Sorprendenti risultati emersi dalle recenti ricerche sul terreno di Shahr-i-Sokhta a cui partecipa anche l’Ateneo salentino
Presentati questa mattina in una conferenza internazionale online i risultati dei recenti scavi a Shahr-i Sokhta. Nell’Iran orientale, è un sito archeologico iscritto nella lista World Heritage dell’Unesco. Dal 2018 alla missione partecipa anche il Dipartimento dei beni culturali dell’Ateno salentino.
Shahr-i Sokhta, considerata la Pompei d’Oriente
I dati raccolti segnerebbero una svolta dal punto di vista cronologico per il centro di Shahr-i Sokhta. In base alla ricerca stratigrafica, il sito risulta ancor più antico di 3-4 secoli. Pare si trattasse di un centro dalla struttura eterarchica. Qui, gruppi clanici di origini tribali molto diversi tra loro pare siano riusciti a convivere mantenendo un certo equilibrio sociale.

Prosperità economica ed equilibrio sociale nel terzo secolo aC
Le gerarchie sarebbero state presenti solo all’interno dei singoli clan, mentre non era presente tra clan diversi. Questo probabilmente grazie alla prosperità economica del luogo nella prima metà del III millennio a.C. che permetteva di vivere in relativa tranquillità senza dar luogo a guerre per la supremazia sulle risorse. Tra i reperti inoltre, sono state rinvenute centinaia di proto-tavolette in argilla, utilizzate per la registrazione contabile di matrice famigliare, destinate al calcolo e alla gestione del guadagno.
Presenti il Rettore UniSalento Fabio Pollice, l’Ambasciatore italiano nella Repubblica Islamica dell’Iran Giuseppe Perrone, l’Ambasciatoredella Repubblica Islamica dell’Iran in Italia Hamid Bayat, i Direttore dell’Iranian Cultural Institute Taghi Amini, il Direttore della Scuola di specializzazione in Beni archeologici “Dinu Adamesteanu” dell’Università del Salento Gianluca Tagliamonte e il Direttore del Dipartimento di Beni culturali UniSalento Raffaele Casciaro.
Anna Cavallo





