Non romanticizzare (che ne è una conseguenza uguale e opposta) ma normalizzare il fallimento è una mossa necessaria per sopravvivere ad una società che ci obbliga al successo.

“Tutti sono perfetti, tranne te.”

Ti è mai capitato di pensarlo? Non sei il solo, non sei la sola, non sei solx. Questo pensiero tossico può insinuarsi spesse volte in noi e rovinare la fiducia in sè. Ecco come normalizzare il fallimento durante il processo di apprendimento e ricordare che tutti commettono errori. Gli errori non sono quasi mai “terminali” e c’è veramente sempre modo di risolvere una situazione. Ovviamente si pagano le conseguenze dei propri errori, ma non bisogna mai precludersi la possibilità di essere umani fallibili. Il successo non è solo il successo capitalista, ma anche la serenità la gioia, la tranquillità.

Come percepiamo il fallimento in una società che ci obbliga al successo?

L’istinto di sopravvivenza umana è comunque quello di proteggersi dall’esperienza del dolore emotivo e fisico. Alcuni sostengono che gli esseri umani sono cablati per evitare sentimenti di dolore in quanto esso è un segno di minaccia imminente. Ma non siamo solo “natura umana” e serve razionalizzare l’uomo nel suo contesto sociale. Quindi vediamo come c’è il condizionamento sociale, dove molte persone sono state addestrate a percepire i fallimenti come una testimonianza del loro valore personale. Ad esempio: i voti scarsi dei test significano che non studi abbastanza duramente, non ottenere una promozione significa che non lavori abbastanza duramente e non vendere un programma o firmare un accordo significa che non sei abbastanza bravo. Queste sono condizioni collegate all’ossessione verso il successo che il Capitalismo porta in sè.

Grazie poi anche ai social media, il successo è un concetto normalizzato e quindi obbligato. Di conseguenza il fallimento diventa un peccato che non si può lavar via. Nessuno vuole essere visto o percepito come l’anello più debole della catena. Il problema è che più persone osservano questa immagine perfetta, più si propaga questa idea tossica che la strada per sarà facile e soprattutto che sia l’unica. Quando però questa via diventa difficile, come è giusto che sia, inizi a dubitare di te stesso. Sei tu? C’è qualcosa che non va in te? NO. Fallire è normale, sbagliare è normale. Risolvere gli errori è la base del miglioramento e la sensazione di difficoltà (o anche di insuccesso) è una tappa fondamentale per migliorarsi. Perché il senso ultimo non è “vincere” ma migliorare sempre. C’è una dolcissima frase nell’animazione seriale “Adventure Time” che trovo molto adeguata in tal senso.

Fare schifo in qualcosa è sempre la prima tappa nell’imparare a diventare bravo in qualcosa

Adventure Time

Per quanto suoni ridondante, ovvio o pleonastico, sembra che bisogni ad oggi essere già formati in quel che si impara, già bravi in quel che si comincia. La competizione insita nel sistema Capitalista è arrivata a livelli così alti che sta toccando in modo evidente la salute mentale collettiva.

Capitalismo e Sogno Americano: la radici storiche e geopolitiche

Per inquadrare un importante fattore che contribuisce al concetto di successo bisogna esaminare un concetto come quello di Sogno Americano. Il sogno americano può essere definito come

“… una dedica alla libertà individuale, alla giustizia secondo la legge, all’uguaglianza delle opportunità educative ed economiche e, infine, al costante miglioramento materiale e al benessere”

Padover

Ma facciamo un passo indietro e guardiamo alla definizione: anzitutto, è vera per tutti gli americani? No. Ciò che rappresenta il sogno americano è la mera speranza che questa affermazione diventi realtà. Inoltre il sogno americano preclude gran parte della popolazione che popola il continente, a conti fatti. Per questo, secondo Sarah Combs, il sogno americano viene descritto come un “incubo” che “frustra ulteriormente le loro vite”. Continua ad affermare che

“Per molti americani… giustizia, libertà e ricerca della felicità sembrano essere fuori dalla loro portata”

Sarah Comb

Le promesse che comporta questo concetto in sè sono la perfetta costruzione di una pericolosa illusione. Il sogno americano illude coloro che non dispongono degli strumenti di sopravvivenza necessari per vivere il successo in una società capitalista neoliberista come quella americana. Nelle parole del comico George Carlin,

“Si chiama sogno americano perché devi esserlo addormentato per crederci”

George Carlin

Non siamo fatti per vincere sempre. Il fallimento è normale, esattamente come il successo. Siamo fatti per imparare, e per imparare è fondamentale sbagliare. Noi siamo fatti per sbagliare e imparare dagli errori. Siamo fatti per rialzarci.

Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine