Il 30 maggio è uscito il numero 7 del fumetto Samuel Stern: L’Agenzia. In occasione dell’uscita del settimo volume della serie a fumetti da edicola della Bugs Comics, mi sono sentita abbastanza pronta a poter scrivere una prima opinione.

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Per di più pochi giorni fa, sul canale Twitch La Terra di Nessuno, sono stata ospite insieme a Gianmarco Fumasoli a parlare in live della Bugs Comics e del loro attuale prodotto di punta, Samuel Stern. Scrivo questo pezzo quindi ancora più motivata, dopo le suggestioni sorte in live.

Quattro chiacchiere con Gianmarco Fumasoli, Eleonora D’Agostino e Raffaele Silvestri (canale Twitch, La Terra di Nessuno)

Ecco qui un’analisi del fumetto Samuel Stern fino ad adesso.

Samuel Stern 7, L'Agenzia, uscito anche nella versione white cover per gli sketch.
Samuel Stern 7, L’Agenzia, uscito anche nella versione white cover per gli sketch.

Samuel Stern non è una serie buonista, e si vede!

Quando intervistai Gianmarco Fumasoli in occasione del Romics di ottobre 2019, mi rimase impressa una sua frase: «Samuel Stern non è una serie buonista». Di Samuel ancora non si sapeva nulla, il primo volume sarebbe uscito di là a un mese. All’epoca presi con me anche il famoso numero 0, ora diventato oggetto di collezione tra gli appassionati su ebay.

Samuel Stern, numero 0.
Samuel Stern, numero 0.

Che la serie non fosse buonista poi, ora, giunti al settimo volume, ne abbiamo avuto prova. Un dei leitmotiv di questa serie fumettistica è il finale dolce-amaro. Ogni fumetto uscito fino ad adesso infatti si conclude su delle note non morbide. Il lettore si trova sempre di fronte a dei finali che sembrano parlare di come ogni azione comporti una rinuncia, un sacrificio, un tributo. In ogni guerra ci sono delle perdite. Ogni perdita è una rinuncia fatta in nome della migliore delle scelte possibili in un determinato momento. A volte ci sono anche degli errori, ovvio, ci sono anche delle scelte prese che si sono rivelate difficili o addirittura sbagliate. Ma alla fine, non è così per tutte le vite e per tutte le esistenze?

Il grande elefante nella stanza: il passato del genere horror e come approcciarlo al meglio

Samuel Stern è un serie a fumetti horror, e l’horror è un genere che è stato espletato nel corso del tempo in ogni salsa possibile. Abbiamo fantasy in salsa horror. Ci sono opere di fantascienza in salsa horror. Abbiamo poi l’horror in chiave più soprannaturale e quello in chiave più realisticamente cruda. E le storie dell’orrore fanno parte di noi dai primi vagiti dell’umanità. Qualcuno dice anche che l’horror ci piaccia e attiri così tanto perché ci permette di abituarci all’orrore. Ci rende più pronti in qualche modo nel caso in cui cose orribili o pericolose ci capitino nella vita.

Samuel Stern 7, L'Agenzia.
Dettaglio tratto da Samuel Stern 7, il volume più lovecraftiano della serie a fumetti della Bugs Comics.

Con un bagaglio così profondo e pieno zeppo di suggestioni accumulatesi nel corso dei secoli, si capisce come chiunque voglia approcciarsi al genere, in un modo o in un altro, finisca per dover fare i conti con il grande elefante nella stanza. Per di più la Bugs Comics è sempre stata legata a questo genere in modo particolare, come la loro serie Mostri dimostra. Lo stesso Gianmarco Fumasoli poi, editor della casa editrice in questione e una delle teste dietro il soggetto di Samuel Stern, ha sempre dichiarato il suo amore nei confronti dell’horror fin da ragazzino.

Samuel Stern e il citazionismo

Tutta la serie di Samuel Stern è piena di citazioni che vengono dalla cultura pop. Gli autori citano Stephen King, Howard Philip Lovecraft, X-Files. Sulle pagine social dedicate al fumetto e alla serie poi, la caccia alla citazione diventa anche occasione di dialogo e interazione con i fan. Non è raro infatti trovare persone che su quei gruppi si cimentino nel mostrare quale citazione abbiano colto e quale dettaglio del fumetto li abbia ricordato altre opere popolari, letterarie, cinematografiche o fumettistiche.

Come non apprezzare per esempio il pub dove Samuel Stern si reca con la sua amica Penelope, di nome Castlerock, chiaro riferimento alla cittadina protagonista di molte storie di Stephen King. O anche il nome di uno dei personaggi ricorrenti della serie, Angus Derryleng, il cui cognome è una crasi tra Derry (cittadina protagonista di molte opere di Stephen King come IT) e Leng, località resa celebre da Howard Philip Lovecraft. Per di più l’ultimo volume uscito, L’Agenzia, fa il filo a X-Files, la nota serie tv degli anni ’90 che è rimasta nel cuore di molti amanti di mistero, horror e teorie del complotto.

In questo prorompente citazionismo però va apprezzato come gli autori decidano di giocare in modo consapevole con i vari rimandi al bacino della cultura pop. I personaggi si guardano intorno e ironizzano sui cliché che gli si parano davanti, ma lo fanno anche su se stessi quando si rendono conto di essere diventati troppo simili a un cliché. Alla luce di questo, il citazionismo, che può rendere a volte indigesta più di un’opera, diviene in realtà molto più sopportabile e giocoso per il lettore.

Ma Samuel Stern non tratta mai come ingenui i propri lettori

Ogni fumetto di Samuel Stern inizia con un breve editoriale da parte di Gianmarco Fumasoli. Dopo l’editoriale di Fumasoli poi, c’è l’inizio vero e proprio del fumetto che si apre su una pagina scritta da Angus Derryleng, co-proprietario della libreria a Edimburgo insieme a Samuel, che illustra con un linguaggio un po’ più complesso ciò che sarà il tema fondante del numero. La mano dietro questi pezzi è quella di Massimiliano Filadoro, che sembra aver portato in Samuel Stern la sua esperienza maturata nel mondo della scrittura per i tarocchi all’interno de Lo Scarabeo.

Angus Derryleng, personaggio ricorrente di Samuel Stern.
Angus Derryleng, personaggio ricorrente di Samuel Stern.

L’esperienza per il lettore di Samuel Stern non è solo quella di dilettarsi con storie già viste o citazioni, ma accanto a X-Files e a Stephen King, saranno citati personaggi come Mircea Eliade, il noto storico delle religioni, di cui è proprio Angus Derryleng/Massimiliano Filadoro a fare il nome. Questo scenario, che rende possibile approcciarsi al fumetto non solo come intrattenimento pop, ma anche con un impeto riflessivo un po’ più profondo o serioso, rende Samuel Stern un’opera originale, nonostante i tratti citazionistici.

Il dubbio è la costante all’interno della serie Samuel Stern

La serie Samuel Stern non è una serie buonista, come spesso sottolinea Gianmarco Fumasoli. E che non sia buonista lo vediamo anche dal modo in cui gli autori abbiano deciso di approcciarsi al discorso sul male e sul bene. Il dubbio su ciò che sia o meno male è una delle costanti della narrazione, dai miti e racconti più arcaici fino alle storie a noi più cronologicamente vicine. Non è sicuramente un genere di topos letterario nato con Samuel Stern, come non sarà questo l’ultima serie a trattare il tema tra rovesciamenti della medaglia, cambi di punti di vista, e dubbi su quale scelta fare e da che parte stare. Questo è un topos comune a molte altre narrazioni contemporanee poi, che hanno reso simpatico e più congeniale quello che per senso comune è definito come “male”.

Ormai ci sono veramente poche opere che dividono la narrazione come una continua dicotomia tra un male terribilmente malvagio e un bene terribilmente buono. Si prova empatia nei confronti di coloro che fanno parte del lato opposto a quello dei buoni. Cominciamo a vedere il mondo e le situazioni prendendo in considerazione anche il punto di vista dei cattivi. Il dubbio ritorna sovrano, e non ci sono più paladini senza macchia e usurpatori senza cuore nella maggior parte delle opere di narrativa o cinematografiche.

Samuel Stern 4, L'isola dei perduti.
Samuel Stern 4, L’isola dei perduti.

Nel volume 4 poi sorge il dubbio che forse il bene possa essere più spietato nei confronti dell’umanità di quello che si pensa. Un qualcosa che mette Samuel Stern e Duncan O’Connor nella condizione di essere una via di mezzo all’interno di una guerra di eccessi e mancanza di buon senso.

Samuel Stern, tra esorcismo che fa il verso alla psicanalisi e mancanza di stereotipi riguardo al mondo spirituale

Un punto fermo di tutta la serie della Bugs Comics fino ad adesso è il non cadere vittima degli stereotipi. Nelle parole degli sceneggiatori questo è sempre un punto fermo, in qualsiasi intervista e in qualsiasi dichiarazione. Visto che uno dei personaggi, Duncan, è un prete cattolico, loro hanno sempre saputo come si corresse il rischio di renderlo in modo stereotipico. Soprattutto in Italia dove spesso si cade vittima di stereotipi intorno alle figure clericali, tanto che queste risultano sempre alquanto macchiettistiche.

Giunti al settimo volume della serie posso dire che ci siano riusciti. Nonostante il citazionismo, nonostante i cliché (per quanto ripresi con autoironia dagli stessi personaggi), lo stereotipo non è diventata una costante. La Bugs Comics l’ha scampata, e costruisce una storia che, nonostante tutto, ha la sua originalità nel rendere i personaggi veri e realistici nelle loro reazioni, nei loro sentimenti, nelle loro azioni. I personaggi sono umani e si comportano da esseri umani.

Samuel Stern 7, L'Agenzia.
Samuel Stern 7, L’Agenzia. La fantomatica barista che mi ha colpita positivamente.

E anche le comparse, o i personaggi che appaiono per poco tempo, sono costruiti anche graficamente con una personalità (lo ammetto, mi è rimasta impressa la barista del volume sette e ho apprezzato come anche un personaggio presente in poche strisce sia stato così tanto curato). In qualche modo dal punto di vista narrativo la serie funziona e non porta mai il lettore a perdersi durante la lettura e a estraniarsi dalla scena non capendo perché un determinato personaggio faccia una determinata cosa. Alcuni volumi poi, come Valery – rimasto nel cuore di molti – sono davvero molto toccanti e fanno interrogare su dei lati che spesso non appaiono all’interno delle opere dello stesso genere di Samuel Stern: cosa succede dopo che l’eroe salva la donzella dal pericolo? Cosa succede alla donzella e cosa succede all’eroe?

L’esorcismo all’interno del prodotto seriale della Bugs Comics

Un altro punto centrale della serie Samuel Stern della Bugs Comics è l’esorcismo. Infatti Samuel, insieme all’aiuto di padre Duncan O’Connor, pratica delle forme di esorcismo. Anche il tema dell’esorcismo però in Samuel Stern non è affrontato come uno stereotipo da cinema horror.

  • In Samuel Stern per esempio le possessioni demoniache sono il prodotto di demoni che abitano il corpo umano. Questi demoni però, a differenza della tradizione che li vuole come entità esterne che entrano nei corpi umani, sono emanazioni delle anime degli esseri umani.
  • In Samuel Stern si pensa che le anime degli uomini abbiano una parte, l’ombra, che quando si espande troppo può dar vita a un demone. Di solito la nascita di un demone coincide con un evento estremamente doloroso capitato alla persona posseduta.
  • Samuel Stern, il protagonista della serie della Bugs Comics, è in grado di entrare in contatto con i ricordi della persona posseduta e capire il momento esatto in cui il demone è nato. In seguito a questo è in grado di far espellere il demone dall’essere umano posseduto.
Samuel Stern 1, Il nuovo incubo.
Samuel Stern 1, Il nuovo incubo. Dettaglio di una tavola del primo volume.

Fin dal primo numero della serie, Il nuovo incubo, vediamo come non si abbia intenzione di parlare di esorcismo solo dal punto di vista cattolico. Lo stesso Samuel parlerà di metodologie derivate dalla tradizione sciamanica siberiana, per esempio. E la nascita dei demoni dentro alle persone sembra avere i tratti di un processo psicologico, e Samuel sembra a volte avere molto più in comune con uno psicanalista rispetto al ruolo da esorcista. Leggendo Samuel Stern ho spesso pensato che la serie sembrasse un gioco narrativo che rispondeva alla domanda “cosa succederebbe se i nostri traumi psicologici prendessero vita?”.

Il soprannaturale all’interno della serie della Bugs Comics

Come da titolo, ribadisco come ora si possa dare davvero una prima opinione su Samuel Stern, giunti al suo settimo volume. Qualsiasi opinione data in precedenza sarebbe potuta essere affrettata. Era necessario vedere il percorso della serie nei suoi primi volumi per poter fare una prima analisi.

Samuel Stern 3, Legione
Samuel Stern 3, Legione. Dettaglio di una delle tavole.

Aspettare ci ha anche permesso di vedere le intenzioni degli autori nel voler trattare il tema del soprannaturale. Per esempio sappiamo fin dall’inizio che in qualche modo l’esorcismo per Samuel e per padre Duncan sia un processo in fieri. In qualche modo tutti e due stanno imparando quale sia il miglior modo di compiere un esorcismo sperimentando e apprendendo. Nel terzo numero della serie, Legione, poi, si vedrà ancora di più questa componente, tanto che si penserà di cogliere un’occasione per conoscere al meglio il proprio “nemico”.

Nel settimo volume invece, dove stando alle stesse parole di Gianmarco Fumasoli si incontra il primo villain di Samuel Stern, vediamo come Samuel e Duncan siano solo una piccola realtà all’interno di un mondo più complesso che da molti anni e da molto tempo ha a che fare con il soprannaturale e con le emanazioni demoniache. Si inizia in qualche modo con una componente più intima, personale e psicologica del male, per poi giungere con il settimo volume a una concezione più amplia del concetto di male stesso. L’ultimo volume uscito in edicola è forse quello dalle atmosfere più lovecraftiane, quello che riporta alla mente l’idea che ci sia un equilibrio tra più mondi che cercano di invadere la nostra realtà e conquistarla, mondi a cui è necessario dare qualche tributo per impedire la catastrofe.

L’aspetto grafico della serie a fumetti Samuel Stern

Fin dall’inizio abbiamo saputo che Samuel Stern avrebbe avuto tante matite al suo servizio. Sono tanti gli artisti infatti che si sono cimentati all’interno della serie per illustrare la storia ideata da Gianmarco Fumasoli e Massimiliano Filadoro. Nonostante questo, la serie appare omogenea nel suo compartimento grafico. Le copertine poi sono dei piccoli capolavori a sé stanti, dove si vede chiaramente la cura che la Bugs Comics sta spendendo nei confronti di questa serie. Le tavole del fumetto invece in generale, nonostante il cambio di mano per ogni volume, sono sempre chiare e comprensibili, e non si percepisce minimamente la mancanza di cura nei dettagli che a volte predomina all’interno dei fumetti popolari (non vi troverete, almeno nei primi sette volumi, a fare i conti con facce tutte uguali tra di loro!).

Samuel Stern, fumetto Bugs Comics
Samuel Stern, fumetto Bugs ComicsSamuel Stern, fumetto Bugs Comics

Le critiche a Samuel Stern

La serie Samuel Stern della Bugs Comics è subito incorsa in delle critiche.

  • Da una parte la serie a fumetti è infatti stata apprezzata per il suo essere molto in linea con i tempi per quel che riguarda l’aspetto comunicativo e da social network. Gli autori hanno creato engagement, mettendosi essi stessi a disposizione per parlare con lettori e appassionati.
  • Dall’altra parte invece la critica che è stata fatta alla serie è quella di non essere originale e di addirittura puntare agli appassionati di Dylan Dog creando un personaggio che per certi versi ne era un riflesso inverso.

Nessuno però ha mai messo in dubbio come si trattasse di un progetto fumettistico ben curato, sia nella sceneggiatura che nel compartimento grafico. Diciamo che le critiche si possono riassumere in una sola affermazione: Samuel Stern non è originale e non è innovativo, è solo un prodotto tiepido confezionato con cura.

A chi ha mosso queste critiche, credo che siano sfuggite tutte le dichiarazioni fatte dagli autori su come Samuel Stern sia stato concepito e pensato come un prodotto popolare. Non doveva essere un fumetto alla Alejandro Jodorowsky, perché semplicemente non voleva esserlo. Voleva essere in grado di introdurre nomi come quello di Mircea Eliade, poter discutere in modo estemporaneo di libero arbitrio, ma voleva essere alla portata di tutti.

Per di più determinate critiche sono state fatte basandosi solo sui primi tre volumi della serie. Chissà se sarebbero state le stesse se coloro che si sono espressi criticamente avessero letto Samuel Stern 6 – Valery, quello che considero il volume più toccante e meno tiepido di tutta la serie. La serie è giovane, anche ora che siamo giunti al numero 7, e vedremo nel corso del tempo cosa succederà. Non si può però in generale criticare un prodotto destinato a una fruizione popolare di massa per non essere un fumetto alla Kubrick o alla Lars von Trier.

Non ci resta che attendere gli altri volumi per vedere come la storia evolverà. Per ora mi sento di consigliare Samuel Stern a chiunque abbia voglia di immergersi in cliché e citazioni horror senza però cadere vittima di personaggi troppo scontati. Un buon fumetto per intrattenersi, ma anche per riflettere se si è dell’umore giusto per farlo.

di Eleonora D’Agostino

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