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Siamo noi che razzoliamo male: l’epidemia aviaria imperversa ancora

Tra l’8 dicembre 2021 e il 23 febbraio 2021 l’Autorità per la sicurezza alimentare ha segnalato circa mille rilevamenti di influenza aviaria, sottolineando il rischio di una ulteriore diffusione, specialmente nelle aree ad alta densità di pollame. L’Italia fa parte di questi territori, e la situazione non è delle migliori. Nel nostro paese sono circa 300 i focolai. La responsabilità della diffusione dell’epidemia aviaria è delle modalità di allevamento, spostamento e uccisione adottate dai nostri produttori.

Il sistema alimentare che mette a rischio la nostra salute e quella degli animali

In materia di epidemia aviaria, non abbiamo scusanti. È impossibile giustificarsi di fronte alle immagini delle numerose indagini che hanno portato alla luce, nel corso degli anni, la situazione degli allevamenti intensivi. Se mostriamo disinteresse nei confronti delle condizioni di vita degli animali, almeno potremmo declinare questo egoismo a salvaguardia della nostra salute. Ovviamente, il fatto che queste creature vivano stipate in luoghi troppo piccoli per garantirne un’adeguata sopravvivenza, incide sul diffondersi delle malattie.

Essereanimali.org ha filmato l’abbattimento di 300mila polli in un allevamento in cui è stato rilevato il virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità. Un drone ha registrato la procedura. La pala di una ruspa raccoglie i polli, che ammassati all’interno di un container riempito di gas vedono la morte. Si tratta di una procedura cruenta che deve necessariamente porci difronte a un interrogativo: dobbiamo ripensare il nostro sistema alimentare? Le epidemie aviarie, e i riflessi che esse hanno sulla nostra salute, ci chiedono un cambiamento delle metodologie di allevamento. Per evitare che questi problemi si amplifichino, dobbiamo rivedere le condizioni di vita degli animali. Un loro miglioramento potrebbe innanzitutto innalzare la loro qualità di vita, e secondariamente, circoscrivere fenomeni di questo tipo.

Nel nostro Paese i focolai si concentrano in Veneto, Lombardia e Lazio. Dobbiamo sottolineare che la colpa non è degli animali. E se spesso il capro espiatorio è rappresentato dalle specie selvatiche, la verità è un’altra. Le normative in campo di biosicurezza sono pessime, e ci ostiniamo a muovere migliaia di polli per tutto il mondo. Forse sarebbe il caso di razzolare bene, oltre che di predicare bene, dando la precedenza alla salute anziché al rendiconto economico.

Michela Foglia

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