Attualità

Scuola e Covid, l’invito alla resistenza di un’insegnante napoletana

La scuola al centro dell’attenzione dei nostri governanti sin dal suono della prima campanella. Dagli orari scaglionati di ingresso e uscita sino alle lezioni in presenza e a distanza, dal rebus mascherine in aula fino al distanziamento tra i banchi rigorosamente monoposto. Un avvio del tutto inusuale quello di una scuola che si rinnova ai tempi del Covid. Gli studenti sono tornati tra i banchi – questo è vero -, ma la paura e il timore non mancano affatto. Per questo motivo, un’insegnante del Liceo Umberto I di Napoli ha deciso di lanciare su Facebook un messaggio che invita alla resistenza.

Scuola e Covid: l’invito alla resistenza

Citando alcuni versi di Italo Calvino, Francesca Ficca ha lanciato il suo messaggio sui social per invitare gli studenti e il personale del comparto scuola alla resistenza di fronte al Covid.

https://www.facebook.com/francesca.ficca.5/posts/1536845929831966

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Secondo questa visione, quindi, ognuno ha due possibilità: quella di accettare l’inferno fino ad abituarsi e a non vederlo più; oppure riconoscere che cosa e chi nell’inferno non lo è, e cercare di fornirgli una posizione di vantaggio. Dietro alla scuola, infatti, si muovono migliaia di persone che ogni giorno – anche in passato – si sono impegnate affinché tutto funzionasse per il meglio. Se solo i genitori – anziché lamentarsi di continuo – accettassero gli sforzi fatti per mettere in moto una macchina complessa che smuove migliaia di studenti, forse si potrebbe avere un buon inizio. La scuola è partita, non senza difficoltà come accade tutti gli anni, ma per il 2020 si tratta di un periodo delicato. La parola d’ordine è attenzione e rigore, rispetto delle regole affinché sia garantita la salute di tutti i cittadini italiani.

“Quanto perderanno i nostri figli in questo anno? Tanto, tantissimo – ha proseguito l’insegnante nel suo messaggio -. Ma forse perderanno ancora di più se, davanti ai loro ‘occhi depressi’, noi che siamo i primi educatori, i loro genitori, non sapremo porre quel poco di buono che c’è, se non insegneremo loro che, tra tante difficoltà, ci sono anche piccoli successi quotidiani, ci sono gli sforzi e l’impegno di quanti sono i primi a riconoscere quelle difficoltà e tentano instancabilmente di superarle, solo e soltanto per amore degli studenti”.

E infine, la donna conclude: “I problemi non si risolveranno, ma se anche solo un ragazzo imparerà a nutrire ancora speranza e fiducia nel futuro e nella buona volontà propria e altrui, senza piangersi inutilmente addosso, forse anche tutta questa tragedia che ci ha travolti ci lascerà qualcosa di buono. E non è poco”.

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