Quante volte abbiamo sentito parlare de Il mago di Oz o ascoltato Over the Rainbow? Anche chi non ha mai letto la serie di libri o visto il film sa bene di cosa parla questa storia, sempre se esista al mondo qualcuno che da bambino non è rimasto a bocca aperta davanti al passaggio dal Kansas color seppia al magico e colorato mondo oltre l’arcobaleno. Oggi parliamo del film del 1939 diretto da Victor Fleming, prima opera cinematografica ad aver trasposto sullo schermo le meravigliose avventure create e scritte da L. Frank Baum a partire dal 1900.
La magia del Technicolor
Non c’è niente da fare, Il mago di Oz è pregno di magia. Quella di Glinda (Billie Burke), quella delle scarpette rosse, quella della fiaba e del cinema. Forse il particolare che più di tutti rende affascinante la pellicola, oltre all’interpretazione magistrale di ogni attore del cast, è l’uso sapiente dei colori. Conosciamo la protagonista, Dorothy (Judy Garland), nella fattoria dei suoi zii in Kansas. Un velo color seppia avvolge la realtà rendendola invece, ad oggi che siamo abituati ai film a colori, una dimensione surreale e lontana, priva di magia e felicità.
Poi il ciclone risucchia tutta la casa con lei e il suo cagnolino Toto e come un portale li fa atterrare oltre l’arcobaleno, in quel mondo che nella canzone iniziale aveva avuto il coraggio di sognare. La realtà è ancora seppia finché Dorothy non esce e trova ad aspettarla il cielo blu dei suoi sogni, i colori sgargianti e brillanti che contrastano l’ordinario e triste Kansas. È in questo passaggio al Technicolor che Il mago di Oz rilascia il suo incantesimo.

Destinazione: Mago di Oz
Nel corso del tempo sono state molte le interpretazioni di questa storia. Si è cercato di dare all’opera significati psicologici e politici, passando anche per il femminismo. Come molte favole strutturate con lo schema di Propp si presta bene a molteplici tipologie di lettura, a seconda di ciò che si cerca. È appunto la struttura narrativa che L. Frank Baum ha usato, e a cui Victor Fleming ha dato un volto, che lo rende familiare e accattivante. I personaggi sono stereotipati ma hanno una funzione ben precisa, Dorothy è immatura all’inizio del suo viaggio e ne tornerà a casa cresciuta e più consapevole. Il mago di Oz è entrato nell’Olimpo delle storie senza tempo, quelle che indipendentemente dal momento storico in cui ci si trova continuano a funzionare e sono incredibilmente moderne.
Somewhere over the rainbow
È capitato a tutti il non percepirsi completi, il sentire che ci fosse qualcosa ad aspettarci chissà dove, chissà quando. Qualcosa di irraggiungibile ma che ci avrebbe finalmente dato l’opportunità di dimostrare agli altri il nostro valore, o un posto capace di farci sentire a casa. Un posto che può esistere solo oltre l’arcobaleno, lontano dalla crudeltà e dalla freddezza color seppia della nostra vita reale quotidiana. Dorothy sente che le manca qualcosa, ma forse non sa neanche lei bene cosa.
E allora nel mondo a colori pregno di magia diventa una salvatrice, un’eroina. Non solo per i Mastichini che salva involontariamente dalla crudele Strega dell’Est, ma anche e soprattutto per gli amici che si uniranno alla sua quest: lo Spaventapasseri (Ray Bolger), l’Uomo di Latta (Jack Haley) e il Leone (Bart Lahr). Anche loro si credono incompleti. Lo Spaventapasseri vorrebbe un cervello per pensare, l’Uomo di Latta un cuore per poter provare le emozioni, il Leone il coraggio per potersi sentire forte come un re. Dorothy li salva nel momento in cui propone di andare con lei dal Mago di Oz (Frank Morgan), l’unico in grado di dar loro ciò che desiderano.

Il viaggio è più importante della meta
Percorrono la strada di mattoni gialli, superano avversità, sconfiggono perfino la perfida Strega dell’Ovest per poi raggiungere la città di Smeraldo e scoprire che il Mago di Oz non è nulla più di un truffatore. Quanti truffatori incontriamo nel corso della nostra vita che si dicono capaci di darci quel miracolo di cui abbiamo bisogno? Il punto è questo, oltre l’arcobaleno così come nella nostra realtà, è già tutto dentro di noi. Durante il viaggio lo Spaventapasseri si dimostra come il più intelligente, l’Uomo di Latta come il più sensibile e il Leone come il più coraggioso. L’unica cosa che manca è qualcuno che dia loro credito, l’unica cosa di cui hanno bisogno è sentirsi dire che loro sono completi.
La strada di mattoni gialli porta alla felicità
Non è stata la meta ad esaudire i loro desideri, ma la strada di mattoni gialli. Non è l’obiettivo la cosa più importante bensì come lo si raggiunge, è durante il viaggio che si cresce e si prova il proprio valore a se stessi. A volte abbiamo solo bisogno dell’approvazione di qualcun altro perché non riusciamo a vedere che il potere di diventare chi vorremmo essere è già dentro di noi. Così come Dorothy ha sempre avuto ai piedi la possibilità di tornare a casa, ciò che le mancava era solo comprendere cosa è davvero Casa. Abbiamo tutti solo bisogno di un cervello che ci aiuti a rendercene conto, di un cuore che ci guidi nel percorso e del coraggio di sognare e raggiungere il nostro somewhere over the rainbow.
Ora so che se deciderò ancora di andare in cerca della felicità non dovrò cercarla oltre i confini del mio giardino, perché se non la trovo là non la troverò mai da nessun’altra parte.

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Articolo a cura di Eleonora Chionni





