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”Se ti tagliassero a pezzetti”: l’inno alla libertà di Fabrizio De Andrè

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Se ti tagliassero a pezzetti, fra le più belle canzoni di Fabrizio De Andrè; un titolo ingannevole che racchiude, fra le sue strofe, un messaggio importante: per quanto la società e le convenzioni possano sminuzzare la libertà degli esseri umani, quest’ultima, trionferà sempre.

Se ti tagliassero a pezzetti, la libertà connaturata all’uomo

Scritta da Fabrizio De Andrè e Massimo Bubola, Se ti tagliassero a pezzetti è, insieme, un inno e una metafora alla libertà. Il testo si inserisce nell’album intitolato con il suo medesimo nome, Fabrizio De Andrè, del 1981. Le canzoni di questa raccolta furono incise per ripagare il padre dopo l’ingente somma di denaro versata per il rapimento di Faber e la moglie. L’esperienza del rapimento è narrata in un altro noto brano dell’album: Hotel Supramonte. Le parole chiave per l’interpretazione di questa canzone dal potente messaggio, possono ridursi ad una trilogia: libertà, amore, natura. Il filo conduttore dell’intero testo sottolinea proprio l’importanza di questi tre elementi che, successivamente, ne riflettono altri come naturalmente vuole il gioco dell’esistenza di ognuno. Il brano inizia con una premessa: seppur la società tenti di prevaricare sul libero arbitrio dell’uomo sminuzzando i suoi voleri, la natura – ”Il Polline di un Dio” – insieme ai suoi elementi – il ragno, il vento, la luna – ricomporrebbe a prescindere quell’essenza distrutta.

Se ti tagliassero a pezzetti - Photo Credits: selapennamidisegna.files.wordpress.com
Se ti tagliassero a pezzetti – Photo Credits: selapennamidisegna.files.wordpress.com

Nei versi successivi entra in scena l’amore: l’immagine di un bacio delicato che, in seguito, si concretizza con il verso ”Alla fine siamo caduti sopra il fieno’‘. Un amore che può essere l’inizio di un rapporto serio ma, anche, il viversi un’emozione senza impegno:

Ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.
Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.

L’amore simbolo di libertà

Due innamorati scevri da convenzioni, liberi di essere qualsiasi cosa senza etichette che ne contraddistinguano l’entità del sentimento; sono la metafora dell’amore senza costrizioni imposte. La libertà non è altro che un’amante trovata per caso lungo il fiume: ogni passione può essere fugace o sempiterna, tutto dipende dalle soggettive vicende esistenziali che possono farla sopravvivere o perire:

Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c’è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera.

Se ti tagliassero a pezzetti veicola, oltretutto, un ulteriore pensiero: la libertà può perdersi per molto o poco tempo, a volte seriamente o solo per giochi momentanei ma è proprio quella felicità che scombina le regole che riesce a far sentire vivi gli uomini: quell’adrenalina, quella possibilità di scegliere il proprio destino è la gioia sperimentata in un istante a cui, l’indomani, si ripenserà nostalgici: la mente vagherà verso quelle sensazioni così forti non più ripercorribili perché appartenenti al passato. E’ l’amore in ogni sua forma a simboleggiare la libertà, a sua volta, foriera di fantasia: Faber si rivolge a lei con ”Signora libertà, Signorina fantasia” precedentemente menzionata come Anarchia ma, a quei tempi, censurata:

E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

Se ti tagliassero a pezzetti: le convenzioni sociali attentatrici del libero arbitrio

Nonostante l’apparente non sottomissione la società, e con essa le regole che guizzano sotto le coltri invisibili delle convenzioni, contrastano il libero arbitrio; la ragazza baciata neri versi precedenti che, per un attimo, si è donata all’amore e alla libera azione è ora incastrata nel grigiore di una stazione, incastonata in un tailleur grigio fumo: quasi a sottolinearne la sua condizione. Ha lasciato il brivido della scelta per cristallizzarsi, nuovamente, nei ruoli che la società impone.

Tuttavia, la giovane fanciulla, altro non è che un’allegoria simboleggiante la stessa libertà che, suo malgrado, è imprigionata dalla quotidiana vita borghese: pressioni sociali, dettami, principi, abitudini che soffocano la sua vera essenza. La libertà avanza, ogni giorno, a braccetto con quelle convenzioni pronte ad assassinarla:

T’ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell’altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

Se ti tagliassero a Pezzetti: nessuna pressione sociale può assassinare la natura umana

Nessun tailleur può scardinare la libertà interiore e generica degli esseri umani; né tanto meno la fantasia che ne consegue. Per quanto la società tenti di distruggere e assassinare le libere scelte di ognuno attraverso regole invisibili, paradossi e norme, la libertà finisce sempre per rinascere e risorgere poiché è il riflesso della natura. Gli esseri umani possono avvicinarsi alla loro essenza primordiale che li concepisce liberi e senza pressioni da parte di un generico ”qualcuno”, immergendosi nella natura stessa. Un meccanismo che può e deve essere attuato riscoprendo il gusto della semplicità, naufragata e sepolta dalle dinamiche di vita borghese. Regole, per lo più, artefatte e e volte alla convenienza. La collettività tesse trame imposte uccidendo la libertà individuale; tuttavia nessuno può assassinare la libertà di qualcun altro: ognuno uccide la propria solo quando, convinti di inseguirla, ci si fossilizza in un’esistenza oppressiva assecondando il potere e cristallizzandosi nelle etichette che la società impone.

Stella Grillo

Foto in copertina: Se ti tagliassero a pezzetti – Photo Credits: Facebook

 

Stella Grillo

Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Italo Calvino

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