Le SLAPP (strategic lawsuits against public partecipation), rappresentano una minaccia sempre più diffusa per il giornalismo d’inchiesta e la libertà di espressione. Non sono delle normali controversie legali, ma azioni giudiziarie per intimidire e silenziare chi esprime critiche o rivela informazioni scomode nell’interesse pubblico. A livello europeo è stata approvata una direttiva anti-SLAPP, ma l’Italia purtroppo è spesso in cima alla lista per numero di casi.
Ma cosa sono e come funzionano le SLAPP?
Una SLAPP è una causa civile o penale (spesso per diffamazione) intentata da soggetti economicamente o politicamente potenti contro un’individuo o un’organizzazione considerati più deboli. I bersagli che possiamo definire tipici sono: giornalisti d’inchiesta e testate che pubblicano report scomodi; attivisti e ONG che denunciano illeciti ambientali o sociali; cittadini comuni che esprimono opinioni con petizioni o attraverso social media. Qui entra in gioco il “chilling effect“. L’obiettivo primario di una SLAPP non è vincere la causa, ma creare un onere finanziario, emotivo o temporale schiacciante in modo che la vittima viene costretta a ritrattare le proprie dichiarazioni o a rinunciare alle successive indagini. Questo meccanismo genera appunto l’effetto paralizzante, un’autocensura che indebolisce il diritto di cronaca e la possibilità di dibattito pubblico.
Le tattiche colpiscono attraverso le richieste di risarcimento esorbitanti che servono solo a terrorizzare l’imputato e con la lunghezza e complessità delle procedure. Le cause infatti, durano anni e anni, spesso anche intentate in luoghi lontani per aumentare i costi di difesa del giornalista e prosciugare ulteriormente le sue risorse economiche.

La riposta in Europa e in Italia in una democrazia sempre più a rischio
Le SLAPP minano direttamente i principi democratici: limitano l’informazione, distraggono le risorse e creano disparità. Bloccano infatti, la diffusione di notizie che il pubblico ha pieno diritto di conoscere, specialmente relative a corruzione, criminalità organizzata o danni ambientali e, sfruttano, la disparità di poteri economici tra i querelanti (spesso con team legali illimitati) e i querelati (spesso freelance o piccole associazioni). A livello europeo, nel 2022, è stata approvata una direttiva anti-SLAPP che mira a proteggere giornalisti e attivisti, introducendo misure come:
- rigetto anticipato e rapido delle cause manifestamente infondate.
- sanzioni pecuniarie a carico dei querelanti che abusano del processo legale
- onere della prova a carico di chi intenta la causa per dimostrare la sua serietà.
L’Italia detiene il triste primato in Europa per il numero di SLAPP segnalate. Secondo i dati CASE, il maggior numero del 2023 è stato intentato da politici e grandi imprenditori, rispettivamente il 35% e il 45% dei casi totali. Oltre il 70% del totale delle querele si è conclusa con l’archiviazione o l’assoluzione del giornalista o della vittima in questione. Questo ci dimostra che molte azioni legali sono infondate e pretestuose. L’ordine dei giornalisti e i sindacati hanno sottolineato come un clima d’odio alimentato da delegittimazioni, denunce e richieste di risarcimento provenienti spesso da esponenti del Governo e del Parlamento, contribuisce a minare la sicurezza di chi fa libera informazione, come abbiamo visto e trattato negli ultimi giorni nel caso Ranucci, e non solo. L’Italia è chiamata ad adeguarsi alla Direttiva UE per garantire che la giustizia resti uno strumento di equità e non un’arma per imporre silenzio.
Margherita Pellegrino





