Abbiamo provato Saint Seiya Deckbuilding, un gioco destinato a divenire vero e proprio must per ogni appassionato dei Cavalieri di Lady Isabel.

Saint Seiya – Sono passati 35 anni dalla prima messa in onda televisiva de “I Cavalieri dello Zodiaco”. Sembra passata, da allora, un’eternità? Oppure sembra ancora ieri? Davvero difficile a dirsi. Soprattutto per il sottoscritto, venuto nei primi mesi del 2019 a conoscenza dell’uscita di un gioco da tavolo a tema Saint Seiya. Un deckbuilding.

Il primo timore? La poca originalità nel ridurre entro confini preclusivi – quelli di un genere di gdt usato ed abusato – un format meraviglioso. Eppure, c’è da dare grande merito e lustro agli autori di questo titolo, Saint Seiya Deckbuilding. Una premessa doverosa, prima di addentrarci nella recensione: non ci riferiremo alla piatta descrizione del gioco. Rileveremo esclusivamente i punti di forza, ed alcuni nei, che la redazione di InfoNerd ha riscontrato dopo qualche partita breve.

Saint Seiya – Meccaniche agili, regolamento criptico

Partiremo subito dalle “cattive”, come nel celebre detto. Abbiamo testato il deckbuilding de I Cavalieri dello Zodiaco in otto partite, di cui quattro a 4 giocatori, due a 3 e due a 2. E sono emerse, sin da subito, alcune difficoltà nella primissima partita disputata il 18 dicembre.

La meridiana e i 12 cavalieri d’oro – Copyright: g.p.

Il regolamento, infatti, è piuttosto criptico alla prima lettura. Molte voci sono anche riportate in modo contraddittorio, e la totale assenza di una FAQ ha complicato a dir poco l’avvio del gioco. Confidiamo, tuttavia, che l’espansione di Asgard in uscita nel 2020 risolverà qualche scomodo grattacapo, fluidificando ogni fase di gameplay.

Una volta applicati i principi di gioco, tuttavia, il gioco ci ha consentito di chiudere un occhio. D’altronde, si tratta pur sempre dei Cavalieri dello Zodiaco. Anzi, sono presenti tutti i cavalieri delle prime due serie, compresi i leggendari cavalieri d’oro. Il bellissimo playmat, l’orologio con meridiana magnetica e il minimo dettagli nei disegni delle carte, donano alla mente ricordi e sensazioni piacevoli.

I Cavalieri dello Zodiaco – Pegasus…o.p.?

A parere di chi scrive (fan sfegatato dei Saints sin da piccolo), l’effetto di Seiya sembra leggermente riflettere la caratterizzazione nella serie del personaggio di Toriyama. In otto partite, chi ha scelto Seiya come Saint ha vinto cinque volte. Sarà il caso, ma è innegabile il fattore “effetto”: la pescata in questo deckbuilding risulta sempre fondamentale, per anticipare le mosse. E Seiya in questo è maestro indiscusso, perché consente di creare combo veramente potenti.

Paragonato ad uno dei cavalieri più stupendi della saga, Phoenix, il ruolo di Seiya non si può tralasciare nella scelta iniziale del saint. Phoenix, infatti, gode di un effetto pescata non dal Mazzo degli Scarti, bensì distruggendo carte… Se non si sta attenti nel giocare il deck di Phoenix, attivando a menadito gli effetti delle carte distruzione, si rischiano sempre sonore batoste. I punti vittoria, nel gioco, si acquisiscono quasi esclusivamente acquisendo nuove carte.

Le due carte di Seiya – Copyright: g.p.

C’è, infine, un topic risaputo: la lunghezza delle partite. Il fatto che sia lo spawn dei Gold Saints a stabilire la durata della partita inserisce un elemento di alea piuttosto netto. E’ molto difficile impostare una strategia nella formazione del mazzo, non sapendo di quante carte questo sarà composto. Questo neo, tuttavia, si compensa con il sistema di acquisizione carte, con Forza o Cosmo, perché l’equilibrio sostanziale del gioco rimane sempre più che garantito.

I Cavalieri dello Zodiaco – In realtà, è troppo divertente!

Eh si. Abbiamo fallito miseramente nel limitarci allo sterile elogio di un gioco che fa parte della mia personale collezione. Mentiremmo se non dicessimo che da due settimane è diventato il nostro gdt più giocato, nonostante le critiche mosse.

E tutto ciò, nonostante un altro fardello sul titolo, piuttosto gravoso per i fan della saga. L’assenza degli attacchi, i colpi che fanno di un cavaliere le proprie ragioni d’essere. Perché non includere nelle il “Galaxian Explosion” di Gemini, potendo così esaltarsi nel lanciarlo sulla plancia “bruciando il Cosmo”? Non può essere certo una colpa la mancanza, nel gioco, di elemento che contraddistingue l’intera saga. Ma, forse, i fans avrebbero apprezzato, perché il sistema Forza-Cosmo in questo modo si riduce ad un cinico somma valori.

Semplicemente, si tratta di un classico deckbuilding, molto divertente e alternativo rispetto a “grandi must”. Deve essere preso così com’è, senza enormi aspettative a riguardo, perché nelle sue peculiarità il titolo è estremamente valido.

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