Cronaca

Russia: la nuova Guerra Fredda corre sul filo dello storytelling

C’è una nuova Guerra Fredda in atto tra Russia e Occidente. E che si gioca anche e sopratutto online, a colpi di attacchi hacker (Russiagate) e narrazioni contrapposte. Come quelle di Russia Today e Sputnik, che hanno sempre più lettori in Occidente e ai quali Twitter ha bloccato la possibilità di pubblicare post “sponsorizzati”. Per bloccarne il futuro allargamento di platea e pubblico. Chi avrà ragione? 

Gli studi di Russia Today credits: Agi.it

Il nuovo scontro che preoccupa i governi di Usa ed Europa è quello che si sta consumando con la Russia, a colpi di opinioni e narrazioni “divergenti”. E che si affianca a quello fisico sullo scacchiere internazionale, che coinvolge paesi come Siria e Crimea. Una nuova Guerra Fredda che ricorda quella originale. Ma allora eravamo nel secondo dopoguerra, c’erano i mass media e la diffusione di internet era ancora di là da venire. 

Con i nuovi mezzi di comunicazione la “Guerra” si fa ancora più subdola, anche se il principio cardine resta sempre quello. Farsi più forti facendo accettare come giusta la propria visione del mondo, che chiaramente deve essere molto divergente da quella del vostro nemico. Nell’epoca del web 2.0 nulla è meglio dello storytelling : banalmente l’uso della narrazione a fini di persuasione. 

Snodo fondamentale di questa nuova Guerra Fredda è lo scontro tra Twitter e Russia Today, canale satellitare, controllato direttamente dal Cremlino tramite l’agenzia di stampa statale Ria Novosti. Altro protagonista di questo scontro è Sputnik News, una testata multicanale (radio, agenzia, sito internet) controllata da Rossiya Segodnya, altra agenzia di Stato russa. Twitter ha bloccato la possibilità di pubblicare post “sponsorizzati” a Russia Today e Sputnik, per impedirgli di allargare la propria base di utenti. Ma cosa ha scatenato questo blocco?

Russia Today e Sputnik: il blocco di Twitter

La funzione dichiarata di entrambe le testate è offrire un punto di vista alternativo a quello dei media occidentali. E deve essersene sentito il bisogno se i loro lettori occidentali sono cresciuti in maniera esponenziale negli ultimi anni. Anni in cui abbiamo assistito al parallelo crescere, in Usa ed Europa, di un’ondata sovranista, che ha visto in Putin un punto di riferimento da contrapporre alle proprie classi dirigenti tradizionali.

Putin ha saputo cavalcare l’onda della crescente sfiducia delle opinioni pubbliche occidentali nei confronti dei propri media tradizionali. Aiutato anche dal sostegno dato ai partiti euroscettici e nazionalisti del vecchio continente. Per i sostenitori di questi partiti RT e Sputnik sono diventate un vero e proprio Vangelo, non un’utile fonte di informazioni alternativa per avere un punto di vista equilibrato. Il risultato è una vittoria dei mezzi d’informazione legati a Mosca, che hanno saputo costruirsi un pubblico tanto a favore da essere a volte acritico. Una “tifoseria” che tende a soffocare ogni tentativo di dibattito imparziale.

A Washington e a Bruxelles occorreva correre ai ripari. Bisognava bloccare la diffusione di notizie che raccontano solo una parte della verità. News distorte ad arte per raggiungere un obiettivo politico: una nuova forma di propaganda la cui virulenza è salita in proporzione alla tensione tra i due blocchi. La soluzione? Twitter ha bloccato la possibilità di pubblicare post “sponsorizzati” a Russia Today e Sputnik, per impedirgli di allargare la propria base di utenti. Ma quanto può essere efficace questa strategia?

Il blocco di Twitter a Russia Today e Sputnik: l’ombra del Russiagate

Il ban pubblicitario imposto da Twitter a Russia Today è stato annunciato dal profilo ufficiale del social network. Il motivo dichiarato? “Aver interferito” nelle elezioni del presidente Usa del 2016 “per conto del governo di Mosca”. Dunque a causa del Russiagate. Così motivato: “Questa decisione si basa su uno studio retrospettivo sulla situazione delle elezioni negli Stati Uniti del 2016, così come sui risultati dei vari servizi d’intelligence degli Stati Uniti.

Maria Zakharova, portavoce del ministro degli Esteri Russo credits: Agi

Ovviamente a Russia Today non l’hanno presa bene. E hanno risposto con un articolo da cui emerge un’altra verità: Twitter “voleva più soldi da noi, ma non accettammo la loro proposta“. La testata ha raccontato, con tanto di documenti, di negoziati commerciali con il social network del 2016, relativa ad una proposta pubblicitaria di ingenti somme legata alla promozione sulla piattaforma di microblogging della copertura data da RT alle elezioni americane.

Il blocco ha portato alla reazione anche da parte del Cremlino. “La consideriamo l’ennesima mossa aggressiva, il risultato della pressione di una parte dell’establishment e dei servizi segreti americani”, ha commentato a Ria Novosti, portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Che promette “misure di risposta”. In attesa di sapere come finirà questa vicenda, una cosa è sicura: tra Russiagate, ipotesi di complotti internazionali e visioni divergenti tra blocchi contrapposti, tra Russia e Usa sembra si sia alzata di nuovo la cortina di ferro.

Federica Macchia

 

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