Nel Metropolitan Today di oggi ricordiamo l’ingiusta morte di due italiani vittime di un errore non solo giudiziario, ma di un clima xenofobo e antisindacale. Stiamo parlando infatti della condanna a morte di Sacco e Vanzetti, due anarchici italiani morti a Charlestown il 23 agosto 1927.
Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti sono stati due rispettivamente un calzolaio e un pescivendolo. Nicola nasce in Puglia il 22 aprile 1891, mentre Bartolomeo nasce in Piemonte l’11 giugno 1888. Dopo aver trovato la fortuna negli Stati Uniti, i due, che non si conoscevano, si incontrano nel 1916, durante i loro vent’anni. Così, Sacco e Vanzetti entrano a far parte di un gruppo di anarchici italo-americani. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, buona parte dei membri del movimento decide di scappare in Messico per sfuggire alle armi, compresi i due italiani. Al loro ritorno in Massachussetts, non sanno di essere stati inseriti in una lista di sovversivi, dal Ministero della Giustizia, e di essere pedinati dalla polizia. Vengono accusati quindi di diversi crimini, tra i quali una rapina, e considerati parte della nota “Paura Comunista”, nonostante entrambi fossero di tutt’altro orientamento politico. I due sono diventati il capro espiatorio di una serie di rivolte che il governo dell’epoca non era stato in grado di gestire.
La condanna a morte di Sacco e Vanzetti
“Al centro immigrazione ebbi la prima sorpresa. Gli emigranti venivano smistati come tanti animali. Non una parola di gentilezza, di incoraggiamento, per alleggerire il fardello di dolori che pesava così tanto su chi era appena arrivato in America”. Poi, in seguito scriverà: “Dove potevo andare? Cosa potevo fare? Quella era per me come la Terra Promessa. Il treno della sopraelevata passava sferragliando e non rispondeva niente. Le automobili e i tram passavano oltre senza badare a me”, raccontava Nicola Sacco sul suo sbarco in America. La condanna a morte dei due italiani, che erano arrivati negli States per vivere il “sogno americano”, ha smosso la coscienza non solo del governo italiano, ma anche dei compagni, dei cittadini, e dei filosofi. A nulla è valsa la testimonianza diretta di un partecipante alla rapina, che sosteneva fermamente di non averli mai visti.
«Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra — non augurerei a nessuna di queste creature ciò che ho dovuto soffrire per cose di cui non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui sono colpevole. Sto soffrendo perché sono un anarchico, e davvero io sono un anarchico; ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano. Se voi poteste giustiziarmi due volte, e se potessi rinascere altre due volte, vivrei di nuovo per fare quello che ho fatto già.», affermò Vanzetti al giudice, poco prima della condanna. Nonostante la pesante rivolta del popolo, i due sono comunque condannati alla sedia elettrica. Tuttavia, nel 1977 il governatore del Massachusetts, Michael Dukakis, riconosce ufficialmente l’errore giudiziario e riabilita la memoria di Sacco e Vanzetti.
Marianna Soru
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