Russiagate: la causa dem a Mosca che non nomina Trump

Il Russiagate prosegue. Con una mossa che ricorda il passato. Il partito democratico statunitense ha fatto causa al governo russo, alla campagna di Trump e a Wikileaks. L’accusa è quella di aver cospirato per favorire il tycoon danneggiando Hillary Clinton. Questa la rivelazione del Washington Post. Che avvicina sempre di più il Russiagate al Watergate di Nixon.

Russiagate
I protagonisti del Russiagate credits: Blasting News

Ecco l’ultima mossa del Russiagate rivelata dal Washington Post. Il Partito Democratico Usa ha depositato una causa multi milionaria alla corte federale di Manhattan. Contro il governo russo, Wikileaks e la campagna di Trump. Una causa civile da milioni di dollari e nella quale il presidente Trump non viene mai nominato. Gli obiettivi? Il figlio Donald jr e il genero Jared Kushner, l’ex presidente della commissione elettorale Paul Manafort e il suo ex vice, Rick Gates.

Secondo i dem, i dirigenti della campagna di Trump avrebbero cospirato con il governo russo e la sua agenzia di intelligence militare. Avrebbero danneggiato Hillary Clinton, la loro candidata, per aiutare il tycoon ad essere eletto. E lo avrebbero fatto hackerando i computer del partito e diffondendo il materiale sottratto.

Nel complotto avrebbe avuto una parte anche Wikileaks. Un complotto che Tom Perez, presidente del partito democratico a stelle e strisce, definisce “un atto di tradimento senza precedenti: la campagna di un nominee alla presidenza degli Stati Uniti alleato con una potenza straniera alleata per sostenere le sue chance di vincere”.

Russiagate e Watergate: la storia si ripete?

La causa civile intentata dai democratici contro il governo russo, la campagna di Trump e Wikileaks per il Washington Post ricorderebbe la tattica legale usata dai dem durante lo scandalo Watergate. Nel 1972, infatti, il partito fece causa contro il comitato elettorale per la rielezione del presidente Richard Nixon per la violazione del quartier generale dem nell’edificio del Watergate.

Il risarcimento richiesto allora era di un milione di dollari.  La causa civile, intentata dall’allora presidente del comitato nazionale democratico Lawrence o’Brien, ebbe successo, aprendo la strada ad un accordo per 750 mila dollari dalla campagna di Nixon, raggiunto il giorno in cui lo stesso Nixon si dimise.

Finirà così anche per Trump? Intanto, ancora dalle colonne del Washington Post, apprendiamo che Rudy Giuliani torna al fianco di Donald Trump proprio per il Russiagate. L’ex sindaco di New York sarebbe entrato nella squadra di avvocati del presidente che si occupa dell’inchiesta sullo scandalo per “mettere fine a tutto questo per il bene del Paese e perché ho grande considerazione per il presidente e per Bob Mueller”.

Federica Macchia

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