Ancora una volta Salmo ha sorpreso. Questa volta, con l’aiuto di YouNut e della Maestro Production, ha partorito un videoclip dal sapore di cortometraggio d’autore, intimista e universale allo stesso tempo.

Salmo: un capolavoro

Sono passate più o meno 72 ore dall’uscita del nuovo video di Salmo, Lunedì, e ancora non riesco a togliermelo dalla testa. Non riesco a non pensare a quel Borghi perso nell’abisso urbano, dimenticato dal mondo. A quel Salmo biondo e iconico che lo prende a sberle. A quella città (e quel mondo) apparentemente deserta e distrutta. E non riesco a non pronunciare una parola inflazionata e che non mi sta a cuore (giuro) per descriverlo: capolavoro.

No, non parlo esclusivamente del livello (certamente massimo) di sceneggiatura, di ripresa, di scenografia, di recitazione. Ma piuttosto parlo di quello d’introspezione, quello di quell’universale intimità intrinseca nel messaggio che propongono l’artista sardo, YouNuts (registi) e la Maestro Production (produttori). Un messaggio che cattura gli occhi e che ti dà uno schiaffo improvviso dopo il quale non sai se piangere o essere felice.

Salmo e Borghi sul set del film (Fonte: Mtv Italia)

Cortometraggio d’autore

Ancora una volta Salmo ha centrato il bersaglio, sorprendendo. Prima “Estate di merda”, il tormentone estivo e ironico. Poi le pagine dei giornali riempite con il lancio di Playlist (l’album da cui è tratto il brano “Lunedì”) su PornHub, le classifiche strabilianti ottenute con questo e l’apparizione su Netflix. Ma questa volta ha sorpreso tutti in un modo più canonico: con un videoclip. Videoclip che – in ultima analisi – va oltre al video, assumendo toni più propri a un cortometraggio. E, credo si possa affermare senza paura di essere smentiti: un cortometraggio d’autore.

Una città desolata, un uomo emarginato (Borghi) perso nella realtà urbana apparentemente catastrofica. Solo, triste, sporco e furente si mette alla ricerca di qualcuno come lui in una metropoli fantasma. Finché un altro uomo, ben curato (Salmo) lo provoca prima, lo prende a cazzotti poi. L’emarginato si difende, reagisce, ma perde la battaglia. E – infine – il suicidio. Il suicidio che – come diceva Cervantes nel suo Don Chisciotte – è la cosa “peggiore che un uomo possa fare”. Ma invece, qui, in questo contesto assurdo, è un suicidio che ha il sapore di libertà.

Un’immagine del videoclip in cui i personaggi di Salmo e Borghi si osservano allo specchio (fonte: dal web)

Libertà

Libertà. Sì, proprio quella. Perché il videoclip – seguendo i dettami di quella che è la traccia più intima non solo di Playlist, ma più probabilmente dell’intero portfolio di Salmo – è uno scontro tra due anime che si dividono un corpo. Due anime che lottano una contro l’altra, si picchiano, fino a restare unite in una città vera e animata da gente preoccupata. Il cortometraggio di “Lunedì” parla di depressione, di esclusione, o – meglio – di autoesclusione (interpretata dal personaggio di Borghi).

Parla di quel muro di cui cantavano i Pink Floyd qualche anno fa, nel quale una persona ci si può chiudere più facilmente di quando si possa credere. E infine parla di ripresa, di rinascita (rappresentata dal personaggio di Salmo), di distruzione di quelle quattro pareti che opprimono i soli, gli emarginati, chi soffre. Parla della ricerca di queste persone di riuscire a vivere la vita in un mondo vero, una vita condivisa con qualcuno.

D’altronde chi – qualche volta – non si è sentito un escluso? Chi non si è mai sentito un invisibile? Chi, nella propria vita, non ha mai sentito la sensazione di essere solo? È così che il rapper sardo ha trasformato un messaggio intimo, in un messaggio universale. Di, e per, tutti. Salmo, evidentemente, ci si è sentito un escluso, e per fortuna sua (e nostra) ha partorito questo capolavoro di canzone, che adesso è anche un capolavoro di videoclip/cortometraggio. Complimenti.