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Aprile 12, 2021, lunedì

Sara Cabitza: l’aerodinamica è donna

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La rubrica W-on Track prosegue questa settimana con Sara Cabitza, ingegnere aerodinamico in forza alla Renault, Alpine dal 2021. Sarda di origini, specializzata in aerodinamica, la carriera di Sara in Formula 1 inizia nel 2014 con la Force India. Nel 2017 approda nel team francese.

E’ il lontano 2010 e una giovane ingegnere meccanica italiana inizia a muovere i primi passi nel mondo della Formula 1. Il suo nome è Sara Cabitza, il team che la accoglie uno dei più prestigiosi e titolati della storia, la Williams. Comincia così, con una collaborazione esterna di sei mesi, l’avventura di Sara nel Circus. Oggi, con un’esperienza ormai pluriennale alle spalle, Sara Cabitza è entrata di diritto a far parte di quel ristretto gruppo di donne che, con talento e tenacia, hanno conquistato il loro spazio in un settore storicamente competitivo e maschile come la F1.

Sara Cabitza: dalla Sardegna ai college di Londra

Nata 39 anni fa a Gonnosfanadiga, paesino nel sud della Sardegna, Sara Cabitza ha le idee chiare sin da ragazzina: da grande progetterà monoposto di F1. La passione per le macchine da corsa la eredita dal padre, anche lui ingegnere, con il quale da piccola costruisce modellini di aerei. E mentre le sue coetanee spasimano per attori e popstar, l’idolo di Sara è Adrian Newey, visionario ingegnere cui si deve la progettazione di vetture iconiche come la Red Bull con cui Sebastian Vettel conquistò i suoi 4 mondiali. Con queste premesse, si iscrive alla facoltà di Ingegneria Meccanica all’Università di Cagliari. Si laurea nel 2008.

Sara Cabitza – Photo Credit: Pino Mercuri Twitter

Durante gli anni universitari, Sara fonda il primo team sardo di Formula SAE con cui si aggiudica il primo premio a Maranello nella pista privata della Ferrari. Nel 2009 lascia la Sardegna per Londra dove consegue un dottorato in aerodinamica all’Imperial College, tempio mondiale dell’aerodinamica e tappa obbligata per chi, come Sara, sogna la F1. E infatti da lì a qualche mese per lei si aprono le porte della Force India.

Sara Cabitza: l’approdo in F1

L’avventura di Sara Cabitza nella F1 inizia ufficialmente nel 2014, con la Force India. Della sua prima esperienza in un team di F1, Sara ha un ricordo con luci ed ombre:

“L’ambiente di lavoro in Force India era piuttosto opprimente – ha dichiarato qualche anno fa – mi sentivo molto sotto pressione e inoltre, essendo una delle pochissime donne in team, regnava anche un certo maschilismo. Per tutto il primo anno è stato molto interessante, io mi occupavo dell’analisi dei dati raccolti in pista, il che da fuori può sembrare bellissimo, ma ad un certo punto ha cominciato a diventare alienante”.

Sara Cabitza alla Renault – Photo Credit: Renault Sport

Nel 2017 l’approdo in Renault come ingegnere aerodinamico. Un ruolo che, secondo la Cabitza, assumerà un’importanza sempre più rilevante in futuro. Con la Formula 1 lanciata verso una rivoluzione green, è plausibile infatti che l’aerodinamica diventi sempre più cruciale nella progettazione delle monoposto.

Sara Cabitza, le donne e la F1

Sia negli anni della specializzazione di Sara in Inghilterra sia prima, durante l’Università a Cagliari, le donne sono costantemente una minoranza rispetto agli uomini: soltanto tre su 50 nel primo caso, sei su 116 nel secondo. Chiaro segnale che per farsi strada in un mondo elitario come quello della F1, una donna dovrà dimostrare di essere competente, caparbia e talentuosa il doppio rispetto ad un uomo. Prova ne è il fatto che la Cabitza sia una delle poche donne a ricoprire un ruolo occupazionale che, ancora oggi, è quasi esclusivamente appannaggio degli uomini.

La Renault di Sainz progettata da Sara Cabitza – Photo Credit: Renault Sport

Il sessismo c’è e non viene sanzionato – ha dichiarato Sara in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport – ma queste sono ragioni in più per non mollare. Non voglio dire che tutta la Formula 1 sia così, perché io nel mio team sono rispettata e stimata. La parola chiave per farcela è resilienza, ci sono momenti in cui i miei esperimenti non funzionano o i dati sono sbagliati o le sessioni di lavoro si rivelano inutili. Il mio obiettivo è migliorare le performance in pista della macchina. È la vita della sperimentalista, io come donna non ho chiesto nessuno sconto. Lavoro di notte, sono turni che possono superare le otto ore” 

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Rosanna Greco

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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