Sono giorni cruciali per decidere la ripartenza della Serie A. Nei giorni scorsi una commissione tecnico-scientifica istituita dalla FIGC ha varato un protocollo di misure atto a garantire la ripresa degli allenamenti in totale sicurezza. Protocollo al quale si sono opposti i medici di 17 club del nostro massimo campionato chiedendo, attraverso una lettera, ulteriori delucidazioni.

Serie A, i medici scrivono alla FIGC

Così non si può ripartire“. Si può sintetizzare in questo modo il pensiero espresso dai medici di 17 club della nostra Serie A, ad esclusione di Lazio, Juventus e Genoa, in una lettera indirizzata alla FIGC. Nei giorni scorsi la Federazione ha varato il protocollo di sicurezza contenente le misure necessarie alla ripresa degli allenamenti. Misure che gli esperti hanno definito ancora “poco chiare” se non addirittura “inapplicabili”.

Ma cosa prevede tale protocollo? Innanzitutto bisogna specificare che le direttive in esso contenute sono finalizzate esclusivamente alla ripresa degli allenamenti e non del campionato. Una prima fase, detta di “screening“, prevede che gli atleti si sottopongano a tampone e ad una serie di ulteriori accertamenti per accertarne l’assoluta negatività al virus. In seguito, le squadre dovranno riunirsi in un ritiro a porte chiuse dove gli atleti verranno monitorati costantemente sino al termine della stagione.

Qui per i primi tempi svolgeranno lavoro “a secco” (esercizi in palestra), mantenendo sempre una distanza interpersonale di almeno due metri ed attenendosi ad una serie di norme igieniche piuttosto restrittive. Per quanto riguarda le società, queste saranno responsabili della sanificazione di tutti gli ambienti in cui soggiorneranno gli atleti e della messa in sicurezza di tutti i propri tesserati (dipendenti compresi).

Le criticità rilevate dai medici

Uno dei primi punti sollevati nella lettera in questione è quello relativo al reperimento dei tamponi. Come sottolinea La Repubblica diverse società, specialmente quelle più piccole, avrebbero non poche difficoltà a richiederli per tutti i propri tesserati, sia per una questione di costi sia per le tempistiche relative alle analisi in laboratorio. Tra queste Lecce e Bologna che, tra l’altro, si dice “contraria a una ripresa delle attività prima di 15 giorni”.

Un altro problema riguarda i costi per la sanificazione degli impianti e delle strutture d’allenamento, operazione piuttosto costosa che non tutti possono sostenere. Gli atleti saranno poi costretti a dormire in camere singole, rispettando una distanza interpersonale di almeno due metri “Impossibile da mantenere” secondo i medici della Spal.

Resta da chiarire infine cosa succederebbe qualora un giocatore dovesse risultare positivo una volta riprese le attività. Il protocollo, in tal caso, prevede la sospensione immediata degli allenamenti e la messa in isolamento per due settimane del soggetto contagiato e di tutti coloro i quali sono entrati in contatto con lui, ma in tal caso si rischierebbe di vanificare inutilmente gli sforzi prodotti, ingenerando ulteriore confusione nei calendari come giustamente sottolineato dalla Roma:

“Come gestiamo la positività di un giocatore alla vigilia di una partita? Partita rinviata, di quanto? Il ritiro permanente è legalmente possibile?”

La società giallorossa, attraverso il dottor Andrea Causarano si è poi detta favorevole alla ripresa delle attività, ma solo qualora il protocollo venga ottimizzato:

“La Roma non ha mai espresso parere sfavorevole alla ripresa degli allenamenti in vista della ripartenza del campionato di Serie A […] I rilievi posti non erano in alcun modo volti alla contestazione del protocollo ma alla sua ottimizzazione e al suo efficientamento”.

Serie A, polemica sul protocollo: la FIGC risponde

Non si è fatta attendere la risposta della FIGC che, attraverso l’Ansa, ha diramato quanto segue:

“Gran parte delle segnalazioni pervenute la scorsa settimana alla Commissione medico scientifica della Federcalcio da 17 medici dei club di Serie A riguardanti il protocollo per la ripresa degli allenamenti sono state già recepite dal gruppo di lavoro presieduto dal professor Paolo Zeppilli e sottoposte lo scorso 22 aprile al ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, per un’analisi approfondita e in via di miglioramento”.

Inoltre la Federazione fa presente che:

“I documenti che alcuni dei medici di Serie A definiscono “protocollo” in realtà sono Indicazioni suscettibili di modifiche e aggiornamenti”

Riguardo infine la decisione di costringere le squadre al ritiro a porte chiuse la FIGC chiarisce che:

“La Commissione medico scientifica la ritiene la scelta che dà più garanzie per la tutela della salute nel contesto storico attuale e dei prossimi giorni/settimane. E questo perché, ad oggi, il rischio zero non esiste e anche, per onestà intellettuale, che non si sa quando e se esisterà davvero”.

La data prevista per la ripresa degli allenamenti è quella del 4 maggio, giorno in cui dovrebbero scadere le restrizioni imposte dall’ultimo Dpcm datato 10 aprile. L’interrogativo però a questo punto è d’obbligo: si riprenderà davvero a giocare?