”Satire”, Orazio: corruzioni e vizi della società romana

Satire, Orazio - Photo Credits: studiarapido.it
Satire, Orazio – Photo Credits: studiarapido.it

Satire, l’opera del poeta latino Orazio scritta, successivamente, in due periodi distinti. Nel nuovo appuntamento della rubrica ClassicaMente, uno sguardo alle corruzioni e i vizi della società romana del tempo.

Satire: il decadimento morale dei costumi romani

Una raccolta di componimenti in esametri noti con il titolo latino di Sermones. L’opera fu composta da Orazio in due momenti differenti: il primo libro, dedicato a Mecenate, contiene dieci componimenti e fu pubblicato nel 35 a.C . Il secondo libro, invece, otto testi pubblicati nel 30 a.C. Le argomentazioni affrontate nelle Satire descrivono, sostanzialmente, vizi e corruzioni della società romana del tempo. E’, in sintesi, la narrazione della vita quotidiana svolta nel circolo di Mecenate. Le satire, a loro volta, posseggono una propria struttura dividendosi in quattro tipologie: narrative, discorsive, monologiche e dialogiche:

  • Narrative: questa tipologia di satira rappresenta vicende reali vissute dal narratore: l’insegnamento è quasi sempre morale o filosofico poiché derivante da situazioni abituali dell’esistenza. Orazio, infatti, prediligeva la filosofia del quotidiano; la sua critica sulla corruzione umana si basa su un ideale specifico da lui seguito: αὐταρκέια – autarcheia – ovvero, l’autosufficienza interiore; e sulla μετριότης – metriotes – la moderazione che riconduce al precetto universale che porta alla virtus;
  • Discorsive: argomentazioni e riflessioni che presentano analogie con la diatriba. Una sorta di dialoghi in cui si inserisce un interlocutore fittizio, strumento di obiezioni e osservazioni, per ravvivare la conversazione con il poeta;
  • Monologiche: di andamento sia monologico che dialogico, la conversazione si instaura con un scambio di battute fra il poeta e uno o più personaggi;
  • Dialogiche: abbandonato l’individualismo discorsivo, il poeta compone dialoghi di natura cinica fra chi narra e una serie di personaggi. Svanisce la patina della satira narrativa, in quanto Orazio, adesso, sembra porre la sua attenzione alla caducità del tempo e alla fugacità dei piaceri.

Il sarcasmo come strumento di denuncia

Il modello preso ad esempio da Orazio è Lucilio: a lui risalgono sia l’introduzione all’esametro che il contenuto degli argomenti, la corruzione denunciata attraverso le armi del comico ed il sarcasmo. Tuttavia, il poeta latino, rielabora il modello lucilliano: pur inserendo i tratti tipici della dura critica del genere satirico, il poeta si pone nell’ottica della ricerca, ragionando sui vizi morali in placide conversazioni fra amici, – da qui, il titolo Sermones – membri dell’elegante circolo di Mecenate. I toni lucilliani che eccedono in modi sprezzanti, si sostituiscono all’autosufficienza ed alla moderazione, precedentemente menzionati e, qualità imprescindibili per la poetica oraziana. A ciò si aggiunge la componente autobiografica: molti schemi narrativi dell’opera, appartengono ad una realtà sperimentata realmente da Orazio e descritta senza alcuna presunzione di superiorità, anzi, con distacco ed autoironia:

”Anzitutto da quelli ch’io direi davvero poeti mi escludo: non credo che per essere fra questi basti fare un verso conchiuso o scrivere”.

Satire oraziane: l’importanza dello schema cinico-stoico e i non moralismi

Il primo libro delle Satire dipinge un contesto in cui si discorre dell’eterna insoddisfazione degli uomini incapaci di godere delle piccole cose; ma anche un dibattito su adulterio e prostituzione, da preferire quest’ultima, secondo Orazio. Successivamente, la sottile ironia sulla presunta saggezza stoica, lodi a Mecenate, scene comiche fra due litiganti. Il secondo libro, invece, si concentra sugli elogi della vita campestre, la critica alla dottrina stoica in cui solo il sapiente sarebbe sano di mente, mentre il genere umano, impazzito; sussegue l’incapacità sul contegno delle passioni e la celebre favola del topo di campagna e il topo di città, esaltazione della vita agreste.

Satire: ''Il topo di campagna e il topo di città'' - Photo Credits: wikipedia
Satire: ”Il topo di campagna e il topo di città” – Photo Credits: wikipedia

Il lessico oraziano, si modella, di volta in volta, sull’argomento che sta trattando: l’obiettivo è, in questo modo, analizzare minuziosamente dettagli e difetti. La peculiarità, nonché grandezza di Orazio, consiste nel trattare i vizi e le corruzioni senza imporre proprie ideologia, né ergersi a insegnante dal tono moralista: nessuna censura o toni aspri. E’ un ”fotogramma” della realtà così come si presenta: un punto di vista esterno e oggettivo, non influenzato dalle idee stesse del poeta. A questo proposito utilizza lo schema della diatriba cinico-stoica, che consiste nella presentazione di un argomento e lo sviluppo dei vari punti di vista, tramite l’escamotage narrativo del dialogo. Un valido esempio si ritrova nell’impostazione de Il topo di campagna e il topo di città.

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