Cultura

La Selva Oscura, tra storia e allegoria

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

È probabilmente l’incipit più famoso al mondo quello che dà inizio alla Divina Commedia. Prima, però, di inoltrarci nella selva oscura dantesca è utile qualche chiarimento storico-politico in cui la Commedia venne scritta. 

Contesto storico

Siamo a Firenze all’inizio del XIV secolo. Città non solo di poeti e scrittori ma anche uno dei maggiori centri economici italiani ed europei. Essa era però dilaniata da lotte interne che vedono il celeberrimo opporsi di Guelfi e Ghibellini: i primi patteggiavano per il Papa; i secondi volevano invece l’indipendenza dal papato e appoggiavano quindi l’Imperatore. Gli avversari erano rispettivamente Bonifacio VIII e Federico II. 

A loro volta i guelfi erano divisi al loro interno – per ragioni sia ideologiche che economiche –  in due fazioni: guelfi bianchi, tra cui Dante, e guelfi neri. Questi ultimi chiesero aiuto al papa Bonifacio che inviò in loro soccorso Carlo di Valois. Forti del supporto imperiale, i guelfi neri misero in atto un colpo di stato obbligando gli avversari bianchi all’esilio e alla condanna a morte. 

Dante fu tra gli esiliati da Firenze. 

È indubbio che il clima in cui viveva il già prolifico poeta, abbia influenzato, o per meglio dire ispirato, la stesura della Commedia che al momento della “pubblicazione” non aveva un titolo ma solo un sottotitolo, commedia appunto. Il termine Divina fu aggiunto anni dopo da un tipografo e tale è rimasto nel tempo. 

Una selva di Allegorie

Il viaggio ultraterreno di Dante, al di là delle sue accezioni religiose, è stato spesso accostato a numerosi significati profondi, altri, diversi: in altre parole un’allegoria. 

L’intera opera può facilmente essere letta in chiave allegorica già dai primi passi che Dante muove all’interno dell’altro mondo. 

Ma cos’è un’allegoria?  Deriva dal greco ‘alleon’, che in latino suona ‘alienum’, ossia diverso. Secondo la definizione tradizionale, allegoria è dire una cosa per significarne un’altra. Definizione che calza perfettamente anche con la metafora, quindi si potrebbe concludere che la Divina Commedia figura, insieme, come una macroallegoria che contiene uno sciame di microallegorie. Immaginatela come una grande scatola cinese di metafore. 

Definito ciò, possiamo andare avanti. 

Perché Dante intraprende questo viaggio? Qual è il suo significato ‘allegorico’? 

Dante nella Selva Oscura

È un pellegrinaggio che significa qualcosa come il duro tirocinio morale e conoscitivo di ogni essere umano per liberarsi dallo stato di colpa e disperazione che gli compete in quanto essere umano, e per aver pace nel breve tratto di questa vita e, nella successiva ed eterna, la felicità sconfinata della visione di Dio. Più in generale potrebbe anche significare l’itinerario di tutta la cristianità verso il comune riscatto nella giustizia. Ricordiamo che il viaggio avviene nell’anno del Giubileo, 1300 anno di Grazia. 

Il primo luogo in cui Dante approda è la selva. Una selva oscura, senza luna, senza piante, senza il cinguettio degli uccelli. Tale selva rappresenta, o potrebbe rappresentare, un periodo torbido ed infelice della vita dell’autore e, insieme, una fase di disordine istituzionale e di degradazione morale della sua Firenze, dell’Italia, dell’universo cristiano. 

Alla fine di questa tenebrosa selva Dante scorge un colle, figura allegorica della vita contemplativa, quindi attraversare la selva e arrivare al colle significherebbe transitare da una vita di peccati alla contemplazione come visione di Dio. 

Le tre fiere

Ma qualcosa impedisce l’ascesa al colle: le tre fiere. Esse costituiscono un ostacolo proibitivo per l’ascesa del colle, cioè per il pentimento e la contemplazione del peccatore e sono emblemi di un bestiario allegorico. 

La lonza, elegante e maculata, rappresenta la Lussuria; il leone rabbioso, la Superbia; la lupa, insaziabile, l’Avarizia. Quest’ultima sembra essere la peggiore di tutte poiché con il suo solo apparire cancella le altre due. In molti vi hanno letto un’ allegoria politica: Firenze sbranata dalla propria cupidigia. 

Dante dinanzi ad essa arresta il suo cammino. Virgilio gli andrà in soccorso, inviato da Beatrice. Purtroppo per scampare alla lupa il percorso necessita di una deviazione: non possono semplicemente attraversare la selva e salire il colle.  

Virgilio comunica la decisione di condurlo attraverso spazi senza tempo, nei quali udrà strida disperate, e riconoscerà gli antichi spiriti che invocano la seconda morte. 

Dante e Virgilio dinanzi alle porte dell'Inferno.

Allor si mosse, e io li tenni dietro. 

Comincia il viaggio di Dante attraverso l’Inferno

Se ti sei perso il primo appuntamento della rubrica Dantedì, leggi:
Dante:mercoledì si celebra la giornata dedicata al Sommo Poeta (https://metropolitanmagazine.it/dante/);
Botticelli illustra la Divina Commedia
(https://metropolitanmagazine.it/botticelli-divina-commedia/).

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