Non esiste Francis Scott Fitzgerald senza Zelda Sayre. La loro storia d’amore, ha alimentato i maggiori romanzi della letteratura statunitense, permettendoci di assaporare ad oggi, il gusto del Ruggenti Anni Venti.
Scott e Zelda Fitzgerald: l’inizio di tutto

La favola cominciò nel 1918, quando Scott e Zelda s’incontrarono, ad un ballo del country club di Montgomery, città dove abitava Zelda.
F. Scott Fitzgerald, sottotenente era solo uno dei tanti militari accampati, in attesa dell’ordine di trasferimento sul fronte europeo. Zelda era invece la figlia del pastore Sayre, la civettuola, brillante e bella ragazza del Sud corteggiata da chiunque venisse ad Alabama.
Scott e Zelda si riconobbero da subito.
Zelda, cercava qualcuno che potesse non annoiarla, qualcuno con cui condividere la follia della gioventù e che non potesse incastrarla nella figura convenzionale di essere moglie, madre e casalinga.
Voglio sposare Scott perché i mariti spesso sono troppo mariti e io ho bisogno di sposare un amante
Zelda Sayre Fitzgerald – Fonte: Superzelda (Tiziana Lo Porto, Daniele Marotta, 2011)
Il militare Scott cercava la sua ispirazione. Scott infatti, nel mentre della guerra, cercava di scrivere per fare della scrittura il suo lavoro. E così quando nel 1918 incontrò Zelda, subito divenne immediato per lui che la loro storia avrebbe cambiato la storia della letteratura.
I love her, and it’s the beginning of everything
Lettera di F.Scott Fitzgerald del 1919 – Fonte: Caro Scott, Carissima Zelda (C.W Barks, J.R. Bryer, 2018)
Belli e Dannati
La loro storia d’amore è forse l’esempio più tangibile della follia dei famosi anni Venti.
Quando i due si trasferirono a New York, in seguito al successo del primo romanzo di Scott, Di qua al paradiso (1920), diventarono l’archetipo di ciò che New York pretendeva: divertimento, alcol, soldi e vizi.
Erano giovani baciati dalla fortuna: il successo dei libri di Scott, fece si che la coppia potesse vivere nei migliori hotel del paese e godere di tutti i vantaggi della popolarità. Ma come in tutte le favole, per ogni ricchezza c’è sempre un prezzo da pagare. La fortuna fu solo una parte del mito dei due: Scott divenne un alcolizzato, mentre Zelda fu più volte ricoverata in manicomio per schizofrenia.
Zelda doveva ispirare Scott e Scott non doveva permettere che Zelda si annoiasse, per far si che la ragazza potesse ispirare i maggiori caratteri femminili dei suoi libri.
Io devo essere conquistata da capo tutte le volte che mi vedi
Rosalind in Di qua al paradiso (F.S. Fitzgerald, 1920)
Zelda, la musa degli anni Venti
Alla mia moglie diletta, alla mia carissima dolcissima
babù, senza il cui amore e soccorso
né questo libro né nessun altro
sarebbe mai stato possibile.
Da me, che l’amo ogni giorno
di più, col cuore pieno di
devozione per la sua amabile persona.
Scott
St. Paul, Minnesota, 6 febbraio 1922 Fonte: Caro Scott, Carissima Zelda (C.W Barks, J.R. Bryer, 2018)
In un’intervista del 1923 del <<Baltimore Sun>>, Zelda viene intervistata quale musa del marito. Zelda racconta che quando i due si erano conosciuti, Scott aveva appena iniziato a scrivere Di qua al Paradiso(1920), primo libro di successo dello scrittore. Inizialmente, l’autore riversava Zelda nei panni di Eleonor, per poi conoscerla meglio e capire che il personaggio di Eleonor non era abbastanza per rappresentare i panni della giovane Zelda. Nacque così il personaggio di Rosalind.
Dopo di lei ci sarebbero state Gloria (Belli e dannati, 1922), Daisy (Il Grande Gatsby,1925), Nicole (Tenera è la notte, 1934), Minna (Gli Ultimi fuochi, 1941) e tante altre minori dei suoi brevi racconti.
Scott e Zelda: una storia alla mercè di tutti
Scott era ossessionato da Zelda, come se fosse l’unico motivo del suo successo.
E forse in parte lo era, dato che oltre ad alimentare le sue fantasie sull’eclettiche protagoniste dei suoi romanzi, Scott derubò Zelda anche di molti dei suoi scritti. La stessa Zelda rivelerà in futuro, che parte di Di qua al paradiso fu tratto dal suo diario personale, così come le lettere che i due si scambiavano, diventarono materiale dei romanzi.
Mi sembra di aver riconosciuto in una pagina un brano di un mio vecchio diario misteriosamente scomparso poco dopo che mi ero sposata, e anche pezzi di lettere che, per quanto molto riveduti, mi suonano vagamente familiari.
Zelda Fitzgerald – Fonte Caro Scott Carissima Zelda
Zelda voleva fare la scrittrice. Tuttavia, Scott geloso del talento innato della moglie, non le permise di coltivare questa sua passione, sminuendo le sue capacità e rilegando il tutto all’ossessione della moglie nel coltivare nuovi hobby.
L’unico scritto che Zelda riuscì a pubblicare fu Lasciami l’ultimo valzer (1932) in cui Zelda si racconta attraverso i frammenti di un’autobiografia. Il libro scatenò nella coppia il più forte scontro tra i due, che vedeva come unico obiettivo, il diritto di servirsi del materiale delle loro vite in comune.
Scott e Zelda esaurirono la loro vita per l’arte. La loro storia doveva essere una storia alla mercè di tutti, fino al punto da non avere più un posto per la loro intimità. Ma fu proprio questo continuo alimentarsi a vicenda, che permise ai due di amarsi fino alla fine dei loro giorni.
Martina Capitani
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Ph: F.Scott Fitzgerald e Zelda Sayre – Photo Credits elle.com





