Nello spazio di LetteralMente Donna tre donne eccezionali che lottarono e si sacrificarono per la libertà da una dittatura crudele e terribile. Loro sono le sorelle Mirabal e questa e la loro storia.
Sorelle Mirabal, storia di una persecuzione

Le sorelle Mirabal erano quattro donne di Santo Domingo e si chiamavano Minerva, Patria, Maria Teresa e Adela. Ai loro tempi Santo Domingo era nella morsa di un regime totalitario e brutale che aveva come capo supremo Rafael Trujilo, ritenuto responsabile della morte di almeno sessantamila oppositori politici. Quesri era capo di una dittatura violenta e nazionalista dopo essere stato eletto in modo apparentemente democratico ma in realtà sotto le minaccia dei sostenitori di “el jefe”, il capo, il soprannome con cui Trujillo era noto, e del famigerato corpo paramilitare dei “la 42”.
Le sorelle Mirabal era originarie di Ojo de Agua in provincia di Salcedo e provenivano da un agiata famiglia della classe media dominicana che perse i propri beni quando iniziò la dittatura perchè Trujillo stesse se ne appropriò dietro la scusa della nazionalizzazione. Una brutalità che Patria e Minerva impararono a conoscere sin da giovanissime.
In particolare la battaglia di Minerva iniziò nel 1949 quando, durante la festa di San Cristobal, sfidò apertamente il dittatore con le sue idee. Questi infatti aveva iniziato a farsi avanti con le sue avanches ma Minerva non si sottomise dichiarando che, come riportato da Gariwo, che “se mi ammazzano tirerò fuori le braccia dalla tomba e sarò più forte”. Anche suo marito Manolo Tavàrez Justo, divenne leader della resistenza. A Minerva ben preso si unirono le sorelle Patria, che , come riporta Huffington Post, aveva dichiarato di non voler “permettere che i nostri figli crescano in questo regime corrotto e tirannico”, e Maria Teresa che era un agronoma.
Il Movimento 14 Giugno
Le tre sorelle Mirabal diventarono attiviste clandestine e leader del Movimento 14 giugno, un movimento clandestino di opposizione politica e civile che aveva l’appoggio di Cuba e del clero cattolico, fino ad allora molto tiepido nei confronti di Trujillo. Le tre sorelle adottarono il nome in codice di “las mariposas”, le farfalle, e dovettero fare i conti ben presto con la polizia segreta di Trujillo come il resto dei membri del movimento. Molti di loro furono imprigionati o torturati e uccsi.
Anche le sorelle Minerva, Patria e Mariateresa Mirabal vennero arrestate nel gennaio del 1960 per poi essere condannate a 5 anni di lavori forzati insieme ai mariti. Il movimento però era cresciuto e si era diffuso in tutto il paese ed inoltre il regime cominciava a perdere il sostegno di molti paesi stranieri come gli Usa per questo Trujillo decise di liberare, con una finta clemenza, le tre sorelle che erano rinchiuse nel terribile carcere di La Cuaranta.
Il 25 novembre 1960
Infatti per Trujillo, come lui stesso aveva dichiarato, due erano le spine nel fianco: la Chiesa cattolica e las mariposas. Per questo cercava un modo meno appariscente per sbarazzarsi delle tre Mirabal e l’occasione arrivò il 25 novembre 1960. Quel giorno la madre delle Mirabal aveva scongiurato, per un brutto presentimento, le tre sorelle di non andare a trovare i mariti in carcere ma non ci fu verso di convincerle. L’auto con a bordo Minerva, Patria, Maria Teresa e il loro autista venne fermata dai servizi segreti. I quattro vennero portati in una piantagione di canna da zucchero e brutalmente assassinati a bastonate.
Infine i corpi vennero caricati sull’auto che fu precipitata in un dirupo per simulare un incidente stradale. La verità venne ben presto e pochi mesi dopo, mentre il regime stava crollando, venne assassinato a colpi di fucile lo stesso Trujillo. Sarà poi Adela, l’unica sopravvissuta delle quattro Mirabal, a portare avanti la memoria delle tre sorelle. In fine nel 1999, l‘Assemblea generale delle Nazioni Unite, decretò, in memorie delle mariposas, il 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Stefano Delle Cave
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