Il presidente russo Vladimir Putin ha applicato una stretta ferrea a tutti i programmi di messaggistica. Le ragioni avanzate, non meglio precisate, riguarderebbero la «sicurezza». Tuttavia, il presidente ha cercato già in passato di ostacolare le piattaforme social poiché ritenute poco controllabili. Ora la copertura mobile di internet è completamente sospesa su tutta la capitale fino a data da destinarsi. Non vi è stato alcun annuncio in merito, solo la diretta messa in atto.
Vladimir Putin, un blocco che oggi non riguarda solo i social
Una situazione analoga, seppur maggiormente limitata, era avvenuta in precedenza con l’app di Telegram. Putin dopo aver definito la società Meta un’organizzazione terroristica, aveva provveduto a bloccare l’uso di Facebook e Instagram. Il tentativo rivolto anche a Telegram, invece, si era rivelato inconcludente. Ora, però, la dinamica appare più complessa. Si parla di un vero e proprio blackout che irrimediabilmente riporta la capitale nel passato. Non solo solo le app di messaggistica a essere state toccate, ma di qualsiasi strumento tecnologico. Infatti, non è possibile effettuare pagamenti con Pos attraverso l’utilizzo di carta o applicazioni. Non è possibile chiamare un taxi o sfruttare applicazioni che prevedono l’uso di Internet.
Nonostante l’intera dinamica metta in estrema difficoltà i cittadini, Putin li invita a sopportare il disagio arrecato in cambio di una maggiore «sicurezza». È possibile che le ragioni di sicurezza a cui fa riferimento il presidente russo, pur non facendo precisazione alcuna, siano da ricondurre al conflitto in Medio Oriente. Nello specifico, nel modo in cui israeliani e americano abbiano sfruttato la rete mobile locale di Teheran per uccidere personaggi politicamente rilevanti, come la Guida suprema Ali Khamenei o il segretario del Consiglio di sicurezza Ali Larijani. Il suo obiettivo, secondo questa supposizione, è di complicare in ogni modo e misura qualsivoglia attacco rivolto alla sua persona. Per intenderci, anche a costo di immobilizzare una economia intera. L’unico dato certo è che è abitudine della Russia limitare i canali comunicativi o le principali fonti di informazione, indipendentemente da eventuali ragioni di sicurezza.
Stefania Cirillo





