America’s Next Drag Queen è un programma non inclusivo. “Snaturerebbe lo show”, dichiara RuPaul. Le critiche della comunità LGBTQ+ e del movimento femminista non si placano dal 2018.

Siamo abituati ogni anno a vedere una nuova stagione di America’s Next Drag Queen (RuPaul Drag Race) dal 2009 a oggi, vincitrice di 4 Emmy Adwars. Protagonista indiscusso è proprio il presentare RuPaul Andre Charles, conosciuto come RuPaul.

Ma sono due anni che a RuPaul viene contestata una dichiarazione che ancora oggi non lo vede fare marcia indietro: non permetterebbe a una donna di partecipare allo show perché lo snaturerebbe, includendo, tra l’altro, chi ha concluso la transizione.

Il termine che condanna

Rupaul parla anche di appropriazione culturale, un termine che dà fastidio, che indigna e soprattutto fa alzare le sopracciglia ben arcuate di moltissime drag, uomini e donne, come Carmen Carrera, Peppermint e molte altre ex concorrenti transessuali.

Molte le critiche e queste ruotano intorno a: com’è possibile che un uomo, gay, nero, nel 2018 come oggi, possa tacciare di appropriazione culturale una donna, quando la sua intera carriera è basata sul copiarne le femminilità?

Gia Gunn, drag queen trans - photo credits: web
Gia Gunn, drag queen trans – photo credits: web

Cos’è l’appropriazione culturale?

Appropriazione culturale è un termine che fa sempre bene spiegare, repetita iuvant.

Se parliamo di appropriazione culturale stiamo mettendo in campo un atteggiamento di dominazione, combinazione di elementi di una cultura e il loro utilizzo senza riconoscimento delle tradizioni di origine. Potremmo fare l’esempio del copricapo indiano di piume, oggi divenuto un costume di Halloween o delle treccine africane. Quindi un gruppo dominante che sfrutta in maniera inappropriata e a scopo economico un elemento di cultura di un gruppo minoritario. Oltre la persecuzione anche la beffa.

Uso inappropriato del termine? Forse

In questo caso RuPaul ne fa uso in riferimento alla probabilità di far partecipare donne in drag al suo show, come appropriazione della cultura drag.

Nessuno oltre il gruppo minoritario si può sentire offeso dai gesti del gruppo dominante, chi prova a trovare scuse è parte di un sistema che giustifica tali atteggiamenti, normalizzando l’appropriazione culturale con la scusa della globalizzazione.

Le drag queen si appropriano della cultura femminile?

RuPaul ha costruito un vero e proprio impero mediatico appropriandosi dell’immagine femminile, ma si può parlare di cultura femminile?
Quello che fanno le drag è prendere ed esasperare, esagerare, rendere grottesco e ironico lo stereotipo femminile.

Non solo assecondare uno stereotipo di donna formosa, sensuale e trasgressiva, fatta di trucchi e tacchi; il drag, nel corso degli anni, si è evoluto in una forma d’arte complessa, fatta di tante categoria quanti sono i sottogeneri musicali. Ci sono le drag di bellezza, le comiche, le showgirl, da sfilata, le alternative ect…  

Non c’è solo femminilità nel mondo drag, c’è ironia, spesso verso il corpo maschile nascosto sotto ai lustrini; mentre verso il mondo femminile è dedicata una profonda ammirazione.

RuPaul - photo credits: web
RuPaul – photo credits: web

Femminilità e…

Non si sta parlando di cultura delle donne, ma di femminile, un aggettivo che non deve essere per forza collegato al corpo di una donna.

Gli artisti drag non si vestono da donna prima di salire su un palco e fare uno spettacolo, ma si vestono da drag queen. Una drag queen è una personalità alternativa, è forza, sicurezza. RuPaul cita spesso una frase divenuta iconica: “Siamo tutte nate nude, il resto è drag” ovvero il resto è una maschera.

… spettacolo (non inclusivo)

Le drag quindi sono personaggi costruiti per andare in scena.

Ci sono stati casi di drag queen che hanno intrapreso la transizione anche grazie al programma, dopotutto lo stesso RuPaul dice spesso: “Il drag non cambia chi sei, rivela chi sei”.
Per questo le dichiarazioni di Rupaul feriscono soprattutto le ex partecipanti, quelle che oggi hanno compiuto una transizione completa e si sentono tradite dal proprio mentore.

A proposito di modelli, in questa estate Google ha voluto ricordare Marsha P. Johnson, una pioniera del movimento LGBTQ+ negli Stati Uniti e ne abbiamo parlato qui.

Rottura degli stereotipi

Ma se il drag è rottura degli stereotipi femminili costruiti dagli uomini, come tacchi, trucchi e abiti provocanti, perché una donna non potrebbe rappresentare tale rottura allo stesso modo?
Infatti esistono anche le drag king, meno note forse, ma non con meno dignità artistica. Nella stessa intervista però RuPaul aggiunge che le drag artists donne mancano di pericolo e ironia, cosa che invece gli uomini in drag hanno.

Passano gli anni, ma non le dichiarazioni

A distanza di due anni la dichiarazione torna a far discutere, poiché anche quest’anno il cast dello show non dimostra varietà, ma anzi ne sottolinea ancora una volta la mancata inclusività.
Le dichiarazioni sono tutt’oggi divisorie e dalla divisone scaturisce l’ennesimo scontro.

La soluzione potrebbe essere di creare categorie diverse e permettere a tutti di partecipare? Qualcuno potrebbe controbattere che in questo modo si vuole invadere gli spazi di una cultura, ma se questa cultura vive di parole come inclusività e messaggi positivi come “il drag fa esprimere se stessi”, non è forse contraddittorio escludere qualcuno?

The Boulet Brother’s Dragula

The show must go on

Non serve una soluzione al “problema RuPaul”, serve un’alternativa. Esiste ed è già alla quarta edizione: The Boulet Brother’s Dragula, programma che lascia spazio all’arte del drag in ogni sua forma.

Rupaul ha aperto la strada allo show drag, ma non è il punto d’arrivo. Dalla visibilità della Drag Race possono nascere nuove realtà sempre più inclusive. L’obiettivo non è poi così lontano, quest’anno allo spin-off della Drag Race, anche se per beneficenza, hanno partecipato una varietà più ampia di personaggi, con rappresentati dell’attivismo LGBTQ+ come Nico Tortorella (genderfluid e bisessuale) o Vanessa Wiliams, la prima Miss America nera.

RuPaul non dovrebbe lasciarsi sfuggire parte del suo pubblico rimanendo indietro, ancorata a una visione del drag limitata, ma anzi assecondare l’ondata di libertà e freschezza che i nuovi artisti, così come gli attivisti, stanno portando sulla scena drag, nella società e nella politica.

Seguiteci su: TwitterInstagramFacebook

© RIPRODUZIONE RISERVATA