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Silt Recensione, uno strano viaggio nel profondo dell’anima

In questa recensione di Silt per Nintendo Switch non vedrete colori nelle immagini di gioco che vi mostrerò. Tutto il titolo, infatti, è rigorosamente pensato in bianco e nero. Ma non è un problema: sono le sfumature di “colore” dell’anima quelle alle quali ho prestato attenzione per tutta la durata della mia permanenza in questo puzzle-game onirico; quasi “delirante” (in senso buono). Sempre e comunque a servizio del gameplay, della narrazione interna, dello scioglimento, lento, della lore e della “trama”. Diversamente da illustri colleghi con forti velleità sociali, forieri ricchi di significativi messaggi e imbeccate rivolte al giocatore, Silt taglia i ponti con la realtà radicalmente. 

Ci trasporta così in un universo magico e surreale, tutto suo; influenzato dalla narrazione e dai media di genere, certo, e per questo quasi Timburtoniano. Ma solo “quasi”, dato che design e art direction seguono dall’inizio alla fine un disegno, appunto, identitario e caratteristico. Silt rievoca alla mente le suggestioni del teatro cinese delle ombre, lascia perplessi; poi spaventati, in balia delle onde e del loro inarrestabile rallentarci. Soli ora in claustrofobici cunicoli, ora in vasti abissi imperscrutabili e scuri più della notte. 

silt recensione

Silt Recensione, acqua e “horror”

Il protagonista di Silt è un misterioso subacqueo, che incontriamo per la prima volta legato a una catena che lo trattiene prigioniero nel corpo di una gigantesca creatura marina abissale. Avete presente, no? Quegli esseri adattatisi a vivere in ambienti tanto ostili da aver plasmato il loro corpo e le loro abilità di percezione in modo fortemente alieno per noi della superficie. E proprio per questo, in modo così affascinante, ma anche “soffocante” per le menti più fragili. Sublime, potremmo dire rievocando la filosofia di Edmund Burke. Ovvero, tanto più al di fuori della nostra comprensione, tanto più spaventoso e inimmaginabile, quanto più attraente e invogliante. Un bello che spaventa, per dirla molto molto in breve. 

Tutto in Silt è sublime: dalle ambientazioni che, l’ho anticipato, propongono dedali nei quali si può appena passare attraverso, stimolando la nostra claustrofobia latente. Oppure, vasti spazi nei quali anche accendere la torcia in dotazione non aiuta; tale è la densità del buio nel quale si annidano pericoli, mostri e macchine sommerse quasi senzienti. Ma, anche, alleati sui quali contare, o meglio, NEI quali contare. 

Così, in Silt è preponderante una matrice horror distribuita, però, sapientemente; figlia di un modo di intendere la paura come tensione, atmosfera. Alimentandola, ad esempio, con la lentezza estrema dei nostri movimenti e con l’impotenza del protagonista; che non può far altro che sperare di aver capito come risolvere un determinato puzzle facendo ricorso all’unica altra azione, a parte muoversi e accendere la torcia, che gli è concessa: trasferire la sua anima in altri abitanti delle profondità.

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Puzzle ben congeniati

Lo anticipiamo: la curva di difficoltà di Silt è abbastanza ripida. Nonostante i puzzle proposti non siano mai mal pensati, o peggio, mal “messi in scena”, è innegabile che tra i primi livelli e gli ultimi il giocatore sia chiamato a padroneggiare i poteri del protagonista alla perfezione. O meglio, i poteri di tutti i diversi pesci, amebe, crostacei e quant’altro che incontra. La risoluzione dei puzzle, infatti, è vincolata sia alla comprensione delle azioni da compiere e dell’ordine in cui portarle a termine. Sia alla capacità di manovrare con perizia gli esseri in cui il nostro subacqueo può entrare con la sua “anima”. Entrambe le parti dell’insieme sono egualmente importanti e challenging al punto giusto: i giocatori avvezzi al genere non avranno problemi a capire e portare a termine tutte le sezioni di gioco. Provando anche, al contempo, una discreta soddisfazione al soddisfacimento di tutte le condizioni.

Per tutti gli altri, più casual, o semplicemente meno prestidigitatori: c’è poco da fare. Mi vengono in mente almeno 5 sezioni davvero molto impegnative sia lato “puzzle” che lato “platform”, se così vogliamo definirlo. Superarle è, ovviamente, obbligatorio per proseguire nella narrazione mai esplicita della trama e della lore; con quest’ultima che la fa da padrona e non è nemmeno così scontata come potrebbe sembrare a inizio avventura.

Silt Recensione, la potenza del bianco e nero

In questo diorama quasi “cartaceo”, con i vari livelli sovrapposti che si intersecano e scambiano, si alternano e si donano profondità (non solo spaziale) a vicenda, il bianco e nero puro è uno strumento preziosissimo. Perfetto per recapitare con efficacia le emozioni di cui abbiamo già discusso poco più su, e per farlo senza tradire il gioco di atmosfera che Silt costruisce momento dopo momento. L’art direction, per dire, è tanto potente e calzante con il contesto del gioco, che persino nei momenti meno ludici di tutti c’è una semplicissima ed efficace tensione emotiva; quelli durante i quali il personaggio deve solo spostarsi per raggiungere luoghi dove la trama prosegue e la lore si svela. 

Ancora una volta, la chiave per recapitare con successo tutto il pacchetto comunicativo è giocare con la velocità di movimento del personaggio, abbassandola o accelerandola per raccontarci la fatica che compiuta, lo spostamento delle correnti; nonché lo stato d’animo che il nostro sommozzatore prova e noi con lui avvertiamo attraverso lo schermo. Indispensabili, però, sono anche le trovate grafiche e artistiche a supporto: mediante le quali Silt ci parla continuamente, senza mai pronunciare/scrivere una sola parola per tutta la durata del playthrough. 

Silt Recensione: in conclusione: suggestivo…

Ho giocato Silt tutto d’un fiato per scrivere prima possibile le mie emozioni. Per cristallizzarle non appena avessi messo la parola fine al mio pellegrinaggio melle profondità dell’anima degli sviluppatori, prima ancora che in quelle marine dove è ambientato. Lo ripeto, perchè per me è un punto a favore, senza volontà esplicite di trattare temi importanti attraverso metafore, gioco di suggestioni o altro. Solo con il desiderio di aprire una porta (stagna) nell’oceano di fantasia che è scaturito in quel di Spiral Games. 

In Silt c’è solo Silt. Quel che è successo prima di Silt, e un suggerimento a quel che accade dopo Silt. Più praticamente, poi, ci sono puzzle ambientali ben congegnati e vari; impegnativi, certo, ma mai frustranti. E soprattutto capaci di non tradire mai l’anima portante del gioco, le sue premesse, e le sue potenzialità. Insomma: Silt va provato, se siete alla ricerca di un momento di distrazione dalla quotidianità, se avete voglia di mettere in moto il cervello per scampare alla calura dilagante. O anche solo per premiare il lavoro di uno studio davvero meritevole di elogi. 

SILT RECENSIONE | TESTATO SU NINTENDO SWITCH PRO

+Ambientazioni varie e ben caratterizzate…
+…anche grazie a un ottimo uso del bianco e nero: Art direction FENOMENALE
+Tanti puzzle diversi, coerenti con la narrativa ambientale e mai impossibili.
+Necessita abilità “di dita” oltre che “di mente”…

-…ma non tutti potrebbero apprezzare questa necessità
-La semplicità di meccaniche e la relativa brevità possono essere tediose per alcuni

VOTO: 8

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Lorenzo Mango

Appassionato di Cinema e Serie TV, di libri e di fumetti, di video e di videogiochi. Di avventure, si può dire riassumendo. Non ama molto dormire, ma a volte lo costringono. Del resto, gli servirebbero delle "vite extra" per seguire tutti i suoi hobby e interessi. Intanto, fa quel che può con quella che ha: scrive, disegna, registra video, ogni tanto mangia. A tal proposito, potrebbe sopravvivere mangiando solo pizza. Se serve, anche pizza estera, quando viaggia. Sì, anche quella con sopra l'ananas.

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