Salvo Di Grazia, tra ospedale e divulgazione | Intervista a MedBunker

Salvo Di Grazia, alias MedBunker, e’ una delle figure piu’ affermate in italia tra i divulgatori scientifici.

In un periodo storico in cui vengono spesso messi sullo stesso piano fatti ed opinioni, per fortuna possiamo contare sul lavoro di persone che come Salvo Di Grazia (e nel nostro piccolo anche noi di La Scienza Risponde) portano avanti un percorso di divulgazione atto ad avvicinare le persone comuni a delle materie complesse e spesso anti-intuitive come puo’ spesso risultare la scienza medica.

Proprio perche’ riteniamo il suo lavoro estremamente degno di nota oltre che utile ed interessante, abbiamo contattato Salvo, alias MedBunker, per porgli alcune domande circa il suo lavoro, la sua vita, il connubio tra il medico ed il divulgatore, e molte altre cose.

Salvo Di Grazia in compagnia di Giuliano Parpaglioni, membro di La Scienza Risponde
Salvo Di Grazia, alias MedBunker, con Giuliano Parpaglioni, membro fondatore di La Scienza Risponde. (Photo Credits Giuliano Parpaglioni)

Per presentarti a chi ancora non ti conosce, cosa ti ha spinto ad iniziare la tua attività di divulgazione e debunking, ovvero quando hai sentito il bisogno di raccontare la medicina al grande pubblico?

In realtà è iniziato tutto per caso, quando mi imbattei in un sito che pubblicizzava una guarigione dal cancro grazie a una finta cura. Spiegai il “trucco” usato dal guaritore in quel caso ma il proprietario del sito mi escluse impedendomi di raccontare agli altri cosa avevo scoperto. L’esigenza fu quindi quella di sfogarmi, di rivelare un imbroglio. Per questo inaugurai un blog che, gradualmente raccolse moltissimi lettori. In quel momento capii che le persone hanno sete di conoscenze, sono curiose, vogliono approfondire e partecipare alle scelte sulla salute e sulla medicina. In fondo quello che faccio è accompagnarle nella conoscenza della scienza.

Cosa ti ha fatto pensare che valesse la pena di continuare dopo i primi tempi? Cosa ti ha spronato?

Proprio notare che gli argomenti come la medicina, la scienza in generale, la cultura, apparentemente noiosi e solo per addetti ai lavori, se presentati in maniera accattivante e piacevole possono diventare anche un mezzo di rilassamento, di allenamento mentale. Conoscere è gratificante, piacevole, ci aiuta a vivere meglio e notare che le persone me lo facevano presente, unito alla mia passione per la divulgazione, mi ha spinto a proseguire.

Quale argomento medico è il tuo “preferito” da trattare e quale invece preferiresti non dover mai più toccare, quando si parla di debunking, e perché?

Nonostante sia considerato da molti “banale” e “ripetitivo”, io non mi stancherò mai di studiare e parlare di omeopatia. La ritengo il perfetto esempio di come si possa vendere un prodotto fatto di nulla (letteralmente, la stragrande maggioranza dei prodotti omeopatici sono normali caramelle di solo zucchero) facendone una “cura”. La versione moderna dell’olio di serpente, delle pozioni magiche. È il fenomeno, il meccanismo mentale che mi appassiona e intriga. Come si possa vendere una caramella spacciandola per medicinale è un argomento che trovo interessante. Al contrario mi addolorano puntualmente e mi rendono nervoso tutti i casi di false cure per le malattie gravi (per esempio le tante truffe alternative per la cura del cancro). Non mi abituerò mai a chi muore sperando nel miracolo perché convinto da un ciarlatano. Però è doveroso raccontarlo, per impedire che altri cadano in queste truffe.

In questo particolare momento storico in cui a ciascuno è richiesto, in particolare ai giovani che si apprestano a diventare scienziati, di fare la propria parte contro le pseudoscienze, che cosa ti senti di suggerire a chi volesse darsi da fare?

Di iniziare. Non solo si capirà se questa potrà diventare una futura passione (anche professione, perché no?) ma è un modo per mettersi alla prova, affrontare il pubblico, abituarsi a parlare con le persone, ascoltare, scambiare opinioni e sono tutte cose che servono anche allo scienziato e alla scienza. Io ho appreso moltissimo dalla divulgazione scientifica.

Hai mai ricevuto attacchi personali o minacce? Se sì, questo ti ha mai fatto pensare di smettere con la tua attività di divulgazione?

Tantissimi attacchi, molte minacce, alcune anche gravi. Inizialmente ero sconvolto e sì, mi ricordo che mi sono detto “ma chi me lo fa fare, basta così”. Questo perché non pensavo che spiegare la medicina diventasse per qualcuno un obiettivo da abbattere (l’offesa pesante, l’aggressione verbale, sono tentativi di intimidazione, un modo per invitarti a smetterla), poi mi sono abituato e ho concluso che se ti esponi è inevitabile attirare persone di tutti i tipi. Anche persone disturbate o incivili, fa parte dell’aspetto pubblico di quello che fai. Non è piacevole ma se pensi che quelle aggressioni hanno lo scopo di intimorirti, uno come me che non si fa intimorire da nulla, è solo stimolato a fare meglio e di più. Per gli aggressivi, quindi, missione fallita.

Qual è il caso pseudoscientifico che ti ha colpito di più (nel bene o nel male)?

Il “metodo Di Bella”. Una falsa cura miracolosa per il cancro che negli anni ’90 spopolò nel nostro paese. L’ho studiata profondamente, ho conosciuto “guariti”; testimoni e casi clinici. Dietro a un enorme baraccone fatto di guarigioni miracolose, promesse esaltanti, risultati eclatanti, c’è alla fine quello che si trova in qualsiasi cura miracolosa: tanto dolore, tanta voglia di denaro. Tanta ingenuità da un lato, tanta furbizia dall’altro. Sono drammi personali che qualcuno sfrutta per il suo tornaconto. Banale nella sua drammaticità.

Come vivi la tua vita da debunker in ospedale? Questa esperienza ha cambiato i tuoi rapporti con colleghi e pazienti?

Se devo essere sincero la cosa mi imbarazza moltissimo. Ho sempre tenuto in disparte il mio lavoro “sul campo”. In ospedale ero il dottore che curava, su internet e nei convegni quello che spiegava. Due persone diverse. Fino a quando tante persone hanno iniziato a conoscermi e così capitava che durante una visita qualcuno mi facesse i complimenti per un post o un articolo o che durante il turno qualcuno venisse a salutarmi per complimentarsi con me. Mi imbarazzavano molto queste cose, non mi sono abituato neanche oggi, proprio perché ho sempre tenuto separate le due attività.

I tuoi colleghi (quelli che conosci di persona) conoscono MedBunker?

Pochi. Proprio perché non ne parlo mai sono in pochi quelli che sanno cosa faccio e lo hanno scoperto per caso. Inizialmente il loro atteggiamento era curioso. Domande come “ma perché lo fai?” o “quanto ti pagano?” erano continue, la figura del medico “che spiega” non era abituale (in Italia, perché all’estero, soprattutto negli USA era una figura già consolidata). Sembra un’eternità ma sto parlando di soli 10 anni fa, ero l’unico medico che su internet diffondeva un po’ di medicina. Oggi è (quasi) normale.

C’è una domanda che avresti voluto ti ponessimo che invece non c’è? E quale sarebbe stata la risposta?

Certo. Avrei chiesto: “ma quello che fai è piacevole, è bello farlo?” ed io avrei risposto: “sì, bellissimo”.