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Sciacca, è affetto da coronavirus ma va al supermercato

Sciacca (AG)- Risulta positivo al coronavirus e viene sottoposto a isolamento domestico volontario. Sarebbe dovuto restare in casa, ma si è recato in un supermercato e il fatto è stato immediatamente segnalato alle autorità. La procura ha aperto un’inchiesta su cui, chiaramente, vige per ora il massimo riserbo. Sul capo dell’indagato pendono le accuse di concorso colposo in epidemia e inosservanza di provvedimento dell’autorità.

Nonostante risulti positivo al test da coronavirus, esce di casa e va al supermercato. Ora rischia fino a 21 anni di reclusione.

La magistratura, coordinata dal procuratore capo Roberta Buzzolani, ha aperto il fascicolo e informato anche l’autorità sanitaria. Unico caso analogo, finora, si è registrato a Foggia a carico di ignoti. Intanto l’emergenza coronavirus fa tremare sempre più anche il sud Italia.  

Coronavirus e tutela penale

Il reato di epidemia colposa è punito dalla legge con una pena minima che arriva fino ai 21 anni di reclusione. Lo troviamo scritto codice penale, ma la legislazione di emergenza per contenere il contagio da coronavirus sta disciplinando anche altre fattispecie. Un esempio può essere la falsa autocertificazione o gli spostamenti ingiustificati, insieme al mancato segnalamento dei casi di cui si venga a conoscenza. 

La falsa autocertificazione e l’omessa denuncia

Nello specifico, il primo caso è punito con la reclusione da uno a sei anni. Tale falsa dichiarazione (ad esempio affermare di doversi muovere per motivi di lavoro o salute gli unici casi in cui è concesso lo spostamento), infatti, integra il reato di “falsa attestazione ad un pubblico ufficiale”. Lo spostamento ingiustificato, invece, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con un’ammenda che può arrivare fino a 206 euro

Chiunque può segnalare casi di cui venga a conoscenza, nello specifico hanno l’obbligo per legge di farlo i pubblici ufficiali (forze armate e di polizia, vigili urbani e del fuoco, magistrati, medici..). In caso di mancata informazione, sono anch’essi punibili ai sensi dell’articolo 316 del codice penale, che disciplina il reato di omessa denuncia

Mancata informazione e inosservanza dei provvedimenti delle autorità

Punibili penalmente sono anche coloro che sospettano di aver contratto il virus e non si mettono in auto-quarantena o non informano le autorità. Nel primo caso si parla non solo di violazione dei provvedimenti dell’autorità, ma anche di lesioni o tentate lesioni volontarie ai danni della comunità. La pena massima a questo punto sarebbe la reclusione fino a 21 anni, qualora il soggetto in questione dovesse infettare persone a rischio causandone la morte.

Difatti, il contatto con soggetti fragili e la loro conseguente morte, rientra direttamente nella fattispecie di omicidio volontario. Si applica, in questi casi di specie, la stessa disciplina dei casi di persone sieropositive che sanno di esserlo e non avvisano il partner. 

La stessa disciplina viene applicata anche nel secondo caso (dunque quando, ad esempio, si abbiano contatti con qualcuno che abbia contratto il virus e si continui ad uscire di casa o non si prendano le dovute precauzioni). In questa situazione si parla di dolo eventuale o colpa cosciente, che rappresenta un elevato rischio di contagio. Qualora il soggetto contagi qualcuno che sia costretto a più di quaranta giorni di malattia, sarà punito con la reclusione da tre a sette anni.

La psicosi da coronavirus non è mai stata così reale e, per come si sta evolvendo la situazione, certe misure non sembrano più tanto “esagerate”. Al contrario, sono quanto mai necessarie e il Governo, con la pubblica informazione, non mancano dal comunicare ai cittadini tutti i giusti comportamenti da mettere in atto.

Tuttavia, c’è ancora chi non segue le disposizioni, mettendo in pericolo se stesso e gli altri e sfuggendo ad un sistema creato apposta per gestire e contenere la pandemia.  

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