Nella vita, ma in particolar modo negli sport, c’è un elemento imprescindibile che ci consente di raggiungere (o quantomeno avvicinarci) alla perfezione. No, nessun integratore: è la pratica. Ma vale lo stesso anche per i robot? A quanto pare sì. È giunta la notizia che Sony sia riuscita a sviluppare Ace, un robot in grado di primeggiare nel ping pong. All’inizio di questa settimana il robot è stato in grado di battere i migliori giocatori in quella che è diventata a tutti gli effetti una mezza maratona.
Il robot sviluppato da Sony ha una caratteristica umana: gli serve pratica
È doverosa una premessa: Ace non è nato con l’obiettivo di essere il migliore, pare che lo sia diventato con il tempo e la pratica. Tuttavia, il robot è dotato di caratteristiche ben lontane dalle possibile competenze umane. Risulta essere dotato di un solo braccio con otto articolazione e nove telecamere studiate per seguire il logo della pallina affinché riesca a individuarne la direzione. Anche un giocatore con la miglior visione periferica potrebbe riscontrare difficoltà davanti a “qualcuno” con nove telecamere.
Come accennato prima, programmare il robot non è sufficiente né a giocare ad alti livelli, né a battere addirittura dei campioni. Peter Dürr, ricercatore di Sony AI, infatti, lo ribadisce: «Bisogna imparare a giocare attraverso l’esperienza». Quindi è proprio attraverso l’esperienza che Ace, così come altri robot, può diventare con il tempo più veloce e più agile. Pertanto, per sperimentare la bravura della loro creazione, Sony ha allestito uno scenario accurato per la competizione, con un campo da tennistavolo delle dimensioni olimpiche e con le stesse regole ufficiali. Gli atleti che hanno sfidato Ace si sono dichiarati estremamente colpiti dalla sua bravura.
Cosa ci dimostra questo esperimento?
Il traguardo, come afferma Sony, è stato inseguito «da tempo nella ricerca sull’IA e sulla robotica». Il risultato ottenuto dimostra come una macchina è in grado di raggiungere non solo un livello di gioco umano, ma di fronteggiare atleti umani di alto livello. Tuttavia, l’obiettivo dell’azienda giapponese non si racchiude esclusivamente nella ricerca della velocità, bensì nell’estensione dei movimento e nelle prestazioni. Michael Spranger, presidente di Sony AI, spiega: «L’obiettivo è avere un certo grado di comparabilità, un certo grado di equità nei confronti dell’essere umano, e vincere davvero sul piano dell’IA, delle decisioni, della tattica e, in una certa misura, della tecnica».
A seguito della pubblicazione dell’articolo su Nature, il team di Sony ha spiegato che Ace nel frattempo è diventato sì più veloce, ma ha anche iniziato a muoversi con maggiore aggressività vicino al tavolo. A dicembre, sottolineano, è riuscito ad affrontare quattro giocatori di altissimo livello, battendone tre.
Stefania Cirillo





