Salvini citofona ad un tunisino: “Qui si spaccia?”

“Buonasera, sono Salvini, è vero che qui spacciate?”. Immaginate di rispondere al citofono e sentire queste parole. Ad un diciasettenne tunisino è capitato.

Bologna“È questo qua, eh? È tunisino?”. Siamo nella periferia di Bologna, il Pilastro, una delle zone più difficili del capoluogo emiliano-romagnolo. A parlare Matteo Salvini, ex ministro dell’Interno e attuale leader politico della Lega. Si rivolge ad una signora sulla sessantina che, stando a quanto da lui affermato, si è più volte rivolta a lui e alle forze dell’ordine per denunciare la presenza nell’area di una famiglia di spacciatori stranieri.

In via Grazia Deledda, nel quartiere San Donato, ieri Salvini ha voluto verificare di persona la situazione, andando a citofonare presso l’abitazione della famiglia. “Buonasera, sono Salvini. È vero che qui spacciate?”- chiede, ottenendo prima delle risposte confuse (presumibilmente dal padre del ragazzo, anch’egli tunisino) e poi la chiusura della comunicazione. Dopo diversi nuovi tentativi, l’ex ministro si dilegua, non prima di aver affermato: “quando facevo il giornalista mi divertivo a fare queste cose”. 

Le motivazioni di un leader

Sorridente e beffardo, Salvini porta avanti la campagna elettorale porta a porta, come ha sempre fatto. A brave ci saranno le elezioni in Emilia Romagna e tra un comizio e l’altro il leader della Lega si batte per la sicurezza e la legalità. Ascolta i problemi e si preoccupa di risolverli, segnalandoli alle forze dell’ordine. “Spacciare alla luce del sole significa vendere morte” -afferma- “Lì non c’era la famigliola: babbo e figlio spacciano droga, ok? Con nome, cognome e indirizzo.”

All’opposizione, a chi lo accusa di mettere in scena inutili “pagliacciate” e di non aver fatto quanto poteva durante la sua carica al governo, risponde: «Chi contesta i decreti sicurezza contesta anche tutto quello che abbiamo fatto per aiutare queste realtà. Certe situazioni si combattono con uomini, mezzi e telecamere. Tutte cose che abbiamo potenziato in quei mesi al governo».

L’altra faccia della medaglia: critiche e opposizioni

Nonostante l’impegno, non si può dire che Salvini non abbia ricevuto critiche. Da una parte i residenti, interessati in prima persona alla vicenda, e i contestatori; dall’altra gli oppositori politici. Primi fra tutti, i deputati Pd Andrea De Maria e Emanuele Fiano. Il primo: “Non serve questa propaganda, ma azioni concrete e quando era ministro non le ha fatte”.

Assicurare la sicurezza dei cittadini, vuole dire stanziare fondi a sufficienza, indirizzare investimenti, pensare ad una organizzazione nuova del campo. Quello che non fa fatto il ministro Salvini quando poteva. Schiacciare i pulsanti del citofono serve alle dirette Facebook non alla sicurezza“, afferma invece Fiano, evidenziando anche il modo con cui la “denuncia” è stata fatta. In diretta Facebook, citando nomi e cognomi di presunti spacciatori, indicando palazzi, vie e abitazioni.

 Li segue il sindaco di Bologna, Virginio Merola, scrivendo su Facebook “Io credo che si debba vergognare, caro Salvini. Lei non è un cittadino qualunque. Ha fatto il ministro dell’Interno, come mai in quel caso non ha avuto lo stesso interesse? Forse perché adesso è solo propaganda e si comporta da irresponsabile per qualche voto in più”.

La difesa del presunto spacciatore tunisino

“Vado a scuola, sono un ragazzo normalissimo, non mi manca niente”, afferma ai microfoni di Fanpage.it il ragazzo tunisino provocato e interrogato via citofono dall’ex ministro. La verità, ammette anche lui, è che in passato la situazione era diversa. “Sono pieno di precedenti, ho fatto di tutto e di più”, ma ora la sua è la vita di un qualsiasi 17enne.

Lavora, come lavora il padre (che, dice, “ci è rimasto malissimo”), fa sport come fa sport suo fratello. “Mia madre ha 67 anni, […] se vai a casa trovi i vestiti di Bartolini”. Una famiglia di origine di lavoratori, un ragazzo che non ha avuto un trascorso facile, che ha passato diversi anni in galera e che adesso vuole riprendere in mano la sua vita.

Conclude dicendo che denuncerà la signora per diffamazione, anche con un po’ di amaro in bocca: “Io incontro questa signora qua dietro nel parcheggio” –racconta– “Lei ha il cane, io ho il cane, a volte ci incrociamo”.

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