Sport

Rugby femminile: Maggie Alphonsi per Black Lives Matter

Maggie Alphonsi, star del rugby femminile inglese, campionessa del mondo ed ex terza ala delle Saracens, si schiera a favore del movimento attivista internazionale. Invitando le persone di colore dello sport a far sentire la propria voce.

Alphonsi: Black Lives Matter ha avviato “importanti conversazioni” anche nel rugby femminile

Dopo la morte di George Floyd, il movimento attivista partito negli Stati Uniti si è presto diffuso in tutto il mondo, scatenando reazioni anche in Europa e all’interno di qualsiasi ambito. Incluso lo sport. A tal proposito, la giocatrice inglese Maggie Alphonsi ha commentato a BBC Radio 5 Live i recenti avvenimenti. Secondo lei hanno permesso di iniziare delle “importanti conversazioni” riguardo rappresentazione e razzismo all’interno del rugby femminile. 

“Sento che per la prima volta c’è un movimento vero e un cambiamento nella nostra società. […] Stiamo avendo queste conversazioni e penso sinceramente che resteranno a lungo”.

Maggie Alphonsi, star del rugby femminile inglese. Credits: sito ufficiale maggiealphonsi.co.uk
Maggie Alphonsi, star del rugby femminile inglese. Credits: sito ufficiale maggiealphonsi.co.uk

Unica nera in nazionale e nella RFU

Per la maggior parte della sua carriera, Alphonsi è stata l’unica giocatrice inglese nera, dopo il ritiro degli ex capitani Paula George e Maxine Edwards. Vincitrice della Coppa del Mondo nel 2014 e di ben sette Sei Nazioni, l’atleta londinese ma di origini nigeriane è entrata a far parte della World Rugby Hall of Fame nel 2016 ed è attualmente l’unica persona nera all’interno del consiglio della Rugby Football Union, nonché una delle poche donne. Per lei, avere giusta rappresentazione è un fattore fondamentale per ispirare i cosiddetti BAME (Black, Asian or Ethnic Minorities), ovvero persone nere, asiatiche o appartenenti a minoranze etniche, ad intraprendere la carriera sportiva. Come ha spiegato in un’intervista a Scrum Queens:

“Dopo che [Paula George e Maxime Edwards] se ne sono andate, c’ero solo io. E anche ora ci sono poche giocatrici nella squadra a rappresentare le comunità BAME – Shaunagh Brow è probabilmente una delle più famose. Quando mi stavo avvicinando alla fine della mia carriera, mi sentivo come se dovessi continuare a giocare in modo che ci fosse almeno una persona che le ragazzine nere potessero vedere nella squadra che assomigliasse a loro”.

Dopo il suo ritiro nel 2014, Maggie Alphonsi ha proseguito la sua carriera nel rugby come commentatrice e telecronista per diverse emittenti, raggiungendo un record anche qui: è infatti stata la prima ex giocatrice a fare da telecronista alle partite di rugby maschile per la Coppa del Mondo ITV, oltre ad essere stata la prima rugbista a scrivere per una testata nazionale, il Telegraph. Recentemente ha inoltre dichiarato di voler diventare presidente della federazione inglese in futuro, per sostenere l’inclusione nel mondo della palla ovale.

Verso un rugby inclusivo, anche la World Rugby si schiera

Sport avvincente ed appassionante, il rugby è da sempre famoso anche per essere diverso ed inclusivo, aperto a tutti. Ma soprattutto è uno sport che dimostra di volersi rinnovare e migliorare, adattandosi ai tempi in cui viviamo e ai cambiamenti che essi comportano. Infatti, la stessa World Rugby ha dichiarato pubblicamente il proprio supporto a Black Lives Matter, ribadendo di essere uno sport costruito sui valori di passione, solidarietà, integrità, disciplina e rispetto. Valori fondamentali per i giocatori ma anche per allenatori, arbitri e amministratori. Per questo, l’organo mondiale si impegna attivamente:

“Un elemento chiave della nostra prossima revisione amministrativa e dello sviluppo del nostro piano strategico sarà di espandere la portata e l’attrattiva dello sport e assicurare che le future strutture decisionali riflettano ulteriormente l’universalità dello sport e delle comunità che serviamo”.

Il girono prima, sul canale Twitter ufficiale World Rugby Sevens appariva un potente video dove esponenti internazionali del rugby femminile si uniscono per sensibilizzare alla tematica del razzismo istituzionale a livello globale. Le statunitensi Jordan Gray, Kris Thomas, Cheta Emba, Kayla Lawson, Alev Kelter, Naya Tapper, Meya Bizer, Jaz Gray, Alena Olsen sono affiancate da Grace Okemba (Francia), Charity Williams e Pam Buisa (Canada), Isadora Cerullo (Brasile) e Niall Williams (Nuova Zelanda) affinché l’uguaglianza non ci sia solo sul campo, ma anche fuori: come dice la caption del tweet, “il rugby è uno sport per tutti”.

Continua a seguire il Rugby sulle pagine di Metropolitan Magazine.

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