Il gruppo armato yemenita degli Houthi ha detto di aver imposto un embargo marittimo contro l’Arabia Saudita, in risposta a un attacco compiuto il 13 luglio contro l’aeroporto della capitale yemenita Sana’a, che è controllata dal gruppo. L’Arabia Saudita non aveva rivendicato l’attacco, ma lo aveva fatto il governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale, che è in guerra con gli Houthi: il governo aveva detto di averlo fatto per impedire l’atterraggio di un aereo proveniente dall’Iran, alleato degli Houthi, mentre il gruppo lo aveva attribuito all’Arabia Saudita, che è la principale sostenitrice del governo yemenita

Ora al centro dell’attenzione torna lo stretto di Bab el-Mandeb, il passaggio largo poche decine di chilometri che collega il Golfo di Aden al Mar Rosso e, attraverso il Canale di Suez, al Mediterraneo.

Intanto, i mediatori si sono adoperati per spingere Stati Uniti e Iran verso un nuovo cessate il fuoco, nel timore che le parti possano assestarsi sulla pericolosa dinamica in cui mantengono il conflitto al di sotto della soglia di guerra totale, pur continuando a destabilizzare le economie regionali.

I nuovi sforzi sono emersi dopo che gli Stati Uniti hanno condotto la nona notte consecutiva di attacchi, a cui l’Iran ha risposto attaccando gli alleati arabi dell’America, come Kuwait e Bahrain, e ha colpito un’altra nave nello Stretto di Hormuz provocando un incendio e costringendo l’equipaggio ad abbandonarla.

Il traffico nello Stretto resta compromesso: tra venerdì e domenica è transitata una media di 10 navi al giorno, la maggior parte delle quali seguendo la rotta controllata dall’Iran, in base ai dati della società di monitoraggio navale Kpler. Ad aggravare i rischi, confermati dal rialzo delle quotazioni del greggio, la milizia yemenita Houthi, sostenuta dall’Iran, ha annunciato un blocco nel Mar Rosso del traffico marittimo saudita nel contesto delle tensioni con il regno. Uno stop che potrebbe interessare oltre il 3% del mercato petrolifero globale: lo stretto di Bab el-Mandeb, passaggio marittimo all’estremità meridionale del Mar Rosso, non rappresenta di solito un punto di transito critico per il petrolio. 

Tuttavia, l’Arabia Saudita vi fa sempre più affidamento dall’inizio delle tensioni con l’Iran dato che costituisce un’alternativa ad Hormuz. Negli ultimi mesi, il Paese ha esportato oltre 3,6 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti derivati via Bab el-Mandeb, diretti in prevalenza verso Corea del Sud, Giappone e Cina.