Come già scritto in nostri precedenti articoli, la prossima stagione agonistica per lo sport italiano, non sarà per niente facile e non ripartirà certo sotto i migliori auspici, per tanti fattori che riguardano non solamente la pura questione tecnica, ma anche tutta una serie di problematiche post Covid che da questo ne sono e ne deriveranno, coinvolgendo in modo serio tutto lo sport italiano.

muro Lube
Photo Credit: Lube Volley Facebook Official Account

Lo sport italiano in seria difficoltà

Abbiamo parlato qualche settimana fa e in diverse occasioni, come lo sport italiano potesse risentire di alcuni impedimenti e serie questioni che potrebbero danneggiare o addirittura compromettere l’intera prossima stagione, e non parliamo solamente del mondo del volley, ma anche di basket, pallamano e tutte quelle discipline che svolgono la loro attività in palazzetti o palestre.

I problemi sono molteplici e di diversa natura, dopo aver citato l’utilizzo delle palestre, si aggiungono altresì problemi economici, le risorse da reperire, la presenza di pubblico nelle strutture, ecc…

Abbiamo anche portato all’attenzione dei nostri lettori, come fosse importante per le società sportive, da parte del Governo, l’utilizzo del credito d’imposta sulle sponsorizzazioni da inserire con urgenza e quasi come “ancora di salvezza”, nel “Decreto rilancio” per poter dare ossigeno e speranza a molte società di tutto lo sport italiano, provvedimento tanto atteso quanto necessario, come rimarcato dal Comitato 4.0 in un recente comunicato.

Credito d’imposta niente da fare

Invece proprio nelle ultime ore, nella presentazione alla Commissione Bilancio della Camera di detto Decreto, è arrivata una doccia fredda inaspettata a tutto lo sport italiano, infatti non vi è nessuna menzione riguardo al credito d‘imposta, tanto che lo stesso Comitato 4.0 ha così commentato:

“Dispiace apprendere che l’emendamento al Decreto Rilancio finalizzato a introdurre un credito d’imposta sulle sponsorizzazioni sia stato respinto dalla Commissione Bilancio della Camera. La misura è stata proposta per supportare la principale fonte di ricavo dei club che, a differenza della Serie A del calcio, non beneficiano di diritti tv o di altre forme di supporto, incentivando le aziende e i mecenati che, a causa delle ripercussioni della crisi, saranno ancora più in difficoltà nel sostenere le società sportive attraverso sponsorizzazioni. Con la mancata approvazione di questo incentivo si getta nell’incertezza il futuro dello sport italiano professionistico e dilettantistico di alto livello, bloccando di fatto quell’”ascensore” sportivo che rappresenta allo stesso tempo un presidio sociale unico in tantissime aree del paese in cui si coltivano i talenti delle ragazze e dei ragazzi chiamati a rappresentare l’Italia nell’ambito delle specialità olimpiche e non solo. E’ una battaglia di civiltà sportiva: la gestione dello sport italiano deve passare attraverso interventi strutturati e non finalizzati alla propaganda o al facile consenso. Rivolgiamo questo accorato appello affinché tutta l’intellighenzia sportiva italiana remi nella stessa direzione, cosa che a oggi è stata clamorosamente e inopinatamente disattesa. Lasciare indietro lo sport di squadra vuol dire ridurre le risorse e, indirettamente, meno attività sociali, meno posti di lavoro e meno gettito fiscale. Chiediamo dunque che la misura venga adottata nei prossimi provvedimenti e, comunque un confronto strutturato con il Ministro dello Sport, Spadafora e il Ministro dell’Economia, Gualtieri.”  

Il Presidente Righi dice la sua

Sulla stesa lunghezza d’onda, anche con parole decisamente più forti, si è espresso il Presidente della Lega Volley maschile, Massimo Righi, il quale, intervistato da Sky Sport, ha rilasciato questa dichiarazione:

Questo governo ha dimenticato totalmente l’alto livello dilettantistico, facendo solo interventi populisti e non strutturali. Avevamo avuto tantissime rassicurazioni dai capigruppo della maggioranza e dell’opposizione e dai membri della Commissione Bilancio, tutte promesse disattese e non mantenute. Siamo sconcertati e scossi per questa situazione, rischiamo di perdere un terzo delle società sportive, non solo pallavolistiche, e speriamo che il governo riprenda coscienza di questo problema gravissimo.”

Massimo Righi
Photo Credit: web

E ancora: “Anche perché, se le società chiudono, lo Stato perde un indotto clamoroso e ci sono ripercussioni anche sulla salute dei cittadini. Non è un problema di pagare i giocatori, ma di mantenere un sistema sportivo che in questo momento è stato completamente abbandonato. Si sta profilando la distribuzione di 2000 euro a società, ma anche questo non è un intervento strutturale.”

Chiude dicendo che “Se dovessimo vincere delle medaglie alle Olimpiadi, spero che questi signori non si presentino a festeggiare con noi, perché per noi non hanno fatto veramente nulla.”

Fipav, Fip e Figh unite

Da sottolineare che qualche giorno fa, sulla stessa falsa riga, in una conferenza stampa tenuta nella sede della Fipav a Roma, si erano pronunciati i Presidenti di tre Leghe, quali la Fipav (Federazione Italiana Pallavolo), la FIP (Federazione Italiana Pallacanestro) e la FIGH (Federazione Italiana Giuoco Handball), che si sono espressi a gran voce, cercando di sensibilizzare il Governo per risolvere questo dilemma, nel loro caso sull’importanza rilevante dell’uso delle palestre, così tanto a cuore a migliaia di persone che vivono di sport.

Loria - Cattaneo - Petrucci
Photo Credit: Fipav

Cattaneo

Stiamo cercando in ogni modo – così il presidente Fipav, Bruno Cattaneodi sensibilizzare di chi dovere per un problema che è drammatico e rischia di diventare tragico. In Italia manca proprio il concetto dello sport come elemento aggiuntivo all’attività scolastica e come passaggio formativo per ogni cittadino. Non vorrei trovarmi di fronte a un’idea di scuola vagamente ottocentesca per cui la cosa importante è solo studiare sui libri, senza attività motoria e fisica: questo produrrebbe come risultato avere una serie di giovani e ragazzi obesi, con conseguente spese per lo Stato e il sistema sanitario. Questo non deve essere tollerato e l’attività dev’essere favorita, pur con tutte le garanzie. La responsabilità dell’attribuzione degli spazi deve essere tolta al singolo dirigente scolastico e affidata a Regioni e comuni. Serve un cambio di mentalità, e se questo avvenisse potremmo anche assumerci noi i costi della sanificazione. Basta che passi il principio che anche l’attività sportiva è un’attività didattica.”

Petrucci

Nel suo discorso invece, il Presidente FIP, Gianni Petrucci, ha esordito dicendo:

L’Italia è sempre arrivata tra i primi 10 paesi alle Olimpiadi e al quinto-sesto posto se consideriamo anche i Giochi invernali: se avessimo avuto lo sport nella scuola, questo risultato sarebbe molto migliore. Non ci sono alternative alle palestre scolastiche. Io faccio appello al ministro Spadafora, sono certo che con la sua autorità e il suo buon senso riuscirà a risolvere almeno parzialmente questo problema basilare. La nostra principale esigenza è il credito d’imposta, l’unico emendamento che finora è andato avanti, anche se non mi illudo che la cifra possa essere alta. Poi abbiamo il problema dell’attività professionistica: i campionati adesso devono ricominciare, noi mettiamo a disposizione tutto quello che possiamo. Cinema e teatri sono aperti, perché lo sport no? È vero che le nostre Federazioni hanno dato contributi per aiutare le società sportive, ma restando fermi si perde la filosofia dello sport, si perde a livello di immagine, i giornali parlano solo di calcio.“

Loria

Ha chiuso gli interventi il Presidente Loria della FIGH:

La chiusura in marzo, pur doverosa, ha messo in difficoltà il nostro movimento e oggi è necessario ripartire. Però per questo servono indicazioni più dettagliate, precise e puntuali, anche superando le difficoltà legati ad atteggiamenti differenziati da parte delle Regioni: a partire da settembre per i campionati, e quindi almeno da agosto per allenamenti e amichevoli, ci vuole un’indicazione univoca. Se ci chiederanno dei protocolli più dettagliati o aggiornamenti di quelli esistenti, li forniremo, ne abbiamo il dovere e abbiamo il tempo materiale per farlo nei prossimi 15 giorni. Se si lascia il tema alla negoziazione 1 a 1 delle organizzazioni sportive con i vari dirigenti scolastici, difficilmente usciremo da questa problematica con delle soluzioni positive, e molte associazioni avranno difficoltà e saranno anche costrette a rinviare la ripartenza o addirittura a chiudere. Noi abbiamo più o meno tutti messo mano ai nostri bilanci, facendo ognuno dei risparmi e contabilizzando quelli forzati, ma sarebbe ora che anche su questo versante il governo avesse un occhio di riguardo e ci dotasse di qualche risorsa aggiuntiva.

Il CONI dov’è?

Insomma, la musica è sempre la stessa, le parti in causa battono il tasto sugli argomenti elencati sopra, quello che è particolarmente rilevante però, in questo momento, come sia palpabile l’assenza dell’istituzione CONI e dei suoi uomini, come nessuno di essi abbia smosso mari e monti affinché la maggior parte delle discipline sportive riprenda regolarmente il proprio cammino, o che magari venissero tutelate le società e i loro bilanci, atteggiamento diametralmente opposto invece per la ripresa del calcio, dio sovrano della nostra cultura sportiva.

Concludiamo senza fare nessun cenno, per non allargare la ferita, ma solo per ricordare, che mentre nel calcio si gioisce per una rete con cumuli di gente, carne e muscoli, il beach volley e sitting volley sono ancora fermi in quanto “sport di contatto”.

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