Sono le tre del pomeriggio di un qualsiasi sabato estivo. Avete già svolto tutte le task della giornata con lo stesso entusiasmo di Cioran, colui che ha scritto “L’inconveniente di essere nati“. Mentre vi sembra di capire meglio il significato degli aforismi e dei pensieri presenti nel libro, un pensiero vi offusca dolcemente la vista: ma un pisolino? Combattete e fronteggiate quel desiderio, consapevoli che i trenta minuti di “riposo un po’ gli occhi” potrebbero trasformarsi pericolosamente in un coma non ben quantificato. È lì, avvolti dalla comodità del divano, che il confine tra sonno e veglia diventa estremamente labile. Ed è proprio in questo stato che potreste sognare ugualmente, anche se siete perfettamente vigili.

Cosa succede alla mente quando sonno e veglia si fondono

Una recente ricerca del Paris Brain Institute, pubblicata su Cell Reports, sembra mettere in discussione una convinzione ampiamente diffusa. Se fino a oggi sonno e veglia sono sempre stati considerati ben separati, lo studio pone una terza opzione in cui fluiscono entrambi gli stati. Inoltre, viene scardinata l’idea secondo cui la mente funzioni in modo schematico: accesa o spenta, nient’altro. In realtà, pensare unicamente ai sogni sviluppati di notte o ai cosiddetti “sogni ad occhi aperti” non risulta essere sufficientemente completo.

Tuttavia, per capire se la distinzione è molto più sfumata di quanto pensiamo, un team di scienziati ha preso in esame dieci volontari. A questi ultimi è stato chiesto di rilassarsi, ma stringendo tra le mani una bottiglia. In questo modo, nel momento di massimo rilassamento, la bottiglia cadendo sul pavimento sveglia i partecipanti. È nella fase di ripresa che viene chiesto loro cosa hanno visto, percepito, sognato.

Non è pigrizia, è scienza

Le risposte, unite a dati scientifici, hanno portato alla suddivisione di quattro stati mentali: allerta, stato fugace, stato volontario e stato bizzarro. Tuttavia, la vera svolta dello studio risiede nel fatto che queste categorie non sono minimamente incasellabili nelle vecchie definizioni, dato che il team ha registrato tracciati cerebrali di veglia in persone immerse in visioni oniriche e, al contrario, ragionamenti perfettamente razionali in soggetti già addormentati. Questo avviene quando il filtro della logica si allenta ed è in grado di produrre immagini totalmente improvvisate, senza che queste siano ancorate alla realtà. Congiuntamente, quando il cervello si trova in stato di allerta, si crea un contatto con il mondo fisico. Il flusso di coscienza, quindi, resta continuativo e fluido.

La prossima volta che vi capiterà di incantarvi, magari mentre cercate di combattere quella lieve sonnolenza, non opponetevi. La scienza vi ha appena dato il permesso di farlo: non è pigrizia, è solo la vostra corteccia visiva che ha deciso di farvi sognare prima di tornare alla realtà.

Stefania Cirillo