Cinema

“Santa Maradona”, Stefano Accorsi e Libero De Rienzo ribelli come Diego Armando stasera in tv

“Io non fumo perché al cinema non si può fumare. E non potrei mai vedere un film senza fumare”. Ti affacci dalla finestra e si spalanca Torino. Ma non basta a riscaldare la monotonia di due trentenni. Uno stesso appartamento, spesso solo un ricovero dopo colloqui di lavoro post laurea, e serate da organizzare su di un divano. Andrea Straniero (Stefano Accorsi), e il suo amico Bartolomeo Vanzetti (come l’anarchico condannato a morte negli Stati Uniti insieme a Nicola Sacco), (Libero De Rienzo) detto “Bart“. Generazioni allo sbaraglio o soltanto reali, nel film di Marco Ponti, che più che una regia, fa una diagnosi. “Santa Maradona” stasera in tv: il titolo è preso da una canzone del gruppo francese Mano Negra, e del cantante franco-spagnolo Manu Chao, registrata a Napoli nei primi anni Novanta. Il pibe de oro reso epico dalle note, quando a Napoli era già Santo.

‘Un simpatico completino da gangster’ è la divisa messa e riappesa per affrontare i colloqui. Prima di uscire di casa bisogna controllare che il proprietario non aspetti loro per avere l’affitto. L’ebbrezza di provare sensazioni diverse, è vissuta quando si dilettano a rubare nei negozi. “Medicina dovevamo fare”, è il monito ricorrente dei due mancati giurandi d’Ippocrate. Con la predisposizione a specializzarsi in chirurgia estetica, perché “Rocco non muore mai“. Esaudendo così secolari ambizioni. Accorsi, giovane e nevrotico, cadrà in una storia d’amore incontrando Dolores (Anita Caprioli. “Topazio” il soprannome con cui intimamente o sbeffeggiatamente, si farà adorare dalla sua ragazza.

Santa Maradona, gioventù e pallone

Un vuoto esistenziale, o un sublime, intrinseco messaggio da cogliere? Giovani che sprecano i giorni, o inevitabili transizioni di vita? Un linguaggio spesso fastidioso, da gioventù bruciata, nelle scene stasera in tv di “Santa Maradona“. “L’affitto è in nero, non lavoriamo, non siamo iscritti a nessuna lista di collocamento..“. Il tentativo è di diventare un film generazionale; anche attraverso il titolo, accattivante e furbo, che scomoda idoli venerati come santi. Rendere epico il mondo del pallone, in un film che già dal titolo, mescola cori da stadio, telecronache, musica punk: Maradona è colui sopra ogni cosa. Gli hanno aggiunto ‘Santa’ come per poterlo aggiungere sul calendario.

All’inizio del film scorrono i filmati a raccontare il goleador. Tra le sue prodezze, anche il gol che entrerà nella storia come il miglior del calcio, nella partita Argentina-Inghilterra del 22 giugno 1986, Mondiale Messico 86, terminata 2-1. Famosa anche per il discusso gol di mano da parte di Maradona. E l’ultimo suo gol ai mondiali, il volto gettato fin dentro la telecamera, a preannunciare l’esito positivo dell’antidoping a fine partita. 

Santa subito..

Una creatura mitologica, corpo di uomo e testa di c…“, queste le conoscenze omeriche e poemiche, apprese dai due disperatamente giovani. Le scene sono girate quasi tutte a Torino. Il bar dove, all’inizio del film, Dolores confessa ad Andrea di aver ceduto e fatto sesso con un altro uomo, è il Bar Pastis, di Piazza Emanuele Filiberto 9, TorinoAndrea-Accorsi, chiederà al pizzaiolo se avesse mai visto la ragazza con la quale si era “scontrato-incontrato”, ma viene scambiato per un maniaco sessuale. Il ristorante che si vede è Sindbad, situato in Via Milano a Torino. Leoni in gabbia, o adolescenti forti come felini, si parlerà molto di questo film “Santa Maradona“, stasera in tv un pezzo di vita, chiamata gioventù, in cui siamo passati tutti.

Federica De Candia. Seguici sempre su MMI e Metropolitan Cinema!

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