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Serie D ferma: ora scatta la caccia ai calciatori “positivi”

Serie D ferma come da programma, in una domenica dove restare a casa, più che una scelta, è un obbligo. Poco da raccontare ed allora qualcuno si chiede dove siano i calciatori “positivi” al Coronavirus…

Serie D e la prima domenica senza partite

Gli appelli di tanti VIP (e non solo), volti a fare in modo che le persone rimangano a casa per battere la forza del virus, soprattutto nelle ultime ore, si sono moltiplicati a dismisura. Davvero difficile non imbattersi in qualche video che non ce lo ricordi.

Se solo fosse possibile riavvolgere il nastro di appena due settimane, invece, scopriremmo con quale superficialità alcune voci autorevoli del calcio italiano (ed anche straniero), discettavano sull’argomento, improvvisandosi un po’ indovini ed un po’ infettivologi. Meglio stendere un velo pietoso…

Ora che tutti hanno capito l’importanza delle misure intraprese dal presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Sibilia, ma anche dagli altri “signori” del calcio, diventa più facile sensibilizzare ogni cittadino ad un comportamento più responsabile, per sé e per le persone intorno.

In questi giorni che paiono sospesi, compresa la prima domenica senza partite per la Serie D, tuttavia, ci sono cose che capiamo ed altre che davvero non hanno senso, e che se ce l’hanno, però, non ci piacciono…

Ripresa degli allenamenti ed i casi “positivi”

Mantenere la distanza di almeno un metro da altre persone (ma meglio se sono due), lavarsi le mani più volte al giorno, non uscire se non strettamente necessario, evitare gli assembramenti e le riunioni. Chi ancora non conosce le principali istruzioni per evitare il contagio da Coronavirus?

I vari club di Serie D si sono dati da fare per igienizzare i locali di lavoro, gli ambienti in comune e tutto questo è davvero apprezzabile. La voglia di tornare alla “normalità”, tuttavia, è appena dietro l’angolo ed ecco che qualche club immagina di tornare agli allenamenti tra una settimana o poco più.

Speriamo, ma pare oggettivamente presto poter decidere ora. Che questo accada oppure no, fa un po’ di tenerezza pensare quanto possa mancare il calcio ad alcuni, ovvero a tutti noi. Un’evasione mentale che farebbe bene. Non disperiamo, forse non sarà fra una settimana, ma il pallone tornerà a ruzzolare sui prati degli stadi e noi ci saremo.

Quello che invece non capiamo e non ci piace, è l’idea che qualcuno sia realmente interessato a sapere quali o quanti calciatori di Serie D, possano aver contratto il virus. Non ci piace, perché sa di morboso. L’essere stati raggiunti dal virus ed eventualmente aver sviluppato la malattia che allo stesso si associa, sa un po’ di caccia alle streghe. E poi, trattandosi di salute, perché i calciatori di questa od altre categorie, dovrebbero rendere note le proprie condizioni?

Il calcio manca a tutti gli appassionati, certo, lo abbiamo detto, ma se da una parte non si fa male a nessuno se per un po’ ci culliamo nell’idea che tra una settimana o poco più, si possa tornare alla normalità, non vediamo in che modo sapere se uno, o più calciatori della Serie D, sono risultati “positivi” al test da Coronavirus, possa ridurre l’astinenza da calcio.

Noi siamo perché si continui così. La salute, la malattia, sono e devono restare qualcosa di personale. La chiusura anticipata di questa edizione del campionato di Serie D non ci fa paura, la possibile caccia (mediatica) ai calciatori eventualmente “positivi” al test per il Coronavirus, sì.

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