Serie D alle prese con lo stop forzato, come tutto lo sport in Italia. Per ora siamo barricati in casa, ma poi tutto ritornerà come prima? Forse no…

Il Coronavirus colpisce tutti

In tempi normali, di lunedì si analizzerebbe la giornata di campionato appena conclusa, valutando le prestazioni delle diverse squadre ed assegnando promozioni o bocciature. Questo piccolo “passatempo”, tuttavia, oggi (e per un po’), non è possibile.

Il Coronavirus continua a far tremare il Paese, che pure, a proprio modo, prova a reagire. La maggior parte dei cittadini si attiene alle norme emanate nelle ultime settimane, per fare in modo che l’epidemia rallenti, o meglio, si arresti. Una lotta complessa, perché combattuta contro un nemico, in fin dei conti, invisibile e pure letale in molte circostanze. Peccato qualcuno non l’abbia ancora capito…

Benché non ci piaccia sottolinearlo o evidenziarlo oltremodo, e comunque con l’obbligo morale di fare cronaca, dispiace sapere che il virus continui a colpire forte, senza alcun riguardo per alcuno, calciatori e membri dei vari staff delle squadre di Serie D compresi. Nessuno sembra essere al sicuro.

Ecco, se allora la pausa forzata che il campionato sta vivendo, porta con sé molti dubbi sul modo con cui si potrà portare a termine questa stagione, una riflessione ulteriore va fatta su quale sarà in futuro l’atteggiamento che il mondo del calcio dilettantistico (e non solo), dovrà tenere per evitare situazioni come quella che stiamo vivendo.

Necessario un cambio di mentalità

I più attempati fra gli appassionati della Serie D e dello sport in genere, ricorderà l’impatto che ebbe l’HIV nella vita quotidiana di molte comunità, a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90. In molti all’inizio non capirono nel modo corretto, le modalità con cui il virus si trasferiva tra soggetti diversi.

Prevedibile e drammatica fu l’emarginazione che molti malati subirono, peraltro privati per molti anni, di un farmaco o di una terapia che ne alimentassero, almeno in parte, la speranza di sopravvivenza. Ora di questo virus e della sua orrenda malattia (l’AIDS), si sa più o meno tutto e prevenirla è diventata una cosa possibile, certo, a patto che si faccia attenzione a diversi comportamenti nella vita di tutti giorni.

Se allora dobbiamo sperare in qualcosa di positivo derivante anche da questi drammatici giorni, al di là del fatto che speriamo finisca presto l’ondata epidemica nel nostro e negli altri Paesi, è che non si perdano nel giro di breve tempo, quelle buone abitudini che i messaggi inviati per tramite dei media, diffondo a ciclo continuo.

Come abbiamo detto in altri articoli, è piuttosto apprezzabile che le Società di calcio si siano già mosse per migliorare l’igienizzazione dei propri impianti, ma quello che non vorremmo, è che all’indomani di questa emergenza, questa pratica finisca in cantina.

Ce la faremo, supereremo tutto ciò che oggi ci rinchiude in casa, ma ciò che serve davvero, è che si cambi mentalità, si aggiorni il nostro modo di guardare al mondo dello sport e non solo. La sicurezza deve aumentare. Sui campi di calcio, per i professionisti, ma anche e soprattutto per i più giovani ed i piccolissimi.

Serviranno investimenti, ovviamente, ed i privati non potranno fare tutto da soli. Praticare sport fa bene, produce ricchezza, giusto aspettarsi che le istituzioni se lo ricordino, anche per la Serie D, quando questo virus smetterà di metterci paura.

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