte le donne che hanno enormi difficoltà nell’accedere alla pillola abortiva. In regioni come le Marche o la Campania, il diritto all’aborto farmacologico è solo formale. La pillola abortiva, in Italia può essere somministrata entro la settima settimana di gravidanza, ma sono necessarie delle ecografie che attestino la presenza di una gravidanza in corso. Questo è possibile solo dopo la quinta settimana. I tempi sono dunque strettissimi, se le regioni sono sprovviste di consultori e il personale è inefficente o troppo oberato.

Il problema non rimane solo al sud o al centro, ma anche in Lombardia la situazione è più grave di quanto sembra: recentemente +Europa aveva trovato un accordo con Lega e Forza Italia per sollecitare un miglioramento del servizio, soprattutto a livello informativo. Purtroppo, però, la nuova assessora Letizia Moratti, ha rimandato il progetto, perchè ritenuto poco urgente.

Il diritto all’aborto, in Italia rimane un diritto formale, di cui spesso sono i collettivi femministi a prendersene cura, e a seguire le donne che hanno necessità e non capiscono come orientarsi. Lo stato deve garantire il diritto all’aborto, riconoscendo l’importanza di una maternità scelta e non imposta.

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