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SoulCalibur VI: la recensione

Una storia di anime e spade, raccontata in eterno.

A distanza di sei anni dall’uscita del quinto capitolo, SoulCalibur VI è diventato realtà. Dopo il successo di Tekken 7 e Dragon Ball FighterZ, incastonato in una stagione di successi per il genere dei picchiaduro, Namco Bandai ha finalmente pensato anche ai patiti degli scontri all’arma bianca. 

SoulCalibur VI è stato definito da molti un “reboot”, eppure non prova a ripristinare la serie e darle nuova vita come accaduto per la serie di Mortal Kombat: il titolo di Okubo e del suo team è una fusione di anime, capace finalmente di unificare con intelligenza gli elementi competitivi inseriti con il quinto capitolo (tra i più odiati, per via del sacrificio contenutistico che ciò ha comportato) e i tanti fattori aggiuntivi che avevano fatto amare la saga anche a un pubblico comunemente lontano dal genere, il tutto consolidando la storia originale.

Trama

SoulCalibur VI fa ripartire dall’inizio la mitologia del gioco, ma evita attentamente di operare tagli e cambiamenti potenzialmente disastrosi per l’avanzamento generale della narrativa. Il team di sviluppo ha imposto delle aggiunte alle vicende originali (che vedono ancora Kilik e Siegfried al centro del turbinio di eventi scatenato dalla malefica Soul Edge) ampliando le singole avventure dei vari personaggi di cui fanno parte, creando una sorta di amalgama in grado di contenerle tutte saggiamente. Dal loro operato sono nate due diverse modalità: le Cronache dell’Anima e la Bilancia dell’Anima; la prima è l’insieme delle avventure dei vari personaggi accuratamente suddivise in ordine cronologico, mentre la seconda è una campagna dedicata al proprio personaggio personalizzato, ricca di missioni, elementi GDR e chicche di questo genere. 

In parole povere, SoulCalibur VI non offre strade multiple nelle singole avventure come il terzo capitolo, ma riesce a far sentire il giocatore realmente all’interno dello sfondo narrativo, rendendolo una colonna portante delle complesse vicende che circondano la Soul Edge e la SoulCalibur. Il trucchetto utilizzato per ottenere un risultato simile è da manuale: nella campagna principale il vostro alter ego è a tutti gli effetti un guerriero Malfestato che può scegliere liberamente se venir corrotto dalle energie negative che lo pervadono, o lottare con forza per purificarle. In base alle scelte morali fatte avrete a che fare con vari compiti e combattenti, fino allo scontro finale con il nuovo antagonista: Azwel.

Gameplay

In SoulCalibur VI, la varietà di mosse e combo non manca di certo: la scelta del team di sviluppo è stata quella di recuperare pressoché tutti i personaggi iconici e più amati della serie, riprendere qualche parte della loro lista mosse, e perfezionarla con una serie di modifiche e aggiunte per rendere ogni combattente nuovo senza allontanare i suoi vecchi fan. In aggiunta, abbiamo una rielaborazione della Carica dell’Anima: un potenziamento temporaneo di breve durata, che ha effetti variabili sui guerrieri, sblocca mosse aggiuntive e può ribaltare una partita se utilizzato a dovere. Alcuni spadaccini (Geralt di Rivia in particolare) ottengono strategie aggiuntive importantissime grazie alla Soul Charge, che ben si mischiano con i tecnicismi ripresi dal quinto episodio (tra cui le Critical Edge, che sarebbero le Super e le Guardie Reattive) per un Combat System che riesce a risultare veloce, accessibile e spassoso quanto quello del secondo amatissimo SoulCalibur, ma competitivo abbastanza da poter dire la sua anche tra i giocatori più hardcore.

L’unico dubbio riguardante il Combat System di SoulCalibur VI sta su una nuova meccanica aggiunta su questo capitolo: il Taglio Invertito, o Reversal Edge. Trattasi di un colpo capace di assorbire gli attacchi avversari (anche colpi in serie), che una volta andato a segno dà il via a una spettacolare animazione risolvibile con scelte multiple. In poche parole è una variante più complessa del sasso, carta, forbice, quasi del tutto basata sulla fortuna. Però non parliamo di una meccanica ignorante se analizzata nel dettaglio: utilizzarla è rischioso, poiché tende ad esser lenta e facilmente schivabile con un semplice passo laterale, ma la sua principale efficacia risiede nella capacità di riposizionare i due combattenti e azzerare situazioni di pressione pesanti, oltre che nel guadagno di barra della Super. Per quanto riguarda l’Online invece, non c’è molto da dire per via della quasi totale assenza di giocatori al momento, ma il Netcode per ora fila liscio, senza problemi di Input Lag o di Framerate

Grafica e Sonoro

Provato su Playstation 4 Pro, SoulCalibur VI graficamente è bello da vedere, seppur non arriva all’eccellenza in ogni caso: per favorire l’uso di personaggi personalizzabili e mantenere una elevata fluidità è stato sacrificato sensibilmente il livello di dettaglio generale. Laddove i primi episodi mostravano la piena potenza delle console di appartenenza, qua si è andati un po’ al risparmio, con arene suggestive ma sfocate in lontananza, particellari buoni ma non particolarmente raffinati e un numero di poligoni in movimento tutt’altro che sorprendente. L’impressione generale, insomma, è quello di un titolo con tantissimo amore e passione alle spalle, ma risorse non propriamente Top a supporto del tutto. Cosa buona e giusta però e il Framerate solido di 60 FPS, degno di ogni picchiaduro che si rispetti. Anche la Colonna Sonora se la cava bene in questo capitolo, mantenendo quella caratteristica regale e avvincente appartenente solo a un titolo come SoulCalibur VI.

Voto finale: 8

SoulCalibur VI è disponibile per PlayStation 4 Xbox One a partire dal 19 Ottobre di quest’anno. Disponibile anche la variante per collezionisti che contiene una statuetta di Sophitia in posa eroica, il Season Pass e la Colonna Sonora in digitale. 

 

Domenico Petrizzo

 

 

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